
In occasione della rassegna culturale Pantelleria–Mediterraneo D’Autore, ideata da Myrta Merlino e Valentina Fontana per Vis Factor, il presidente del Senato Ignazio La Russa ha rilasciato un’ampia intervista destinata a far discutere il panorama politico italiano. Sollecitato dalle domande della stessa Merlino e del direttore dell’Adnkronos Davide Desario, la seconda carica dello Stato ha affrontato una vasta gamma di temi caldi, che spaziano dalle sue personali ambizioni istituzionali alle riforme della legge elettorale, fino a toccare le dinamiche interne alla coalizione di centrodestra, la politica internazionale e il ruolo geopolitico dell’Italia nel bacino del Mediterraneo. Il quadro che ne emerge è quello di un esponente politico che rivendica la propria libertà di parola e la propria identità, pur mantenendo fede ai complessi equilibri della maggioranza di governo.
Quirinale e il ruolo super partes
Il presidente del Senato ha voluto chiarire in modo netto la propria posizione riguardo alle indiscrezioni che spesso lo indicano come possibile candidato alla massima carica dello Stato. Ignazio La Russa ha escluso categoricamente di avere l’ambizione di salire al Colle, sottolineando come il ruolo di presidente della Repubblica non rientri nei suoi desideri attuali. Tra i motivi addotti vi è la consapevolezza della difficoltà di aggregare un consenso ampio e trasversale attorno al suo nome, ma anche la preferenza per l’attuale carica a Palazzo Madama, che gli garantisce margini di manovra e spazi di espressione differenti. Nel tracciare il profilo della figura presidenziale ideale, La Russa ha indicato Carlo Azeglio Ciampi come il miglior capo dello Stato della storia repubblicana, lodandone la capacità di risvegliare l’attaccamento patriottico nei confronti della bandiera tricolore e di valorizzare simboli identitari come la sfilata del 2 giugno. Collegandosi a questo tema, ha poi difeso il proprio diritto a esprimersi politicamente, argomentando che la presidenza del Senato storicamente non ha impedito ad altre figure, come Amintore Fanfani, Pietro Grasso, Gianfranco Fini o Pier Ferdinando Casini, di fare politica attiva o persino di fondare partiti durante il proprio mandato.
Riforma elettorale e stabilità politica
Un altro passaggio nodale dell’intervista ha riguardato il cantiere aperto sulla nuova legge elettorale, un tema sul quale la maggioranza intende accelerare per dare una svolta definitiva alla governance del Paese. La Russa ha ribadito che l’obiettivo prioritario di Fratelli d’Italia e di tutto il centrodestra è quello di portare a termine la riforma per scongiurare scenari di pareggio o di stallo istituzionale dopo le urne. La volontà politica espressa è chiara, ovvero quella di creare un sistema in cui chi vince ha il mandato pieno per governare e chi perde assume il ruolo di opposizione, senza formule ambigue. In questo senso, il presidente del Senato ha lanciato una stoccata al centrosinistra, accusando lo schieramento avversario di cercare un sistema che offra una doppia opportunità, ossia quella di vincere oppure di puntare al pareggio per poi trovare accordi successivi. Sebbene Fratelli d’Italia rimanga favorevole all’introduzione delle preferenze, La Russa ha spiegato che il vero fulcro della questione non risiede solo nello strumento di voto, ma nella garanzia di stabilità che la nuova legge dovrà assicurare al sistema Paese.
