
La tregua all’interno della maggioranza sulla giustizia sembra ormai definitivamente archiviata. A oltre due mesi dall’esito negativo del referendum, le divisioni tra i partiti di centrodestra sono emerse con forza durante il vertice convocato al Ministero della Giustizia dal Guardasigilli Carlo Nordio, su richiesta di Forza Italia. Un confronto durato quasi tre ore che, invece di avvicinare le posizioni, ha certificato la distanza tra gli alleati.
Al centro dello scontro ci sono alcune delle principali riforme giudiziarie sostenute dagli azzurri. Forza Italia, rappresentata tra gli altri da Stefania Craxi, Enrico Costa e dal viceministro Francesco Paolo Sisto, ha chiesto di accelerare l’approvazione dei provvedimenti già licenziati da uno dei due rami del Parlamento, in particolare quelli relativi alla prescrizione e al sequestro degli smartphone.
Secondo gli esponenti forzisti, portare a termine queste riforme rappresenterebbe una risposta concreta ai circa 12 milioni di elettori che avevano sostenuto i quesiti referendari sulla giustizia. Una linea che trova una sostanziale convergenza anche nella Lega, favorevole a procedere rapidamente con l’iter parlamentare dei provvedimenti.
Diversa, invece, la posizione di Fratelli d’Italia, che continua a muoversi con maggiore prudenza. I meloniani non sembrano intenzionati ad aprire nuovi fronti di tensione con la magistratura e chiedono modifiche ai testi attualmente all’esame del Parlamento. Una strategia che, di fatto, sta rallentando l’approvazione delle misure e mantenendo bloccati i dossier nelle commissioni competenti.
Un altro terreno di confronto riguarda il cosiddetto gip collegiale, introdotto dalla legge Nordio del 2024. La norma prevede che le richieste di custodia cautelare in carcere vengano valutate da un collegio composto da tre giudici anziché da un singolo magistrato. L’entrata in vigore è prevista per il 25 agosto, ma le criticità segnalate dagli uffici giudiziari hanno già spinto il ministero a ipotizzare un rinvio.
Anche sul calendario emergono differenze significative. Forza Italia sarebbe favorevole a uno slittamento limitato di pochi mesi, mentre Nordio e Fratelli d’Italia valutano un rinvio molto più ampio, compreso tra nove mesi e un anno. Una scelta che consentirebbe di superare il periodo delle prossime scadenze elettorali e di affrontare successivamente la riorganizzazione degli uffici giudiziari.
Particolarmente sentita dagli azzurri è poi la riforma sul sequestro degli smartphone, firmata dal senatore Pierantonio Zanettin e dalla presidente della Commissione Giustizia del Senato Giulia Bongiorno. Il testo prevede che i pubblici ministeri debbano ottenere l’autorizzazione del giudice per sequestrare dispositivi elettronici e acquisirne i contenuti, limitando così i poteri attualmente riconosciuti alle procure.
Dopo l’approvazione al Senato nel 2024, il provvedimento è però rimasto fermo alla Camera. Tra i principali ostacoli vi è la posizione della presidente della Commissione Antimafia, Chiara Colosimo, che ha raccolto le preoccupazioni espresse dal procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo. Secondo i critici della riforma, le nuove procedure potrebbero rallentare significativamente le indagini più delicate, con possibili conseguenze sull’efficacia dell’azione giudiziaria.
A rendere ancora più complesso il quadro è il tema della responsabilità civile dei magistrati, rilanciato da Enrico Costa. Su questo punto Carlo Nordio ha ribadito la propria netta contrarietà, ricordando che una simile riforma non figura nel programma di governo e non rientra tra le priorità del ministero. L’assenza di un accordo sui principali dossier ha così portato alla convocazione di un nuovo vertice per il 9 giugno, appuntamento che potrebbe rivelarsi decisivo per verificare se la maggioranza riuscirà a trovare una sintesi o se le tensioni continueranno ad alimentare lo stallo.


