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“Strage sulle montagne italiane”. La terribile notizia: drammatico

Pubblicato: 16/06/2026 09:08

L’arrivo della bella stagione coincide ogni anno con il ritorno di migliaia di persone sui sentieri, lungo le ferrate e sulle cime che caratterizzano il paesaggio montano italiano. Con l’aumento delle temperature e delle giornate di sole cresce inevitabilmente anche il numero di escursionisti, alpinisti e appassionati che scelgono di trascorrere il proprio tempo libero in quota, alla ricerca di natura, panorami e avventura.

La montagna continua a esercitare un fascino straordinario, capace di attrarre persone con livelli di esperienza molto diversi tra loro. Proprio questa crescente popolarità, però, porta con sé interrogativi sempre più pressanti sulla sicurezza, sulla preparazione necessaria per affrontare determinati percorsi e sul rapporto tra percezione del rischio e realtà. Temi che tornano con forza al centro del dibattito dopo uno dei fine settimana più tragici degli ultimi anni.
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Un bilancio che scuote il mondo della montagna

Nel giro di appena tre giorni, le montagne italiane hanno registrato un bilancio drammatico: nove morti in diversi incidenti avvenuti tra Valle d’Aosta e Veneto. Un numero che ha profondamente colpito il mondo dell’alpinismo e del soccorso, riportando l’attenzione sulle condizioni in cui vengono affrontate escursioni e ascensioni.

Tra gli episodi più gravi figura la tragedia avvenuta sul Gran Paradiso, dove hanno perso la vita gli alpinisti trentini Antonio Sardano, Sergio Martinelli e Maicol Zenatti dopo una caduta di centinaia di metri. Nelle ore successive, sempre in Valle d’Aosta, altri tre distinti incidenti hanno provocato la morte di quattro persone.

Domenica, invece, il dramma si ĆØ spostato sul Monte Pasubio, dove i vicentini GiosuĆ© Baldassara e Sofia Dalle Nogare sono precipitati lungo la parete del Sojo d’Uderle, perdendo la vita.

Un bilancio pesantissimo che ha acceso una riflessione più ampia sulla frequentazione della montagna e sull’evoluzione del rapporto tra gli italiani e gli ambienti d’alta quota.

Il punto di vista del Soccorso Alpino

A offrire una chiave di lettura ĆØ Luca Franzese, consigliere nazionale del Corpo Nazionale del Soccorso Alpino e Speleologico Italiano, da quasi tre decenni impegnato nelle attivitĆ  di soccorso.

“ƈ stato certamente un week end tragico e nove morti in montagna sono tanti – esordisce Franzese – ma, attenzione, gli incidenti ad alta quota sono sempre accaduti e sempre accadranno, perchĆ© quello di cui stiamo parlando ĆØ un ambiente complicato dove il rischio non sarĆ  mai, dico mai, pari a zero”.

Secondo il soccorritore, il dato più significativo riguarda l’aumento esponenziale delle persone che frequentano la montagna. Una crescita che inevitabilmente si riflette anche sul numero degli incidenti registrati ogni anno.

“I numeri dei frequentatori della montagna sono aumentati a dismisura e, di conseguenza, ĆØ cresciuto anche il numero d’incidenti. ƈ naturale, una logica conseguenza. Il vero problema, al netto di queste terribili tragedie, ĆØ rappresentato da tutti quegli interventi che i tecnici di tutta Italia devono compiere per soccorrere chi non ci sa andare e, nonostante tutto, sfida la sorte”.

La tragedia del Gran Paradiso e il rispetto per le vittime

Franzese invita alla prudenza anche quando si parla degli incidenti più gravi, come quello che ha coinvolto i tre alpinisti trentini sul Gran Paradiso.

“Ho letto quello che ĆØ stato scritto sui vari mezzi d’informazione e non mi permetto di dire niente. CosƬ come dovrebbero fare le centinaia di persone che ‘sparano’ sentenze sui social senza essere a conoscenza dei fatti”.

