
Con l’avvicinarsi dell’estate e il ritorno della stagione delle zanzare, l’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive “Lazzaro Spallanzani” Irccs di Roma ha organizzato un corso di formazione dedicato alle arbovirosi, le malattie trasmesse da insetti vettori. L’evento ha messo attorno allo stesso tavolo esperti nazionali e internazionali con un obiettivo preciso: rafforzare le capacità di prevenzione, diagnosi e risposta sanitaria di fronte a infezioni che crescono di frequenza anche nel territorio italiano. Il corso si intitola “Arbovirus: patogeni d’importazione con rischio di circolazione autoctona” e ha coinvolto medici, operatori di laboratorio e personale dei dipartimenti di prevenzione delle Asl.
Il punto di partenza è un dato che non lascia spazio all’ottimismo: le arbovirosi non sono più una minaccia lontana o tipica dei paesi tropicali. I recenti casi di dengue registrati in Italia hanno evidenziato come il patogeno si stia importando con sempre maggiore frequenza in contesti temperati, con episodi di circolazione autoctona. Anche il focolaio di West Nile nel Lazio nel 2025 ha confermato che queste infezioni sono ormai da considerarsi endemiche sul territorio nazionale, con un impatto sul Servizio Sanitario destinato ad aumentare nei prossimi anni.
Formazione integrata per medici, laboratori e prevenzione
Le responsabili scientifiche del corso — Alessandra D’Abramo, Francesca Colavita e Martina Spaziante — hanno sottolineato la necessità di una formazione specifica che coinvolga tutti i settori della risposta sanitaria. L’obiettivo dichiarato è dotare gli operatori di strumenti pratici per l’identificazione precoce dei casi, per la gestione clinica e per l’attivazione delle misure di sanità pubblica. I medici hanno ricevuto indicazioni su come riconoscere tempestivamente i sintomi delle arbovirosi e segnalare correttamente i casi alle autorità competenti. Gli operatori di laboratorio si sono invece concentrati sull’esecuzione e sull’interpretazione dei percorsi diagnostici specifici per queste malattie.
Una parte del corso ha riguardato gli operatori dei dipartimenti di prevenzione delle Asl e degli istituti zooprofilattici, formati sull’epidemiologia delle arbovirosi e sui rischi associati. Particolare attenzione è stata riservata alla sorveglianza territoriale, al monitoraggio entomologico — cioè il controllo delle popolazioni di insetti vettori — e alle strategie di comunicazione del rischio rivolte alla popolazione. Si tratta di un insieme di competenze che, secondo le organizzatrici, risulta essenziale per arginare eventuali focolai prima che si diffondano.
Approccio One Health e confronto tra regioni italiane
Il corso ha adottato un approccio One Health, che considera in modo integrato la salute umana, la salute animale e la tutela dell’ambiente. Le esperte hanno spiegato che i cambiamenti climatici, l’aumento dei viaggi internazionali e l’espansione geografica degli insetti vettori sono i principali fattori che favoriscono la diffusione delle arbovirosi anche in Europa. La prima giornata ha visto la partecipazione di esperti internazionali provenienti da Turchia, Brasile, Argentina, Francia e Olanda, ciascuno con esperienze maturate in contesti epidemiologici molto diversi tra loro.
Una tavola rotonda ha poi messo a confronto cinque regioni italiane — Lazio, Puglia, Lombardia, Toscana ed Emilia-Romagna — per condividere modelli organizzativi e buone pratiche nella gestione delle arbovirosi a livello territoriale. L’iniziativa dello Spallanzani si inserisce in un quadro più ampio di rafforzamento delle capacità di risposta del sistema sanitario italiano di fronte a emergenze infettive che, con ogni probabilità, torneranno a manifestarsi nei mesi estivi.