Coalizione e il caso Vannacci
Le dinamiche interne al centrodestra sono state analizzate con particolare riferimento alle posizioni del generale Roberto Vannacci e alla sua compatibilità con la coalizione di governo. Il presidente del Senato ha espresso forti riserve su alcune uscite del militare, definendole frasi di pura testimonianza, ma ha preso nettamente le distanze dalle dichiarazioni di quest’ultimo sulla legge contro il femminicidio. La Russa ha definito agghiaccianti quelle affermazioni, ricordando che la normativa vigente rappresenta la risposta ferma e necessaria dello Stato a un fenomeno drammatico che ha raggiunto livelli di gravità senza precedenti. Di conseguenza, ha ipotizzato una futura e definitiva esclusione del generale dal perimetro della destra di governo, rivendicando la coerenza del proprio schieramento e contestando parallelamente le contraddizioni interne al centrosinistra, dove convivono figure come Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni con le componenti più centriste. Secondo l’analisi di La Russa, la figura di Vannacci rischia solo di danneggiare la leadership di Giorgia Meloni favorendo indirettamente la sinistra, un esito che la vera destra deve assolutamente evitare in nome del bene superiore dell’Italia. Per rimarcare la distanza da certe posizioni estremiste, ha annunciato l’intenzione di invitare un familiare del giovane ucciso dal padre a causa della propria omosessualità, ribadendo che nessuna giustificazione verso tali crimini può essere considerata di destra.
Elezioni comunali a Milano
Spostando l’attenzione sulle scadenze elettorali locali e sulla tenuta dei partiti alleati, La Russa ha commentato le voci relative alle strategie per le prossime elezioni amministrative nel capoluogo lombardo. Il presidente del Senato ha gelato le ipotesi di una corsa solitaria di Forza Italia al primo turno, avvertendo gli alleati sui rischi di una frammentazione della coalizione. Utilizzando una metafora efficace, ha ricordato che rompere un uovo è un’operazione estremamente semplice, mentre risulta poi quasi impossibile rimetterlo insieme per ritrovare l’unità perduta. L’invito rivolto a tutte le forze del centrodestra milanese è quello di preservare la compattezza della coalizione fin dalle prime battute della campagna elettorale, poiché solo l’unione delle diverse anime moderate e conservatrici può garantire la competitività necessaria per conquistare la guida di una città cruciale come Milano.
Relazioni transatlantiche e dignità nazionale
Il dibattito si è poi allargato alla politica estera, toccando le recenti tensioni e i toni accesi che hanno caratterizzato i rapporti tra la presidenza degli Stati Uniti e il governo italiano. La Russa ha difeso a spada tratta la figura di Giorgia Meloni, respingendo l’idea che la presidente del Consiglio possa mai trovarsi nella posizione di dover supplicare un leader straniero. Ha ironizzato sul fatto che Meloni al massimo possa rivolgere suppliche alla Madonna, ma mai a un uomo, sottolineando l’orgoglio e la fermezza della premier. Il presidente del Senato ha inoltre espresso aperto dissenso nei confronti dello stile comunicativo e dei toni usati da Donald Trump nelle sue battaglie politiche e nei confronti degli interlocutori internazionali. Riferendo di un colloquio avuto con l’ambasciatore statunitense, La Russa ha confermato di aver preteso il rispetto della pari dignità tra le nazioni, riconoscendo le ovvie differenze in termini di peso geopolitico ed economico, ma riaffermando il principio fondamentale secondo cui ogni Paese ha il dovere di perseguire il proprio interesse nazionale come stella polare.
Geopolitica e la vocazione mediterranea
L’intervista si è conclusa con una profonda riflessione sulla complessa congiuntura internazionale e sui conflitti che stanno minando la stabilità globale. Il presidente del Senato ha evidenziato come l’Europa si sia illusa per ottant’anni, fin dalla fine del secondo conflitto mondiale, che la guerra fosse un evento lontano e circoscritto, mentre oggi il continente si è risvegliato di colpo di fronte a uno scenario di conflittualità diffusa a livello globale. In questo contesto critico, La Russa ritiene fondamentale che l’Italia si riappropri con forza della sua storica vocazione mediterranea. Se nel secondo dopoguerra è stato strategico e corretto consolidare il posizionamento italiano all’interno dell’Europa centrale, l’attuale scenario impone di riscoprire la centralità della penisola nel bacino del Mediterraneo. Questa strategia, ha concluso la seconda carica dello Stato, trova oggi una sua concreta e strategica declinazione attraverso l’attuazione del Piano Mattei, promosso dall’esecutivo per costruire una nuova rete di cooperazione e sviluppo con i Paesi della sponda sud.


