
na svolta cruciale potrebbe finalmente riaprire il caso di Alisya Di Giacinto, 16 anni, e di sua sorella Sarah, 12 anni, svanite nel nulla ormai da undici giorni. Nel bel mezzo delle imponenti battute che stanno setacciando l’area impervia del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, le squadre di soccorso hanno isolato una traccia concreta. Lungo un sentiero che conduce alla parte alta del comune di Civitella Alfedena, è stato infatti rinvenuto un fermaglio per capelli. L’oggetto è stato immediatamente sottoposto a verifiche ed è stato ufficialmente riconosciuto da un’amichetta d’infanzia della più piccola delle due ragazze, la quale ha confermato senza ombra di dubbio che il fermaglio appartiene proprio a Sarah.
Questo ritrovamento rappresenta il primo vero elemento materiale in mano agli inquirenti da quando le due sorelle hanno abbandonato la comunità protetta nella notte tra il 6 e il 7 giugno. Le operazioni di perlustrazione a terra, supportate dall’alto dal sorvolo costante di un elicottero dei vigili del fuoco e dall’impiego di droni e cani molecolari del Soccorso Alpino, si stanno concentrando con estrema capillarità proprio nei boschi e nei corsi d’acqua adiacenti al punto della scoperta.
La reazione del legale e il cortocircuito istituzionale sulle indagini
Mentre il territorio viene battuto palmo a palmo e si teme per la salute di Sarah, che essendo celiaca necessita di un’alimentazione specifica, sul fronte procedurale esplode una dura polemica legata alla gestione delle comunicazioni ufficiali. L’avvocato Enrico Mastantuono, legale di fiducia di Valentina D’Acunto, madre delle due adolescenti scomparse, ha rilasciato dichiarazioni pesantissime all’ANSA, denunciando un totale isolamento informativo da parte di chi coordina le indagini.
L’avvocato Mastantuono ha espresso tutto il proprio sconcerto per una situazione che penalizza direttamente i familiari più stretti delle minori: «Come la mia assistita, anch’io continuo a essere informato sugli sviluppi della vicenda attraverso gli organi di informazione e non dagli inquirenti o dalle istituzioni».
Le parole del legale mettono in luce una profonda frattura nei rapporti tra la Procura di Sulmona – che ha aperto due fascicoli d’inchiesta per sottrazione e abbandono di minori – e i parenti delle vittime. Nel frattempo, i telefoni in uso alle sorelle risultano spenti da circa 96 ore, lasciando gli investigatori nel tentativo di decifrare se la fuga sia stata agevolata da una mano esterna o se la tesi del fidanzato diciottenne di Alisya, Joseph, che attribuisce alla madre un ruolo attivo nel prelevamento delle figlie, possa trovare qualche riscontro logistico sul campo.


