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L’estate più calda di sempre devasta le Alpi: addio al ghiaccio della Marmolada

Pubblicato: 07/09/2026 18:26

La stagione estiva giunta al termine si impone nei record storici come il periodo più caldo mai registrato sul territorio nazionale. La percezione diffusa di un caldo straordinario trova una conferma numerica diretta nei rilevamenti effettuati dal Consiglio Nazionale delle Ricerche. Dalla nascita delle serie storiche delle temperature curate dall’ente di ricerca, non si era mai toccata una media di 24,3 gradi centigradi su tutta la penisola. Questo valore sintetizza le rilevazioni effettuate su giorno e notte, coprendo uniformemente ambienti marini e zone montane.

Anomalie termiche ed evidenze dei dati nazionali

L’Istituto per la bioeconomia del Consiglio nazionale delle ricerche, noto come Cnr-Ibe, ha evidenziato come l’anno in corso abbia mostrato un costante incremento delle temperature in ogni singolo mese fino ad agosto, se confrontato con la stagione precedente. Il mese di agosto ha registrato lo scostamento più marcato e preoccupante dall’inizio delle misurazioni. La temperatura media nazionale ha toccato i 25,6 gradi centigradi, segnando un’anomalia straordinaria di +5,2°C rispetto alla media del mese di agosto calcolata nel trentennio compreso tra il 1951 e il 1980, che si attestava a 20,4 gradi.

Lo stato critico della Marmolada e i rilievi scientifici

Gli effetti di questo rialzo termico costante, uniti a uno zero termico che per l’intera estate si è mantenuto tra i 4.700 e i 5.000 metri, hanno prodotto un bilancio estremamente grave per i corpi glaciali alpini. Il principale ghiacciaio delle Dolomiti, la Marmolada, ha mostrato un arretramento medio di 23 metri, un valore pari al triplo di quanto misurato nel corso dell’anno precedente.La sua superficie totale si è ridotta da 92 a 83 ettari (un’imprecisione del testo originario indicava metri anziché ettari), segnando una contrazione paragonabile soltanto a quella registrata nel 2022, anno in cui il crollo di un imponente seracco causò una tragica valanga in cui persero la vita 11 alpinisti.

Le misurazioni sono state effettuate durante la Campagna Glaciologica Partecipata organizzata dal Museo di Geografia dell’Università di Padova, che ha monitorato l’area situata al confine tra Veneto e Trentino-Alto Adige. Il responsabile scientifico della spedizione, il docente di geografia Mauro Varotto, ha sottolineato che il susseguirsi di ulteriori stagioni estive caratterizzate da queste condizioni porterà alla scomparsa totale della Marmolada nel giro di un solo decennio. Alla campagna di monitoraggio in alta quota hanno preso parte tecnici dell’Agenzia Regionale per la Prevenzione e la Protezione Ambientale del Veneto (Arpav), esponenti della Fondazione Glaciologica Italiana e vari volontari dai 16 ai 75 anni.

La scomparsa del permafrost e le misure d’emergenza

Le rilevazioni condotte sul fronte occidentale del ghiacciaio della Marmolada mostrano un quadro ancora più compromesso, con un arretramento che nelle ultime due estati ha raggiunto i 120 metri complessivi, facendo risalire il fronte glaciale al di sopra dei 2.900 metri di quota. Sul Piz Boè, la cima più elevata del Gruppo del Sella, il ghiaccio perenne (permafrost) si è del tutto fuso. Gianni Marigo dell’Arpav ha confermato l’assenza totale di terreno gelato a qualsiasi profondità e la mancanza di precipitazioni nevose anche alle altitudini più elevate. Presso la stazione di monitoraggio di Punta Rocca, posta a 3.250 metri di quota, la temperatura è scesa sotto lo zero solamente tre volte durante l’estate, toccando un picco minimo di appena -0,6 gradi.

L’esperto Giovanni Benetton, referente per le misurazioni della Fondazione Glaciologica Italiana, ha spiegato che la sola neve residua al di sotto della quota di 2.900 metri è quella protetta dalle coperture sintetiche. A partire dall’anno passato, sopra il ghiacciaio della Marmolada sono stati distesi grandi teloni geotessili di plastica bianca in corrispondenza delle piste da sci usate d’inverno, con l’obiettivo di rallentare la fusione del manto nevoso. Questa misura copre una superficie di 30mila metri quadrati, un’estensione molto ridotta di fronte al totale dell’area andata perduta. L’efficacia della copertura appare limitata se confrontata con il grande dispendio energetico richiesto per il trasporto dei materiali in quota e considerando l’impatto ambientale legato alla degradazione della plastica nel tempo.

Il blocco delle attività e il monitoraggio alpino

Le condizioni climatiche avverse hanno provocato l’interruzione dello sci estivo sull’intero arco alpino europeo. A metà agosto anche la stazione dello Stelvio, considerata l’ultimo baluardo per questa pratica sportiva, ha dovuto chiudere gli impianti a causa di temperature talmente elevate da impedire il rigelo della neve perfino nelle ore notturne.

Un quadro d’insieme altrettanto severo è stato tracciato da Legambiente nell’ambito della spedizione della Carovana dei Ghiacciai, condotta insieme alla Fondazione Glaciologica Italiana. L’associazione ha definito l’estate in corso come un’estate horribilis per i rilievi alpini, ipotizzando un peggioramento dei dati già negativi rilevati negli anni 2022 e 2023. Tutti i sette ghiacciai simbolo presi in esame dalla spedizione (Adamello, Grande Motte, Miage, Planpincieux, Forni, Montasio e Coolidge superiore) presentano un arretramento evidente associato a marcati segnali di instabilità strutturale, quali l’aumento delle colate di detriti e la deformazione delle morene.

Nel corso del passaggio della spedizione si sono verificati crolli di pareti rocciose sulle masse montuose del Monviso e del Montasio. Nelle porzioni di roccia recentemente liberate dalla copertura del ghiaccio, gli esperti hanno già rilevato la comparsa delle prime piante pioniere. I dati complessivi forniti da Legambiente evidenziano che tra la metà dell’Ottocento e il 2015 la catena alpina ha perso circa il 57% della superficie glaciale e il 64% del volume. A partire dal 2000 il tasso di abbassamento dei ghiacciai è triplicato, portando l’Europa centrale a perdere circa il 39% della propria massa glaciale complessiva tra il 2000 e il 2023.

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Ultimo Aggiornamento: 07/09/2026 18:41

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