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Vannacci lancia la bomba: “Uscire dall’Euro? Ecco cosa penso”

Pubblicato: 14/06/2026 11:06

Le complesse dinamiche che regolano lo sviluppo delle piattaforme programmatiche all’interno dei movimenti politici di nuova formazione continuano a occupare un ruolo centrale nelle analisi dei flussi di consenso in ambito continentale. Quando un soggetto politico emergente tenta di accreditarsi come punto di riferimento per un elettorato disilluso dalle formule tradizionali, la definizione delle strategie di politica economica e monetaria rappresenta il vero banco di prova per misurarne la solidità strutturale. Esaminare la transizione di queste compagini dalle parole d’ordine di stampo puramente identitario alle risposte concrete sui dossier finanziari più caldi del momento consente di comprendere i reali margini di manovra dei nuovi leader, costretti a bilanciare la retorica della rottura con le complesse geometrie e i vincoli imposti dai mercati globali e dalle istituzioni sovranazionali.

Il posizionamento europeo e l’affondo sulla maggioranza

La costruzione di una proposta politica alternativa passa inevitabilmente attraverso la definizione dei rapporti con le istituzioni di Bruxelles, un terreno dove le divergenze tra le diverse anime dell’area conservatrice tendono a farsi più marcate. Alla vigilia delle consultazioni del 2024, emerse chiaramente la complessità del confronto sui dossier economici europei, dal Pnrr al nuovo patto di stabilità, ambiti in cui l’allora candidato della Lega, l’ex generale Roberto Vannacci, scelse di evitare risposte nette davanti alle telecamere. Nel frattempo, l’eurodeputato ha lasciato il partito d’origine per fondare una propria sigla, Futuro Nazionale, ma la transizione verso temi distanti dai classici cavalli di battaglia, come l’immigrazione o le teorie gender, continua a evidenziare risposte decisamente più vaghe.

Eppure, proprio nel suo discorso di apertura all’Assemblea Costituente di Futuro Nazionale, il neo-leader ha cercato di accreditarsi sul piano internazionale, criticando aspramente le forze della maggioranza di governo, accusate di connivenza con la sinistra. L’eurodeputato ha lanciato una stoccata diretta a Giorgia Meloni, affermando che la premier “si presenta di fronte alla Commissione europea con il cappello in mano per ottenere qualche flessibilità sulla spesa corrente e invece ottiene solo di investire sul Green Deal”.

L’asse con la destra tedesca e il nodo della moneta unica

Le dichiarazioni programmatiche del movimento si scontrano però con le posizioni rigoriste dei principali alleati internazionali, in particolare della destra tedesca di Alternative für Deutschland (Afd), azionista di maggioranza del gruppo Europa delle Nazioni Sovrane. I vertici di Afd escludono qualsiasi flessibilità di bilancio per l’Italia, considerata un Paese che grava sulle spalle del popolo tedesco. In un intervento giornalistico del febbraio 2025, il co-leader di Afd Tino Chrupalla era stato categorico: “La questione non è cambiare le regole, ma rispettarle. Se non si rispettano i trattati, i Paesi del Sud mettono a rischio anche l’euro”, aggiungendo che “gli italiani devono fare i compiti a casa. Ridurre il nuovo debito. Anche per i pagamenti delle pensioni: il livello delle pensioni in Italia è molto più alto che in Germania”. Interpellato su queste posizioni, Vannacci ha mostrato distacco: “Non mi interessano le dichiarazioni pubbliche, all’interno del gruppo parlamentare di queste istanze non si è mai parlato”.

Un’ulteriore ambiguità riguarda la permanenza nell’eurozona, un tema tornato d’attualità dopo l’ingresso nel movimento dell’economista Antonio Maria Rinaldi, noto teorico dell’Italexit. Su questo punto, il capo di Futuro Nazionale ha mantenuto una linea prudente: “Certamente l’ingresso nell’euro a noi non ha portato bene. Se lei mi chiede se oggi dobbiamo uscire dall’euro, le dico che è difficile, ma dobbiamo trovare una soluzione, perché in 30 anni di euro l’Italia non ha ricevuto vantaggi”.

Il rinvio del programma e la prudenza sulla web tax

La medesima cautela emerge quando si passa alla tassazione delle grandi piattaforme digitali. Di fronte all’ipotesi di introdurre un’imposta digitale europea per colpire i giganti della tecnologia, spesso vicini ad ambienti ultraconservatori globali legati a figure come Elon MuskPeter Thiel o il presidente statunitense Donald Trump, l’eurodeputato ha preferito non sbilanciarsi: “Io sono per abbassare lasse a tutti i cittadini non per alzarle”. Di fronte alle insistenze sulla specificità della web tax, l’esponente politico ha tagliato corto: “Non le rispondo adesso, mi ha fatto una domanda specifica, la dovrei andare a vedere”.

Per ottenere risposte precise su questi nodi economici, l’unica via resta l’attesa del documento programmatico ufficiale di Futuro Nazionale. Sebbene la fase costituente si chiuda proprio in queste ore a Roma, i tempi per la pubblicazione restano incerti. “Lo presenteremo quando avremo tempo di fare una sintesi”, ha concluso Vannacci, preferendo non vincolarsi a impegni stringenti e confermando la scelta di puntare, per il momento, sui collaudati argomenti legati alla sicurezza e alla critica dell’ideologia woke.

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Ultimo Aggiornamento: 14/06/2026 11:07

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