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Quando morirà il Sole? La scoperta del James Webb svela il possibile destino di Giove e Saturno

Pubblicato: 02/07/2026 17:35

Che cosa accadrà ai pianeti del Sistema Solare quando il Sole arriverà alla fine della sua vita? Una nuova ricerca, pubblicata sulla rivista scientifica Nature, offre uno sguardo su un futuro lontanissimo, suggerendo che almeno alcuni mondi potrebbero sopravvivere alla morte della loro stella.

Gli astronomi hanno infatti osservato un gigantesco pianeta in orbita attorno a una nana bianca, il residuo di una stella simile al Sole, dimostrando che un pianeta può superare indenne le fasi più violente dell’evoluzione stellare.

Il destino del Sole e della Terra

Secondo gli attuali modelli astrofisici, tra circa 5 miliardi di anni il Sole esaurirà l’idrogeno presente nel suo nucleo e inizierà a trasformarsi in una gigante rossa.

Durante questa fase la stella aumenterà enormemente le proprie dimensioni, inglobando con certezza Mercurio e Venere. Più incerto, invece, il destino della Terra: alcuni modelli indicano che potrebbe essere a sua volta inghiottita dall’espansione del Sole, mentre altri ipotizzano che venga espulsa nello spazio profondo a causa delle perturbazioni gravitazionali generate nelle fasi finali della vita della stella.

Ben prima di allora, però, il nostro pianeta diventerà inabitabile. Gli studiosi stimano che già tra circa un miliardo di anni l’aumento della luminosità del Sole provocherà un progressivo innalzamento delle temperature, con l’evaporazione degli oceani, la perdita dell’atmosfera e la scomparsa della biosfera così come oggi la conosciamo.

La scoperta del pianeta sopravvissuto

A fornire nuove informazioni sul futuro dei pianeti più esterni è il Telescopio Spaziale James Webb, che ha studiato WD 1856 b, un pianeta gigante in orbita attorno a una nana bianca.

Il corpo celeste è circa sette volte più massiccio di Giove, pur avendo dimensioni simili, e completa un’orbita attorno alla sua stella in appena 34 ore, a una distanza di circa 3 milioni di chilometri.

Le osservazioni hanno rivelato una temperatura atmosferica di circa 126 gradi Celsius, decisamente superiore a quella prevista se il pianeta fosse riscaldato esclusivamente dalla debole radiazione emessa dalla nana bianca.

Le ipotesi degli scienziati

Il gruppo di ricerca, coordinato dal professor Ryan J. MacDonald dell’Università di St Andrews, nel Regno Unito, ha formulato due possibili spiegazioni.

La prima è che il pianeta sia stato inglobato durante la fase di gigante rossa della stella e sia riuscito, in qualche modo, a sopravvivere.

L’ipotesi ritenuta più probabile, però, è diversa: WD 1856 b sarebbe nato molto più lontano dalla propria stella, in una posizione analoga a quella occupata oggi da Giove o Saturno nel Sistema Solare. Solo dopo la trasformazione della stella in nana bianca, le interazioni gravitazionali con le altre stelle del sistema avrebbero progressivamente spinto il pianeta verso un’orbita molto più ravvicinata, provocandone il forte riscaldamento.

Gli astronomi ritengono che il picco di temperatura sia stato raggiunto miliardi di anni fa e che il pianeta sia ora in una lenta fase di raffreddamento. Le analisi indicano inoltre che la sua atmosfera è ricca di idrocarburi, probabilmente metano.

Una finestra sul futuro del Sistema Solare

«Siamo abituati a guardare indietro nel tempo quando usiamo i telescopi, ma questa è la prima volta che siamo in grado di guardare avanti e immaginare cosa potrebbe accadere ai pianeti esterni attorno al resto di una stella simile al Sole», ha spiegato il professor MacDonald.

«È come usare una macchina del tempo per osservare il lontano futuro del nostro Sistema Solare», ha aggiunto.

Secondo il ricercatore, i risultati dimostrano che la morte di una stella non rappresenta necessariamente la fine dei suoi pianeti: quelli sufficientemente lontani possono sopravvivere, conservare la propria atmosfera e continuare a orbitare attorno al residuo stellare anche dopo la trasformazione in nana bianca.

La scoperta apre così nuove prospettive nello studio dell’evoluzione dei sistemi planetari e potrebbe aiutare gli astronomi a comprendere quale sarà, tra miliardi di anni, il destino di Giove, Saturno e degli altri mondi più esterni del nostro Sistema Solare.

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