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Madre e figlia uccise con la ricina, la perizia che cambia tutto: cosa emerge dall’autopsia

Pubblicato: 13/07/2026 21:17

Emergono nuovi elementi sul giallo di Pietracatella, il caso che ha sconvolto il Molise dopo la morte di Sara Di Vita e della madre Antonella, decedute in seguito a un avvelenamento da ricina. Le conclusioni contenute nelle oltre 800 pagine della consulenza medico-legale, anticipate dal Tg1, delineano un quadro destinato a incidere sul prosieguo dell’inchiesta. Secondo gli esperti nominati dalla Procura, infatti, non è possibile affermare che una diversa condotta sanitaria avrebbe evitato il decesso delle due donne, almeno non “oltre ogni ragionevole dubbio”.

La relazione rappresenta un passaggio fondamentale dell’indagine, sia per chiarire le responsabilità mediche sia per ricostruire le modalità con cui il veleno è stato somministrato. Mentre il fascicolo per il presunto duplice omicidio prosegue, resta ancora senza risposta la domanda più importante: chi ha avvelenato madre e figlia durante le festività natalizie?

La perizia: “Una diversa assistenza non avrebbe cambiato l’esito”

Secondo quanto emerge dalla consulenza tecnica depositata agli atti dell’inchiesta, la rapidissima evoluzione del quadro clinico e l’elevata quantità di ricina assunta dalle due vittime avrebbero reso estremamente difficile salvarle, anche in presenza di un diverso percorso assistenziale.

I consulenti della Procura concludono infatti che non è possibile sostenere, con il grado di certezza richiesto in sede penale, che una differente condotta sanitaria avrebbe impedito la morte di Sara e Antonella Di Vita. Un passaggio destinato ad avere un peso rilevante anche sul filone che riguarda le eventuali responsabilità del personale sanitario.

Alla luce di queste conclusioni, la posizione dei cinque medici iscritti nel registro degli indagati – tre in servizio al pronto soccorso dell’ospedale di Campobasso e due della guardia medica di Campolieto – appare destinata a indebolirsi sensibilmente.

L’avvelenamento tra il 23 e il 24 dicembre

La consulenza medico-legale ricostruisce anche il momento in cui sarebbe avvenuta l’esposizione al veleno. Secondo gli esperti, l’avvelenamento risalirebbe al periodo compreso tra il 23 e il 24 dicembre, durante le festività natalizie.

L’ipotesi ritenuta di gran lunga più probabile è quella di una somministrazione per via orale, attraverso un alimento oppure una bevanda contaminati con la ricina. Viene invece considerata molto meno plausibile la possibilità che il veleno sia stato inoculato tramite un’iniezione.

Questi elementi restringono ulteriormente il campo delle indagini, concentrando l’attenzione su ciò che le vittime avrebbero consumato nelle ore precedenti all’insorgenza dei sintomi.

La caccia al responsabile e gli esami in Germania

Se il fronte sanitario sembra avviarsi verso un ridimensionamento, resta invece completamente aperto quello relativo al presunto duplice omicidio. Al momento non risultano persone iscritte nel registro degli indagati per l’avvelenamento di Sara e Antonella Di Vita.

Una possibile svolta potrebbe arrivare dalla Germania, dove gli specialisti di un istituto di Berlino stanno analizzando gli alimenti, le bevande e gli oggetti sequestrati nell’abitazione della famiglia Di Vita a Pietracatella. Gli esami di laboratorio dovranno stabilire se siano presenti tracce della sostanza tossica e contribuire a individuare il veicolo attraverso il quale la ricina sarebbe stata ingerita.

Le indagini della Procura proseguono dunque su più fronti, nel tentativo di chiarire uno dei casi di cronaca più complessi degli ultimi mesi e individuare chi abbia materialmente somministrato il veleno che ha provocato la morte di madre e figlia.

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Ultimo Aggiornamento: 13/07/2026 21:23

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