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Festa della Repubblica, tutti gli errori storici di Paola Cortellesi

Pubblicato: 04/06/2026 14:32

Gli ottant’anni della #Repubblica sono stati giustamente festeggiati solennemente. Viva l’Italia! Ho seguito tutto e potrei voltare pagina. Ma un paio di cose voglio dirle sul programma televisivo serale. Il monologo di Paola Cortellesi – non so se scritto dall’attrice – non mi è piaciuto. È stato una colata di retorica politica imbarazzante, storiograficamente scorretta. Sia sul voto femminile sia sul referendum monarchia/repubblica.
Le donne votarono per la prima volta non il 2 giugno 1946, bensì nelle amministrative di marzo.

Del voto femminile si occupò, nell’Italia ancora monarchica, il governo presieduto da Ivanoe Bonomi il 30 gennaio 1945. Con il decreto luogotenenziale del giorno successivo il diritto di voto fu riconosciuto alle donne di 21 anni. L’età fu elevata a 26 anni dal decreto n.74 del 10 marzo 1946 (governo De Gasperi). L’Italia è ancora monarchica.

Dettagli? Non proprio, perché se il 2 giugno avesse vinto la monarchia il diritto di voto femminile attivo e passivo certo non sarebbe stato abrogato. Detto questo, la storia del diritto di voto femminile è stata complessa in tutte le democrazie. Oggi ci sembra una follia, ma la cultura dell’epoca era ben diversa.
Nel 1919 il manifesto dei Fasci di combattimento prevedeva: “Suffragio universale a scrutinio di lista regionale, con rappresentanza proporzionale, voto ed eleggibilità per le donne. Il minimo di età per gli elettori abbassato ai 18 anni; quello per i deputati abbassato ai 25 anni”.

Ovviamente tre anni dopo il primo governo Mussolini, di coalizione, non se ne ricordò. Ci ripensò nel 1924, con una legge che riconobbe il diritto di voto femminile per le amministrative. Ma poi il fascismo divenne dittatoriale e per i comuni non si votò più. Il voto fu negato anche agli uomini. Il sindaco elettivo fu sostituito dai podestà nominati.

Ma torniamo al referendum monarchia/repubblica. Vinse la repubblica con il 54,27% contro il 45,73% della monarchia. Forse, nel celebrare l’anniversario, un po’ di rispetto sarebbe stato dovuto anche per gli uomini e le donne che avrebbero preferito la monarchia. Il fascismo era sepolto. Anche i monarchici si batterono per libertà e per la democrazia. La storia non può essere una retorica di parte. Non posso sapere come avrei votato io. So che la mia famiglia materna votò repubblica mentre quella paterna votò monarchia. Ho rispetto per entrambe. Tutti gli italiani di oggi dovrebbero averlo.

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