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Ballottaggi comunali 2026, nei capoluoghi finisce tre a tre ma il centrosinistra allarga il saldo finale

Pubblicato: 09/06/2026 07:16

I ballottaggi delle elezioni comunali 2026 consegnano una fotografia doppia. Nei sei capoluoghi di provincia chiamati al secondo turno, la sfida tra centrodestra e centrosinistra finisce in perfetto equilibrio, con tre vittorie per parte. Arezzo, Lecco e Macerata vanno al centrodestra, mentre Agrigento, Chieti e Trani premiano il centrosinistra. Se però si guarda all’intera tornata amministrativa, considerando anche il primo turno del 24 e 25 maggio, il quadro cambia. Il centrosinistra può rivendicare l’elezione di dieci sindaci su sedici capoluoghi, mentre il centrodestra consolida alcune roccaforti e conquista città simbolicamente pesanti. Sullo sfondo resta il dato dell’affluenza, ancora in calo, ferma al 52,06% degli aventi diritto, otto punti sotto il primo turno.

Il secondo turno del 7 e 8 giugno ha riguardato sei capoluoghi di provincia e altri comuni italiani, oltre ai 149 comuni sardi chiamati al primo turno. Il risultato politicamente più immediato è il pareggio nei capoluoghi, ma il voto racconta anche alcuni spostamenti importanti negli equilibri locali. Il centrodestra conserva Arezzo e Macerata, strappa Lecco al centrosinistra e conferma la propria capacità di tenuta in territori amministrati da anni. Il centrosinistra, invece, mantiene Chieti e Trani, conquista Agrigento con un risultato molto largo e, nel saldo generale dei capoluoghi, esce rafforzato rispetto alla situazione precedente.

Le vittorie del centrodestra

Ad Arezzo Marcello Comanducci diventa sindaco con il 55,75% dei voti, battendo il candidato del centrosinistra Vincenzo Ceccarelli, fermo al 44,25%. La città resta dunque al centrodestra dopo i due mandati di Alessandro Ghinelli. Comanducci, imprenditore nel settore turistico e tecnologico, era sostenuto da Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia, Noi Moderati e liste civiche. La sua vittoria conferma il vantaggio già emerso al primo turno, quando aveva chiuso davanti allo sfidante con un margine ampio.

A Macerata viene confermato il sindaco uscente Sandro Parcaroli, esponente della Lega e candidato del centrodestra. Parcaroli ottiene il 54,30% dei consensi e supera Gianluca Tittarelli, sostenuto da Pd, M5s, Avs, Casa Riformista e altre liste civiche. Anche qui il voto premia la continuità amministrativa e consegna al centrodestra una conferma netta in una città già governata dalla coalizione.

Il risultato più significativo per il centrodestra arriva però da Lecco, dove Filippo Boscagli batte il sindaco uscente Mauro Gattinoni e conquista il Comune con il 52,04% delle preferenze. Boscagli diventa così il primo sindaco di Fratelli d’Italia in un capoluogo lombardo. Al primo turno era già arrivato davanti al candidato del centrosinistra, con il 48,65% contro il 42,53% di Gattinoni. Il ballottaggio ha confermato quella tendenza e ha portato il cambio di colore politico della città.

Le vittorie del centrosinistra

Sul fronte del centrosinistra, la vittoria più larga arriva da Agrigento, dove Michele Sodano conquista il Comune con il 72,3% dei voti contro il 27,7% dello sfidante del centrodestra Dino Alonge. Il risultato è netto e segna il passaggio della città dalla destra al centrosinistra, dentro una coalizione molto ampia costruita attorno al movimento Controcorrente di Ismaele La Vadera.

A Chieti Giovanni Legnini, candidato del campo largo, diventa sindaco con il 52,27% dei voti, superando Cristiano Sicari, fermo al 47,73%. Legnini, già vicepresidente del Csm, commissario alla ricostruzione post sisma e sottosegretario di Stato, era sostenuto da una coalizione ampia, con dentro anche il M5s. Il centrodestra si era presentato diviso al primo turno e si era ricompattato al ballottaggio, ma il recupero non è bastato.

A Trani il centrosinistra conserva la guida della città dopo un lungo testa a testa. Marco Galiano, sostenuto da Pd, Italia Viva e Alleanza Verdi Sinistra, vince con il 51,14% dei voti, mentre Angelo Guarriello, candidato del centrodestra, si ferma al 48,86%. Lo scarto tra i due candidati è di poco superiore ai cinquecento voti, ma conferma il vantaggio già emerso al primo turno e consente al centrosinistra di mantenere una città amministrata da oltre dieci anni.

Nel saldo complessivo dei capoluoghi, il centrosinistra passa da otto a dieci amministrazioni, mentre il centrodestra sale da cinque a sei. I comuni guidati da amministrazioni civiche scendono invece da cinque a due. Cambiano colore Agrigento, Avellino, Crotone, Enna, Lecco, Pistoia e Reggio Calabria. Il centrosinistra strappa al centrodestra Agrigento e Pistoia, mentre il centrodestra conquista Lecco e Reggio Calabria. Cambiano segno anche alcuni capoluoghi precedentemente guidati da esperienze civiche, con Avellino ed Enna che passano al centrosinistra e Crotone al centrodestra.

Non si registrano invece spostamenti in altri capoluoghi importanti. Venezia, unico capoluogo di regione al voto, resta al centrodestra, come Arezzo e Macerata. Il centrosinistra conferma invece il proprio governo ad Andria, Chieti, Mantova, Prato, Salerno e Trani. Il voto amministrativo del 2026 lascia quindi un quadro articolato. Nei ballottaggi il risultato è un pareggio secco tra le coalizioni. Nel saldo generale, però, il centrosinistra può leggere la tornata come un avanzamento nei capoluoghi, mentre il centrodestra mantiene città pesanti e conquista Lecco, uno dei risultati simbolicamente più rilevanti del secondo turno.

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