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“Quel cane puzza troppo”. Re Carlo costretto a dare via il suo Labrador: retroscena mai raccontato su Diana

Pubblicato: 27/05/2026 17:12

La storia della famiglia reale britannica è costellata di aneddoti, segreti e dinamiche private che, a distanza di decenni, continuano a emergere offrendo ritratti inediti dei loro protagonisti. Di recente, l’attenzione dei media e degli appassionati di vicende reali si è concentrata su un dettaglio intimo e toccante che riguarda l’attuale Re Carlo III, la compianta Principessa Diana e un fedele compagno a quattro zampe di nome Harvey. Attraverso il ritrovamento e la successiva vendita all’asta di alcune lettere autografe scritte dall’allora Principe del Galles, è venuta alla luce una vicenda che mescola nostalgia, affetti profondi e i primi dissidi di una coppia reale che avrebbe poi catalizzato l’attenzione del mondo intero. Al centro di questo carteggio c’è un cane di razza Labrador, un animale che per Carlo rappresentava molto più di un semplice animale domestico, ma che divenne ben presto uno dei principali motivi di attrito all’interno delle mura domestiche di Kensington Palace.

Il legame spezzato tra il principe e il suo cane

Le missive, battute all’asta per la cifra di 656 sterline dalla casa d’aste Chiswick Auctions nella zona ovest di Londra, svelano il profondo rammarico di Carlo per aver dovuto allontanare il suo amato Labrador Harvey. Il cane era stato il compagno fisso del principe durante numerose avventure ed escursioni di pesca tra la fine degli anni settanta e l’inizio degli anni ottanta, un periodo cruciale e di transizione nella vita del futuro monarca. Tuttavia, la convivenza tra l’animale e la neonata coppia reale si rivelò impossibile a causa delle ferme obiezioni di Lady Diana. La Principessa del Galles, infatti, mal tollerava la presenza del quadrupede in casa, lamentando costantemente che l’animale emanasse un odore troppo forte e sgradevole. Questa intolleranza portò a frequenti litigi tra i coniugi, spingendo infine Carlo a prendere la dolorosa decisione di dare il cane in adozione nel 1984, per cercare di preservare la serenità familiare.

Per garantire ad Harvey un futuro dignitoso e salvaguardarlo dal trauma di un canile umido e freddo, Carlo decise di affidarlo a una persona di massima fiducia. La scelta ricadde sul tenente colonnello Phillip Creasy, che all’epoca ricopriva il ruolo di responsabile finanziario per la corte del Principe e della Principessa del Galles. Creasy e sua moglie accolsero il Labrador nella loro famiglia con grande generosità, offrendogli una sistemazione stabile e affettuosa. Questo passaggio di proprietà non interruppe affatto l’interesse di Carlo per il destino del suo vecchio amico, e le lettere dimostrano come il principe seguisse costantemente l’evoluzione della nuova vita del cane, mantenendo un canale di comunicazione aperto e costante con il colonnello.

Le buffe marachelle che facevano ridere la corte

Il carteggio mette in luce anche il temperamento vivace e talvolta distruttivo di Harvey, che non aveva perso il suo spirito giocoso nemmeno nel nuovo ambiente domestico. In uno dei promemoria inviati a Carlo, il colonnello Creasy ironizzava sulle abitudini del cane, descrivendolo come un animale allegro e dirompente, particolarmente incline a devastare le aiuole del giardino e a sradicare i cavoli coltivati con cura. Carlo rispondeva a queste comunicazioni con parole piene di tenerezza e gratitudine, scusandosi per le abitudini asociali del Labrador e augurandosi che il cane non stesse provocando troppi danni materiali. Nelle sue risposte emerge chiaramente il ricordo di un animale che, nonostante i difetti e i pasticci combinati, era stato in grado di regalargli momenti di pura allegria in anni decisamente complessi.

Il doloroso addio e le conferme della biografia ufficiale

La corrispondenza si fa particolarmente struggente quando tocca il momento della scomparsa dell’animale, avvenuta nel dicembre del 1987. Il colonnello Creasy si trovò costretto a prendere la difficile decisione di sottoporre Harvey all’eutanasia a causa del grave deterioramento delle sue condizioni di salute, comunicando tempestivamente la notizia a Carlo. La replica del principe fu un concentrato di malinconia e gratitudine, in cui confortava l’amico per la scelta dolorosa ma inevitabile e lo ringraziava per aver concesso al cane una pensione serena e dignitosa. Questa vicenda, rimasta a lungo confinata nella sfera privata, trova una perfetta corrispondenza storica con quanto scritto dalla biografa reale Penny Junor nel suo celebre libro del 2005 intitolato The Firm, dove veniva esplicitamente menzionato il fatto che Carlo fosse stato costretto a rinunciare al suo fedele Labrador proprio a causa dei problemi di convivenza legati alla sensibilità olfattiva di Diana.

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