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Il governo fa retromarcia, l’annuncio: esplode la polemica

Pubblicato: 19/05/2026 18:46

Colpo di scena in Senato sulla mozione del centrodestra dedicata al caro energia e alla sicurezza energetica. Nel giro di poche ore, la maggioranza ha modificato il testo eliminando completamente il passaggio che chiedeva una revisione degli obiettivi più ambiziosi sulle spese militari Nato.

La modifica ha immediatamente acceso lo scontro politico tra governo e opposizioni, che parlano di marcia indietro e di tensioni interne alla coalizione guidata da Giorgia Meloni.

Nella prima versione della mozione, firmata dai capigruppo di maggioranza, il governo veniva invitato a mantenere il raggiungimento del 2% del Pil per la difesa ma anche a promuovere una revisione degli obiettivi più elevati, compresa la soglia del 5%.

Il testo sottolineava la necessità di considerare anche gli investimenti legati alla sicurezza energetica e alle infrastrutture critiche, con l’obiettivo di garantire la sostenibilità dei conti pubblici senza compromettere la difesa collettiva.

Poco prima dell’inizio della seduta a Palazzo Madama, però, la vicepresidente del Senato Mariolina Castellone ha annunciato la presentazione di una nuova formulazione della mozione da parte della maggioranza.

Nella seconda versione del documento, il riferimento alle spese militari e al limite del 5% del Pil è stato completamente eliminato. Una scelta che ha subito alimentato polemiche e interrogativi politici.

Il capogruppo della Lega al Senato, Massimiliano Romeo, ha spiegato che il tema delle spese militari sarà affrontato in un’altra sede e che inserirlo in una mozione sul caro energia sarebbe stato “problematico”.

Le opposizioni, però, hanno parlato apertamente di incoerenza politica. Peppe De Cristofaro di Avs ha accusato il governo di aver cambiato posizione dopo aver sempre respinto le richieste di revisione dell’aumento delle spese militari proposto dagli Stati Uniti.

Durissimo anche il Movimento 5 Stelle, con il capogruppo al Senato Luca Pirondini che ha definito la vicenda “clamorosa”, sostenendo che la maggioranza avrebbe di fatto riconosciuto l’irrealismo del tetto del 5% del Pil destinato alla difesa.

Sulla vicenda è intervenuto anche il presidente dei senatori del Pd, Francesco Boccia, che ha chiesto chiarimenti sui motivi del dietrofront e sui possibili contrasti interni tra Giorgia Meloni, Matteo Salvini, Antonio Tajani e il ministro della Difesa Guido Crosetto. Una polemica che riaccende il dibattito sul peso delle spese militari nelle scelte economiche del governo.

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