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È morto Franco Bernabei

Pubblicato: 03/07/2026 11:06

Nel mondo agricolo e agroalimentare esistono figure che, pur lavorando spesso lontano dai riflettori, riescono a incidere profondamente sull’identità di un intero settore. Il loro contributo si misura nel tempo, nella qualità dei risultati e nella capacità di lasciare un metodo destinato a essere ereditato da generazioni successive. Quando una di queste personalità scompare, il vuoto si avverte non solo sul piano umano, ma anche nella memoria produttiva di un Paese.

Negli ultimi decenni la crescita del settore vitivinicolo italiano è stata segnata da un’evoluzione costante, guidata da competenze tecniche sempre più raffinate e da una maggiore attenzione al legame tra prodotto e territorio. In questo contesto si sono affermate figure in grado di trasformare pratiche produttive e orientare stili riconosciuti a livello internazionale.
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La scomparsa di Franco Bernabei

È morto all’età di 73 anni Franco Bernabei, una delle personalità più influenti della viticoltura italiana contemporanea. La sua scomparsa segna la fine di una stagione importante per il settore, quella che ha contribuito a ridefinire la qualità e l’identità del vino italiano tra anni Ottanta e Novanta, periodo spesso indicato come una fase di profondo rinnovamento.

La notizia della morte ha suscitato immediata commozione nel mondo agricolo e produttivo, dove il suo nome è stato a lungo associato a un approccio innovativo e rigoroso, capace di coniugare ricerca tecnica e valorizzazione delle specificità territoriali.

Dalle origini al centro della sua attività

Originario di Abano Terme, nei Colli Euganei, Bernabei aveva scelto la Toscana come luogo di riferimento della propria vita professionale, stabilendosi a Greve in Chianti, nel territorio fiorentino, dove ha sviluppato gran parte del suo lavoro.

Dopo la laurea in Viticoltura ed Enologia all’Università di Padova e una prima esperienza presso una storica realtà del settore, aveva intrapreso la carriera di consulente in un periodo in cui questa figura era ancora poco diffusa in Italia. Il suo approccio si è distinto fin da subito per l’attenzione scientifica ai processi produttivi e per la capacità di leggere le caratteristiche dei diversi territori.

Nel 1993 aveva fondato insieme alla moglie Daniela il laboratorio di consulenza Enoproject, realtà che oggi prosegue grazie al lavoro dei figli Marco e Matteo, entrambi professionisti del settore.

Il ruolo nel rinnovamento del vino italiano

Nel corso della sua carriera, Bernabei è stato considerato un punto di riferimento per la valorizzazione di un vitigno simbolo della tradizione italiana, al punto da essere soprannominato “Mister Sangiovese”. Il suo lavoro ha contribuito in modo determinante all’evoluzione qualitativa di numerose produzioni toscane, accompagnando una fase storica di forte crescita e riconoscimento internazionale.

La sua attività ha riguardato anche alcune etichette diventate nel tempo simbolo della nuova enologia italiana, affermatesi sui mercati internazionali e spesso associate ai cosiddetti Supertuscan, vini che hanno segnato una svolta nella percezione della produzione nazionale.

Il suo metodo si fondava su un principio costante: esaltare le caratteristiche del vitigno e del territorio, evitando standardizzazioni e cercando di mantenere un’identità precisa per ogni produzione seguita.

Un’eredità diffusa in tutta Italia

Nel corso degli anni, il suo lavoro ha attraversato numerose regioni italiane, dalla Toscana al Friuli Venezia Giulia, passando per Umbria, Sardegna, Sicilia e Veneto. In ciascun contesto ha adattato il proprio approccio alle specificità locali, contribuendo a percorsi di crescita qualitativa differenti ma accomunati dalla stessa filosofia produttiva.

La sua scomparsa ha generato un ampio cordoglio nel settore. Assoenologi, attraverso il presidente Riccardo Cotarella, ha espresso vicinanza alla famiglia e ricordato il suo contributo tecnico e professionale.

Numerosi anche i messaggi arrivati da critici e operatori del settore. Tra questi, il giornalista Marco Sabellico lo ha descritto come una figura decisiva per alcuni dei vini più rappresentativi del panorama nazionale, mentre Daniele Cernilli ha evidenziato la sua capacità di unire competenza e visione. Anche Leonardo Romanelli ha voluto sottolinearne le qualità umane, ricordando la sua disponibilità al confronto e l’entusiasmo costante nel lavoro.

Un ricordo particolare è arrivato infine da Giovanni Manetti, presidente del Consorzio Vino Chianti Classico e produttore storico, che ha sottolineato il lungo rapporto di collaborazione e amicizia.

Nel corso della sua carriera Franco Bernabei ha ricevuto importanti riconoscimenti del settore, tra cui l’Oscar del Vino come miglior professionista della sua categoria. Il suo contributo, tuttavia, viene oggi ricordato soprattutto come un’eredità culturale e tecnica che ha influenzato profondamente la viticoltura italiana moderna.

I funerali si terranno lunedì 6 luglio alle ore 15.30 nella chiesa di Santa Croce a Greve in Chianti, dove colleghi, amici e appassionati potranno rendergli l’ultimo saluto.

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