
Un orrore disumano, quello raccontato dal Corriere della Sera e che ha per protagonista una famiglia residente nel Beragamasco. Con la madre accusata di violenze inaudite sui figli. La donna, 38 anni, nega i racconti scioccanti dei 4 ragazzini di 13, 12 e 10 anni. A uno di loro avrebbe ustionato il viso con la minestra bollente, contro il più piccolo avrebbe puntato un coltello. La prima denuncia partì dal nonno.
La doccia di casa per due di loro, due gemelli che oggi hanno 12 anni, avrebbe fatto da prigione. Da angolo buio dove la loro mamma li avrebbe costretti a dormire rannicchiati, senza coperte. Per molte notti. Usando l’acqua fredda come sveglia. E, se capitava che sporcassero con i loro bisogni, pagavano nel più disumano dei modi. Disumano come una tortura.
È il reato che il gip Riccardo Moreschi contesta alla donna, 38 anni, disoccupata e residente in un paese della provincia, in carcere dal 17 aprile, come chiesto dalla pm Annaelena Mencarelli, che ipotizzava i maltrattamenti aggravati. Ma sulla base delle indagini dei carabinieri della compagnia di Bergamo, per il giudice non furono «solo» vessazioni quelle che per anni la madre avrebbe inferto ai figli, quantomeno ai gemelli, «vittime — si legge nell’ordinanza di custodia cautelare — di quotidiana, incessante e immotivata umiliazione, a prescindere dal comportamento da loro tenuto». Non era per punirli, era per farli soffrire «e annichilirne lo spirito».

Le cronache da Bordighera, che inevitabilmente saltano alla mente, si portano dietro nomi e volti, compreso quello innocente di Beatrice, morta a 2 anni. Qui tutto ciò che possa condurre ai piccoli sarà omesso a loro tutela. Assistita dall’avvocato d’ufficio Manuel Ghezzi, nell’interrogatorio di garanzia, la madre ha respinto tutte le accuse. Le definisce «fantasie», per lei inspiegabili. Ammette che i due gemelli le avevano già espresse in passato. Non s’aspettava che si sarebbe aggiunto il racconto, per il gip «perfettamente convergente e riscontrato dalle fotografie delle lesioni riportate dai bambini», della primogenita di 13 anni e dell’ultimo figlio di 10. Nega anche di avere problemi di dipendenze, come non sono emersi disturbi psichiatrici né la difesa è intenzionata in questa fase a sollecitare approfondimenti in tal senso. Aveva chiesto i domiciliari, ma l’istanza è stata respinta. L’ultimo compagno, slegato dai bimbi, è stato l’unico a chiedere di poterle fare visita in carcere e per ora non gli è stato concesso.
Venerdì, la donna ha partecipato all’incidente probatorio che è stato disposto per stabilire, con una perizia affidata a due psicologhe, la capacità testimoniale dei bambini. Se sarà accertata, si procederà a cristallizzare le testimonianze, che poi varranno come prove a processo. Quelle acquisite a dicembre, a inizio indagine, traboccano di dettagli raccapriccianti, alcuni dei quali indicibili. Uno dei gemelli, «con deposizione sofferta», racconta che la madre «lo insultava e picchiava continuamente, senza motivo; gli vietava di ridere, dicendo che non meritava di essere felice; lo costringeva a dormire nella doccia o sul pavimento, perché non meritava di dormire in camera; gli spegneva le sigarette sulle gambe; lo aveva costretto ad andare a scuola in pigiama o con scarpe da femmina per umiliarlo; legava lui e i suoi fratelli alla sedia e li percuoteva; vietava loro di fare colazione, di farsi la doccia e di cambiarsi gli indumenti».
Il ragazzino non ne avrebbe parlato prima perché minacciato di morte dalla mamma. Ricorda anche un episodio del 26 marzo 2025, in cui lei gli ustionò il volto. La sorella, «lucida e accurata», è precisa sul punto: «Lui stava soffiando sulla minestra perché scottava. Stavano litigando perché la mamma diceva che non scottava. La mamma gli ha preso la testa e gliel’ha messa dentro il piatto e infatti a scuola tutti gli chiedevano cosa aveva in faccia e lui rispondeva di essersi scottato al sole».
La ragazzina sostiene che a volte la madre colpisse il fratello così forte da fargli sanguinare il naso. In generale, picchiava tutti loro con il bastone della polenta e il manico della scopa. Li prendeva a calci. Lei era un pochino risparmiata, ma comunque coinvolta anche perché spesso obbligata ad assistere o «tirare pappine»: «Ma a me faceva stare male». I gemelli non potevano mangiare con loro, dovevano indossare gli stessi calzini anche per sei mesi: «Disabile», «mongoloide», «gay», «scimmia», erano alcuni degli insulti: «Ripeteva che non li voleva».
È l’ultimo fratellino a parlare di coltelli. La madre gliene avrebbe lanciato uno contro, ferendolo a una mano. In un’altra occasione, glielo avrebbe puntato contro perché negava di avere lasciato in giro lui, per casa, una gruccia: «Ogni volta che dicevo che non ero io continuava a spingere sempre di più, poi mia sorella le ha tolto il coltello dalle mani». Non ha ancora testimoniato il secondo gemello, che da luglio 2025 è in una comunità terapeutica per gravi difficoltà nella gestione delle emozioni.
Di fatto, la complessa situazione familiare era seguita dagli assistenti sociali dell’ambito territoriale e dalla scuola, nota al Tribunale per i Minorenni di Brescia fin dal 2019, quando il nonno materno sporse una prima denuncia per segnalare la trascuratezza dei gemelli, che a suo dire la figlia, alcolista, non aveva accettato. Il fascicolo fu archiviato ad agosto 2020 perché i bimbi rimasero in silenzio e ora è stato riunito a quello che ha portato all’arresto. Oltre al reato di tortura, sono contestati i maltrattamenti aggravati sulla figlia e sull’ultimogenito, in un arco di tempo che risale fino al 2016.
I primi tre fratelli ora si trovano in tre diverse comunità, con l’avvocato Marta Vavassori nominata curatrice speciale. Al loro padre fu tolta la responsabilità genitoriale anni fa. Il più piccolo ha un altro papà, a cui è stato affidato. Entrambi gli uomini avevano rotto con la 38enne. Il caso è giunto a una svolta definitiva a novembre, quando i carabinieri hanno ricevuto una relazione del preside della scuola frequentata dai fratelli maggiori, con le confidenze raccolte da un’educatrice. In quegli stessi giorni, il gemello ustionato con la minestra bollente era scappato di casa. Con tre zaini sulle spalle.


