
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, insieme al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, ha partecipato al Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica in Prefettura a Palermo, rilanciando l’impegno del Governo nella lotta alla mafia e aprendo alla possibilità di impiegare anche l’Esercito nelle aree più critiche della città.
“La ricchezza strappata alle mafie torna alla collettività per alleviare i problemi delle famiglie”, ha dichiarato la premier, sottolineando come lo Stato continui a colpire la criminalità organizzata e debba adattare la propria strategia all’evoluzione delle organizzazioni mafiose. “Le mafie cambiano, trovano nuovi spazi e nuovi strumenti per condizionare il tessuto produttivo. Sono qui soprattutto per dire grazie a chi ogni giorno lavora sul territorio e per ribadire un messaggio chiaro: a Palermo lo Stato c’è e vuole esserci con determinazione”.
Meloni ha spiegato che l’obiettivo del Comitato dovrà essere quello di individuare rapidamente soluzioni per un’operazione straordinaria di controllo del territorio, a partire dai quartieri considerati più a rischio, come lo Zen. Tra le ipotesi sul tavolo c’è anche il coinvolgimento dei militari in operazioni congiunte con le Forze di polizia.

Possibile impiego dell’Esercito
“Il presidio può essere garantito dalle Forze di polizia ma non solo, forse anche con il coinvolgimento dell’Esercito. Se necessario possiamo intervenire anche sulle norme che disciplinano l’operazione Strade Sicure”, ha affermato la presidente del Consiglio.
La premier ha quindi richiamato i recenti episodi di violenza che hanno interessato il capoluogo siciliano, facendo riferimento alle raffiche di kalashnikov, alle intimidazioni e agli attentati incendiari.
“Chi pensa di riportare Palermo indietro, di terrorizzare chi lavora onestamente, troverà davanti a sé uno Stato determinato che reagisce e colpisce”, ha detto, ringraziando magistratura e Forze dell’ordine per la recente operazione che ha portato a 22 fermi nei confronti della cosiddetta banda dei kalashnikov.
Il richiamo a Borsellino
L’intervento arriva in una settimana simbolica per Palermo, che culminerà con il 34° anniversario della strage di via D’Amelio, nella quale persero la vita il giudice Paolo Borsellino e gli agenti della sua scorta.
“La storia di Palermo ha contribuito alla coscienza civile dell’Italia”, ha ricordato Meloni. “È il luogo in cui lo Stato ha dimostrato forse più che altrove di non essere disposto a indietreggiare davanti alla violenza mafiosa. È un messaggio che raccogliamo e rilanciamo con la stessa determinazione anche oggi”.
La presidente del Consiglio ha infine ribadito la volontà di proseguire nel contrasto alle organizzazioni mafiose rafforzando gli strumenti investigativi e sostenendo il lavoro di magistratura e Forze dell’ordine.
“Lo Stato non ha abbassato la guardia e continua a colpire la criminalità organizzata nei suoi interessi economici, nelle sue strutture e nella sua capacità di intimidazione”.


