
Sono state recuperate le ultime due salme dei cinque sub italiani rimasti coinvolti nella tragedia avvenuta nelle acque delle Maldive, nella grotta di Alimatha. Si tratta dei corpi di Giorgia Sommacal e Muriel Oddenino, ultimi ad essere riportati a terra dopo giorni di operazioni di ricerca condotte tra mare aperto e ambienti sommersi particolarmente complessi.
Il ritrovamento chiude la fase più delicata del recupero delle vittime, mentre a Malè prosegue il lavoro degli investigatori per ricostruire con precisione quanto accaduto durante l’immersione. Le autorità locali e gli inquirenti italiani stanno concentrando l’attenzione sia sulla sequenza degli eventi sia sulle condizioni operative del gruppo durante la discesa nella grotta.
Leggi anche: Italiani morti alle Maldive, la notizia appena arrivata: “Sono loro”
Le condizioni dell’immersione e i primi elementi emersi
Secondo quanto riferito da fonti maldiviane e riportato dal Corriere della Sera, tra gli elementi al vaglio degli investigatori figura anche l’equipaggiamento utilizzato dai sub. In particolare, la professoressa Monica Montefalcone avrebbe indossato una tuta corta, considerata non adeguata per un’immersione tecnica in grotta a profondità elevate.
Un dettaglio che si inserisce in un quadro investigativo ancora in fase di definizione, nel quale gli inquirenti stanno verificando la compatibilità tra l’attrezzatura utilizzata e le condizioni reali dell’immersione. L’obiettivo è chiarire se tutti i partecipanti disponessero di strumenti idonei ad affrontare un ambiente sommerso particolarmente complesso.

Attrezzatura sequestrata e analisi delle GoPro
Un team di speleosub finlandesi ha completato il recupero dell’intera dotazione tecnica utilizzata dagli italiani durante l’immersione nella grotta. Il materiale comprende bombole, computer di immersione, torce e soprattutto le GoPro, considerate uno degli elementi chiave per la ricostruzione della dinamica.
Tutta l’attrezzatura, sia quella indossata dai sub sia quella dispersa in acqua, è stata già posta sotto sequestro dalle autorità maldiviane. Il materiale sarà analizzato per verificare eventuali malfunzionamenti, errori di utilizzo o criticità tecniche che possano aver contribuito all’esito della spedizione.
Le immagini registrate dalle telecamere indossate dai sub rappresentano infatti un elemento centrale dell’inchiesta. Attraverso i filmati sarà possibile ricostruire il percorso effettivamente seguito dal gruppo, che secondo le prime informazioni potrebbe essersi spinto oltre i 50 metri previsti dal progetto di ricerca.
Le ipotesi sulla dinamica della tragedia
Gli investigatori stanno analizzando diversi aspetti legati alle condizioni interne della grotta di Alimatha. Tra questi, la visibilità ridotta quasi a zero nella seconda sezione del cunicolo, la possibile presenza di correnti e gli ostacoli incontrati lungo il percorso.
Particolare attenzione viene riservata anche alla presenza o all’assenza di strumenti fondamentali per l’orientamento subacqueo, come le torce e il cosiddetto “filo di Arianna”, una corda guida essenziale per il rientro in sicurezza nelle immersioni in grotta.
La mancanza o il malfunzionamento di questi dispositivi potrebbe risultare decisiva nella ricostruzione dell’incidente, che ha portato il gruppo a finire in un cunicolo senza uscita.

L’inchiesta della Procura di Roma
Parallelamente alle indagini locali, tutto il materiale sequestrato confluirà nel fascicolo aperto dalla Procura di Roma con l’ipotesi di reato di omicidio colposo. Gli inquirenti italiani stanno seguendo da vicino l’evoluzione dell’inchiesta, in coordinamento con le autorità maldiviane.
Nei prossimi giorni verranno eseguite le autopsie sulle salme rimpatriate, che potrebbero fornire ulteriori elementi utili a chiarire le cause del decesso, tra cui l’eventuale presenza di avvelenamento da gas nelle bombole.
Sono inoltre previsti gli interrogatori dei testimoni presenti a bordo della nave di supporto Duke of York, che potrebbero contribuire a definire la sequenza temporale degli eventi e le eventuali criticità operative riscontrate durante l’intera missione subacquea.


