
Proseguono gli accertamenti sulla morte di Sara Di Vita e della madre Antonella Di Ielsi, decedute lo scorso dicembre a Pietracatella, in provincia di Campobasso, in un caso sul quale gli inquirenti ipotizzano un avvelenamento da ricina. Nella giornata di oggi, al Centro Antiveleni Tossicologico “Maugeri” di Pavia, si è svolto un vertice operativo tra magistrati, investigatori ed esperti italiani e tedeschi per definire le prossime fasi dell’inchiesta.
All’incontro hanno preso parte i rappresentanti della Procura di Larino, della Squadra Mobile di Campobasso, gli specialisti del Centro Antiveleni guidato dal professor Carlo Locatelli e gli esperti del Robert Koch Institute di Berlino, struttura considerata tra le più avanzate nello studio delle tossine biologiche.
L’obiettivo è individuare eventuali tracce di ricina
La collaborazione tra Italia e Germania punta a sfruttare metodologie particolarmente sofisticate, in grado di rilevare eventuali tracce della tossina anche a distanza di diversi mesi.
Durante il vertice è stato definito il calendario delle nuove attività investigative che riguarderanno il materiale già sequestrato nel corso delle indagini.
Analisi su alimenti, oggetti e abitazione
Gli accertamenti interesseranno circa 70 alimenti recuperati nelle due abitazioni della famiglia Di Vita, che saranno sottoposti a esami per verificare l’eventuale presenza di ricina.
Le verifiche saranno estese anche a indumenti, mobili e ad altri oggetti presenti nelle abitazioni. È inoltre previsto un nuovo sopralluogo nell’immobile di Pietracatella, con l’obiettivo di individuare eventuali ulteriori elementi utili alla ricostruzione dei fatti.
Nuovi test anche sui familiari sopravvissuti
Tra gli approfondimenti disposti dagli investigatori figurano anche specifici esami per accertare l’eventuale presenza di anticorpi contro la ricina in Gianni e Alice Di Vita, gli unici due componenti della famiglia rimasti in vita.
L’obiettivo è stabilire se anche loro possano essere entrati in contatto con la sostanza tossica, un elemento che potrebbe fornire indicazioni importanti per chiarire le modalità dell’ipotizzato avvelenamento e ricostruire quanto accaduto nei giorni precedenti alla morte di madre e figlia.
Una fase decisiva dell’inchiesta
A circa sei mesi dai decessi, l’indagine entra così in una fase ritenuta cruciale. Le nuove analisi scientifiche, affidate congiuntamente agli specialisti italiani e tedeschi, potrebbero contribuire a fare luce sulle cause della morte di Sara Di Vita e Antonella Di Ielsi e a fornire agli inquirenti elementi determinanti per l’accertamento della verità.


