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Covid, spunta ora il pasticcio di Giuseppe Conte. Il documento che lo inchioda

Pubblicato: 02/06/2026 12:02

Il dibattito sui confini etici e procedurali che regolano le decisioni delle autorità regolatorie, specialmente durante i periodi di massima emergenza globale, continua a sollevare interrogativi cruciali sulla gestione della salute pubblica. Quando le scelte istituzionali si incrociano con le dinamiche della burocrazia interna e con le strategie di sviluppo scientifico nazionale, il confine tra la rigida applicazione delle norme e la necessità di interventi tempestivi a tutela dei cittadini più vulnerabili diventa estremamente labile. L’analisi dei flussi documentali e delle testimonianze ufficiali offre oggi nuovi spunti di riflessione su una stagione complessa, in cui la ricerca di un equilibrio tra protocolli ordinari e canali straordinari ha segnato profondamente le strategie di contrasto alle crisi sanitarie.

I dinieghi burocratici e lo scontro sulle terapie

I documenti depositati in commissione Covid aprono un nuovo capitolo sui motivi che spinsero i vertici sanitari a rifiutare un’importante fornitura terapeutica destinata ai pazienti fragili. Al centro del caso vi è una lettera del 13 ottobre 2020 in cui l’allora dg Aifa, Nicola Magrini, rispondeva al luminare Guido Silvestri della Emory University, il quale aveva mediato l’offerta di 10mila dosi di anticorpi da parte del colosso Usa Eli Lilly. Nella missiva, Magrini chiariva i limiti formali: «Caro Silvestri, noi siamo come Aifa disponibili a discutere una procedura di emergenza per l’uso di questo farmaco (…) Le possibilità (rapide) in Italia sono: 1) trial clinico randomizzato (…) 2) uso compassionevole (…) 3) inserimento in una lista di farmaci approvati per l’uso nel Ssn».

Nonostante le opzioni sul tavolo, la donazione sfumò definitivamente dopo un vertice ministeriale a cui partecipò anche Giuseppe Ippolito, all’epoca direttore scientifico dello Spallanzani. In una mail successiva, Silvestri espresse duramente la propria frustrazione ai colleghi Ranieri Guerra e Gianni Rezza«ho riflettuto molto su quello che è successo ieri durante la chiamata con Aifa e Lilly, soprattutto il comportamento di Ippolito (…) e ne ho parlato a lungo al telefono con Andrea Antinori, che mi ha confermato non solo l’assurdità delle obiezioni “scientifiche” di Beppe all’uso degli anticorpi ma anche il fatto che questo sabotaggio stia avvenendo secondo lui per salvaguardare il business futuro di Rappuoli e Tls». Il riferimento era ai progetti della Fondazione Toscana Life Sciences, finanziata con fondi pubblici, mentre i medesimi presidi terapeutici sarebbero stati acquistati a caro prezzo solo mesi più tardi.

Le smentite successive e il nodo delle varianti

La tesi dell’insormontabile vincolo normativo legato alla mancanza del via libera dell’Ema venne di fatto superata nel febbraio 2021, quando la stessa agenzia regolatoria autorizzò la somministrazione straordinaria per i pazienti ad alto rischio. Sulla vicenda è intervenuto anche Giorgio Palù, subentrato alla guida dell’ente: «I monoclonali, se somministrati in fase precoce, riducono i ricoveri del 70% e la mortalità in soggetti gracili. Appena arrivato all’Aifa mi sono battuto per introdurre i farmaci monoclonali in Italia, ho trovato assurdo restituire le 10mila dosi offerte da Ely Lilly e l’ho detto alla Corte dei Conti». Palù ha inoltre ribadito che «questa ortodossia non era necessaria in questo momento», data la presenza di strumenti giuridici d’urgenza.

Sul fronte politico, la senatrice Antonella Zedda ha sollevato forti dubbi sulle tempistiche decisionali dell’allora governo guidato da Giuseppe Conte e dal ministro Roberto Speranza, proprio in concomitanza con gli stanziamenti ministeriali decisi dal titolare dell’Economia Roberto Gualtieri a favore di Tls. I nodi irrisolti della vicenda rimangono ora al centro delle prossime audizioni parlamentari, dove le opposizioni, tra cui l’onorevole Ylenia Zambito, saranno chiamate a valutare le responsabilità dietro a decisioni che hanno privato la popolazione di uno strumento di difesa nel momento più acuto della seconda ondata.

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