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Testa di Pamela Genini, la notizia è appena arrivata: sconvolgente!

Pubblicato: 19/05/2026 12:03

Nuovo sviluppo nel caso dell’omicidio di Pamela Genini, la 29enne uccisa il 14 ottobre 2025 a Milano dall’ex compagno Gianluca Soncin e poi sepolta nel cimitero di Strozza, in provincia di Bergamo. Da oggi i carabinieri hanno avviato nuove ricerche nei terreni di proprietà della famiglia di Francesco Dolci, a Sant’Omobono Terme, per cercare la testa della giovane, mai ritrovata.
Le operazioni sono scattate su disposizione della Procura e coinvolgeranno anche alcune aree rurali vicine individuate dagli investigatori sulla base degli elementi raccolti durante le indagini.

Le ricerche dureranno più giorni, in azione le squadre cinofile

Secondo quanto spiegato dai carabinieri del comando provinciale di Bergamo, le attività di ricerca saranno particolarmente complesse sia per l’estensione dell’area sia per le caratteristiche del territorio da ispezionare.
Per questo motivo le operazioni potrebbero proseguire per diversi giorni. Gli investigatori stanno concentrando l’attenzione su alcune zone precise considerate potenzialmente rilevanti per il ritrovamento della parte della salma ancora mancante.

Per supportare le ricerche è stata coinvolta un’unità cinofila specializzata nella ricerca di resti umani proveniente dal centro carabinieri cinofili di Firenze.
In Bergamasca sono arrivati ‘Claus’, un pastore belga Malinois, e ‘Hula’, un pastore tedesco addestrato proprio all’individuazione di parti anatomiche anche in ambienti complessi e su superfici molto ampie.

Il pugnale trovato durante le perquisizioni

Le nuove ricerche arrivano dopo l’iscrizione nel registro degli indagati di Francesco Dolci, impresario 41enne ed ex compagno della vittima secondo quanto da lui stesso dichiarato.
L’uomo è accusato di vilipendio di cadavere e furto della testa della giovane. Durante le perquisizioni effettuate lo scorso 6 maggio nelle abitazioni frequentate da Dolci, gli investigatori hanno trovato anche un pugnale “kukri”, una lunga lama di origine tibetana.

Secondo gli inquirenti, il coltello potrebbe essere compatibile con la decapitazione del cadavere, anche se al momento non ci sono ancora certezze. L’arma è stata sequestrata e si trova ora nei laboratori del Ris dei carabinieri, dove verranno effettuati accertamenti su Dna e impronte.
Dolci, però, ha negato qualsiasi collegamento con il pugnale, dichiarando di non averlo mai visto e sostenendo che si tratti di una sorta di “spada di derivazione macedone”.

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