Il consigliere nazionale del Soccorso Alpino sottolinea come le vittime fossero persone preparate ed esperte.

“L’unica cosa che mi sento di affermare ĆØ che si trattava di tre alpinisti esperti, e competenti: non si arriva a quasi 4mila metri di quota se non si ĆØ preparati e attenti. Poi, a quella quota, l’incidente può accadere e, se ci sia stato un errore, beh noi non lo possiamo proprio sapere”.

L’effetto dei social e la cultura dell’approssimazione

Se gli incidenti in montagna sono sempre esistiti, secondo Franzese ciò che è cambiato profondamente è il livello medio di preparazione di molti frequentatori.

“Assolutamente no ed ĆØ peggiorata clamorosamente negli ultimi dieci anni. I numeri, come ho detto, sono aumentati esponenzialmente, competenza e preparazioni sono precipitate”.

Una delle cause principali viene individuata nell’influenza dei social network, considerati responsabili di aver alimentato una sorta di cultura dell’improvvisazione.

“Beh, i social – in questo senso – hanno avuto un ruolo fondamentale, in negativo. In passato, prima di partire anche per un’escursione, ci si informava parlando con chi la montagna la conosce veramente, le guide alpine, i soccorritori, i forestali. Adesso, invece, si pensa che bastino le ‘app’ o l’intelligenza artificiale per avere tutte le informazioni necessarie”.

Secondo Franzese, sempre più persone decidono di affrontare percorsi impegnativi basandosi esclusivamente su informazioni reperite online o sull’esempio visto attraverso fotografie e video pubblicati sui social.

“Quanti dicono: ‘ah ho visto su Facebook che il mio amico ĆØ andato lƬ. Se ce l’ha fatta lui, beh vuoi che non ci riesca anche io?’. Niente di più sbagliato”.

Il problema del “fai da te”

Uno degli aspetti che più preoccupa il Soccorso Alpino riguarda l’abbandono della preparazione tradizionale e dell’apprendimento sul campo.

“Esattamente, ĆØ proprio cosƬ. E gli errori che vediamo sono tantissimi, dall’abbigliamento non corretto, all’orario sbagliato di partenza, alla mancata consultazione delle previsioni meteo. Adesso, poi, c’ĆØ la ‘moda’ di andare da soli: si tratta di un errore colossale. In montagna non si va mai, sottolineo mai, da soli”.

Per Franzese la vera differenza rispetto al passato ĆØ rappresentata dalla progressiva perdita di quella formazione che veniva acquisita frequentando associazioni e persone esperte, imparando gradualmente a conoscere l’ambiente montano e i suoi pericoli.

La prevenzione come unica risposta

Tra i temi affrontati dal consigliere nazionale del Soccorso Alpino c’ĆØ anche quello della responsabilitĆ  individuale e della capacitĆ  di rinunciare quando le condizioni non sono favorevoli.

“Purtroppo, e lo vediamo tutti i giorni, l’incapacitĆ  di rinunciare ormai dilaga. Fermarsi e fare marcia indietro non ĆØ segno di debolezza ma di grande responsabilitĆ . ƈ una questione di buonsenso”.

Un concetto che si lega direttamente alla necessitĆ  di investire maggiormente nella prevenzione e nell’educazione alla montagna.

“Si parla ancora troppo poco di prevenzione? Assolutamente sƬ. In questi giorni tutti i principali mass media stanno dedicando un certo spazio alla questione, ma c’ĆØ bisogno della tragedia, o delle tragedie, affinchĆ© il tema venga trattato”.

Per Franzese la sfida più importante riguarda il recupero di una vera cultura della montagna, fondata sulla conoscenza, sul rispetto dell’ambiente e sulla consapevolezza dei propri limiti.

“Dobbiamo tornare a creare una vera cultura della montagna. Che, adesso, purtroppo stiamo perdendo. E quando parlo di montagna non mi riferisco solamente ai 4mila metri. No, sarebbe un errore gravissimo pensare solo a quello”.

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