
La riapertura del caso sulla morte della giudice molisana Francesca Ercolini segna un nuovo passaggio nelle indagini coordinate dalla Procura dell’Aquila, che sta ora valutando anche l’ipotesi di omicidio. Il quadro investigativo, inizialmente orientato verso il suicidio, viene rimesso in discussione dopo gli ultimi accertamenti tecnici. La donna, 51 anni, era stata trovata priva di vita nella sua abitazione a Pesaro, in provincia di Pesaro e Urbino, il 26 dicembre 2022. A distanza di anni, gli elementi emersi dall’autopsia e dalle successive verifiche hanno riaperto scenari alternativi. Gli inquirenti parlano di approfondimenti necessari per chiarire in modo definitivo la dinamica del decesso.
Nel procedimento risultano complessivamente sei persone indagate, tra cui il marito della magistrata, un medico legale che effettuò la prima autopsia e alcuni appartenenti alle forze dell’ordine. Le ipotesi di reato contestate a vario titolo comprendono maltrattamenti, istigazione al suicidio, oltre a profili più gravi come depistaggio, falsa perizia, violazione del segreto istruttorio e omissione d’atti d’ufficio. L’incidente probatorio, svolto a Roma l’8 giugno 2026, avrebbe portato alla luce elementi ritenuti meritevoli di ulteriori verifiche. In origine, la morte della giudice era stata inquadrata come un gesto volontario, ma il nuovo materiale tecnico ha reso il quadro meno lineare. Gli inquirenti mantengono ora aperta una doppia pista investigativa.
Nuovi accertamenti e perizia
A rilanciare l’intera vicenda è stata anche la posizione della madre della vittima, che da subito ha contestato la ricostruzione del suicidio. La donna ha fornito agli investigatori elementi relativi a un presunto contesto familiare segnato da tensioni e comportamenti violenti. Nel tempo avrebbe raccolto messaggi e fotografie che documenterebbero lividi e segni di aggressioni denunciati dalla figlia. Due settimane prima della morte, avrebbe inoltre inviato una segnalazione alla Questura di Pesaro, rimasta priva di seguito perché anonima. Un insieme di elementi che ha spinto a chiedere la riesumazione del corpo per nuovi esami.
La nuova autopsia, affidata all’anatomopatologo Vittorio Fineschi, avrebbe evidenziato possibili incongruenze tra le lesioni riscontrate sul collo della magistrata e la dinamica inizialmente ipotizzata. In particolare, sarebbero emersi dubbi sulla compatibilità tra i segni e una striscia di tessuto utilizzata come possibile elemento di sospensione. Nel corso degli accertamenti sono stati analizzati anche alcuni cavi elettrici sequestrati nell’abitazione, ritenuti potenzialmente rilevanti per la ricostruzione dei fatti. Gli approfondimenti richiesti dalla Procura puntano ora a verificare ogni dettaglio tecnico e forense.
Il procedimento proseguirà con la discussione degli esiti delle nuove analisi davanti al giudice per le indagini preliminari, fissata per il 22 settembre all’Aquila. Solo dopo quella data si potrà capire se il quadro accusatorio subirà ulteriori modifiche o conferme. L’inchiesta resta aperta e in evoluzione, con la magistratura impegnata a ricostruire in modo completo le circostanze della morte della giudice. Le prossime settimane saranno decisive per stabilire la direzione definitiva delle indagini.


