
Torna al centro della cronaca giudiziaria il nome di Francesco Dolci, indagato per la profanazione della tomba e il furto della testa di Pamela Genini, la giovane uccisa nell’ottobre 2025 a Milano dall’ex Gianluca Soncin. Un caso già complesso che si arricchisce ora di nuovi elementi investigativi e di ulteriori approfondimenti da parte degli inquirenti.
L’attenzione degli investigatori si concentra su una vicenda dai contorni sempre più oscuri, mentre emergono dettagli sui comportamenti dell’uomo e sulle sue frequentazioni con la vittima. Nei prossimi giorni verrà effettuata la copia forense dei dispositivi sequestrati, un passaggio considerato cruciale per le indagini.
Il 3 giugno, infatti, verranno analizzati i due cellulari di Dolci, nel tentativo di ricostruire comunicazioni, spostamenti e possibili elementi utili a chiarire il suo ruolo nella complessa rete di eventi che ruota attorno alla morte e alla successiva profanazione della sepoltura della giovane.

Secondo quanto riportato da diverse testimonianze raccolte dagli inquirenti, il rapporto tra Dolci e Pamela Genini sarebbe stato caratterizzato da forti tensioni e da comportamenti definiti da alcune amiche della vittima come opprimenti e invasivi. Proprio tra queste persone circolava per lui il soprannome di “Psycho”, espressione che rende l’idea del clima descritto.
Gli investigatori stanno inoltre ricostruendo una serie di episodi risalenti al periodo precedente al femminicidio, tra cui presunti pedinamenti, appostamenti e comportamenti insistenti nei confronti della giovane e del suo compagno dell’epoca, Andrea Lunghi.
Quest’ultimo avrebbe riferito agli inquirenti di aver subito a sua volta pressioni e intimidazioni, con la comparsa di messaggi anonimi e manifesti dal contenuto denigratorio all’interno del condominio in cui viveva. Un quadro che, secondo le ricostruzioni, avrebbe alimentato una crescente spirale di tensione.
Un elemento centrale dell’indagine riguarda anche le numerose denunce presentate da Dolci, ben 26 tra gennaio e aprile, relative a presunte aggressioni e anomalie legate al cimitero di Strozza, dove è stata profanata la tomba della giovane.
Proprio su questi episodi si concentrano ora gli accertamenti: gli inquirenti stanno verificando la tempistica delle segnalazioni e la presenza dell’uomo in prossimità del loculo nei giorni precedenti alla scoperta della profanazione, anche attraverso le immagini delle telecamere di sorveglianza.
In alcuni filmati, secondo quanto trapela dalle indagini, Dolci sarebbe stato ripreso mentre osservava da vicino la lapide, un dettaglio che ha sollevato ulteriori interrogativi sulla sua posizione nella vicenda.
Resta inoltre da chiarire il mistero legato al furto della testa dalla tomba, elemento che ha aggravato ulteriormente il quadro investigativo e che ha spinto gli inquirenti a non escludere alcuna pista.
Il caso, ancora lontano da una possibile conclusione, continua dunque a svilupparsi tra testimonianze, verifiche tecniche e nuovi accertamenti, mentre gli investigatori lavorano per definire con precisione ruoli, responsabilità e moventi.


