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Il terremoto di oggi è stato il più forte degli ultimi 46 anni al Sud Italia: i precedenti

Pubblicato: 02/06/2026 11:59

La forte scossa di terremoto registrata nella notte tra l’1 e il 2 giugno nel Mar Tirreno, al largo della costa nord-occidentale della Calabria, è entrata di diritto nella storia recente della sismicità italiana. Il sisma, localizzato dall’INGV con una magnitudo di 6.1, è stato avvertito in gran parte del Mezzogiorno, dalla Calabria alla Sicilia, passando per Campania, Basilicata e Puglia, fino ad arrivare in alcune zone del Centro Italia.
Nonostante la notevole energia sprigionata, l’evento non ha provocato vittime né danni significativi a edifici e infrastrutture. Un aspetto che rende questa scossa ancora più particolare e che trova una spiegazione precisa nelle caratteristiche geologiche del terremoto.

Perché non ci sono stati danni

Dal punto di vista scientifico, l’elemento decisivo è rappresentato dalla profondità dell’ipocentro, individuato a circa 250 chilometri sotto la superficie terrestre. Quando un terremoto si genera a profondità così elevate, le onde sismiche devono attraversare centinaia di chilometri di rocce prima di raggiungere la crosta terrestre. Durante questo lungo percorso, una parte consistente dell’energia viene progressivamente dispersa e attenuata.

Per questo motivo il terremoto è stato percepito su un’area vastissima, ma con effetti molto meno distruttivi rispetto a quelli che avrebbe prodotto un sisma della stessa magnitudo con epicentro superficiale.
La scossa è stata avvertita distintamente in numerose città del Sud Italia e persino ai piani alti di alcuni edifici di Roma, ma senza provocare danni strutturali rilevanti.

Il più forte degli ultimi 46 anni nel Mezzogiorno

Secondo gli esperti, il terremoto registrato nel Tirreno rappresenta il più forte evento sismico avvenuto nel Sud Italia negli ultimi 46 anni. Per trovare una scossa di energia superiore bisogna tornare al devastante terremoto dell’Irpinia del 23 novembre 1980, che raggiunse una magnitudo di 6.9 e provocò una delle più gravi tragedie della storia repubblicana.

L’evento di questa notte si colloca inoltre tra i più potenti registrati nel Mezzogiorno negli ultimi ottant’anni, risultando inferiore soltanto a pochi terremoti che hanno segnato profondamente la memoria collettiva del Paese.

Il dramma dell’Irpinia nel 1980

Il confronto più immediato è inevitabilmente quello con il terremoto che colpì Campania e Basilicata nel novembre del 1980.

In quel caso la magnitudo raggiunse 6.9 e l’ipocentro era molto più superficiale. Interi paesi furono distrutti, migliaia di edifici crollarono e il bilancio finale superò le 2.900 vittime, con centinaia di migliaia di sfollati.

La differenza rispetto al terremoto odierno dimostra quanto la profondità sia un fattore fondamentale per determinare gli effetti di un evento sismico.

Il terremoto del Belice che devastò la Sicilia

Un altro precedente storico è il terremoto del Belice, che nel gennaio del 1968 colpì la Sicilia occidentale con una magnitudo stimata di 6.4.

La sequenza sismica provocò oltre trecento morti e cancellò interi centri abitati come Gibellina, Poggioreale e Salaparuta. Ancora oggi viene ricordato come uno dei terremoti più devastanti della storia italiana del dopoguerra. Le conseguenze sociali ed economiche furono enormi e la ricostruzione si protrasse per decenni.

Il sisma del Sannio del 1962

Nel 1962 un terremoto di magnitudo 6.1 colpì il Sannio e l’Irpinia, registrando la stessa magnitudo del sisma avvenuto oggi nel Tirreno.

Tuttavia gli effetti furono completamente diversi. La minore profondità dell’evento provocò crolli, danni diffusi e migliaia di sfollati, dimostrando come due terremoti con la stessa energia possano avere conseguenze molto differenti.

Il terremoto del Golfo di Patti

Tra gli eventi più significativi del secondo dopoguerra figura anche il terremoto del Golfo di Patti, che nel 1978 raggiunse una magnitudo di 6.0.

Pur essendo localizzato in mare, causò danni diffusi lungo la costa messinese e provocò numerosi feriti. La maggiore profondità rispetto ai terremoti terrestri contribuì però a evitare conseguenze ancora più gravi.

La tragedia di San Giuliano di Puglia

Impossibile dimenticare il terremoto che il 31 ottobre 2002 colpì il Molise e la provincia di Foggia. Con una magnitudo di 6.0, l’evento è rimasto impresso nella memoria degli italiani soprattutto per il crollo della scuola di San Giuliano di Puglia, dove persero la vita 27 bambini e una maestra.

Quella tragedia aprì un importante dibattito nazionale sulla sicurezza degli edifici scolastici e sulle norme antisismiche.

Gli altri grandi terremoti del Sud

Tra gli eventi più rilevanti della seconda metà del Novecento vengono ricordati anche il terremoto della Val di Comino e dell’Alto Volturno del 1984, magnitudo 5.9, e quello del Golfo di Squillace del 1947, che provocò danni diffusi in Calabria centrale.

Nella memoria collettiva resta inoltre il terremoto di Santa Lucia, che nel dicembre del 1990 colpì la Sicilia orientale causando 17 vittime e migliaia di sfollati tra le province di Siracusa e Catania.

Un evento raro ma da monitorare

Il terremoto registrato nel Tirreno non ha provocato danni, ma rappresenta comunque un evento di straordinaria importanza scientifica.

La sua elevata magnitudo, associata a una profondità eccezionale, lo rende uno dei fenomeni sismici più rilevanti degli ultimi decenni nel Mezzogiorno.

Per gli esperti si tratta anche di un promemoria della complessità geologica dell’Italia meridionale, un territorio che si trova in una delle aree più attive del Mediterraneo dal punto di vista sismico e che continua a essere costantemente monitorato dall’INGV e dalla Protezione Civile.

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