
Ci sono momenti in cui un’intera vita cambia improvvisamente, costringendo una famiglia a confrontarsi con una realtà fino a quel momento sconosciuta. Le abitudini quotidiane si interrompono, i gesti più semplici assumono un significato diverso e anche una telefonata diventa un evento atteso con ansia. Quando una persona entra in carcere, la pena non coinvolge soltanto chi la sconta, ma incide inevitabilmente anche sull’esistenza dei familiari che restano fuori.
È una nuova quotidianità fatta di attese, procedure, regole e tempi scanditi da norme rigide. Ogni contatto diventa prezioso, ogni incontro richiede autorizzazioni e ogni conversazione è limitata da vincoli che trasformano anche pochi minuti in qualcosa di estremamente importante. È questo il contesto in cui si trova oggi la famiglia di Mario Roggero, alle prese con un’esperienza mai vissuta prima.
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Le prime telefonate dal carcere
“Abbiamo parlato solo per dieci minuti, le telefonate dal carcere hanno un limite di tempo“. È con queste parole che Mariangela Sandrone, moglie di Mario Roggero, racconta i primi giorni successivi all’ingresso del marito nel carcere di Bollate.
Il gioielliere di Grinzane Cavour sta scontando la condanna definitiva a 14 anni di reclusione per l’omicidio di due rapinatori. Per la famiglia si tratta di una situazione del tutto nuova, che la donna descrive come difficile anche da elaborare.
“È stato un colpo, faccio fatica anche a essere concentrata per rispondere alle domande delle interviste“, racconta, spiegando quanto sia complicato affrontare questa nuova fase della loro vita.

Una realtà mai conosciuta prima
Mariangela Sandrone spiega che né lei né il marito avevano mai avuto esperienze con il sistema penitenziario.
“Sapevamo che esistessero ma non avevamo mai avuto il bisogno di immaginarceli“, afferma.
La donna racconta di non essere ancora riuscita a far visita al marito e che, al momento, i loro contatti si limitano alle telefonate consentite dal regolamento.
“È la prima volta che ci sentiamo con queste modalità: io a casa e lui in carcere. Non avrei mai immaginato di arrivare a quasi settant’anni e di trovarmi in questa situazione“.
Nei pochi minuti concessi, Roggero le ha chiesto alcuni effetti personali necessari per affrontare la permanenza in carcere.
Ha bisogno del “costume per la doccia“, di un paio di ciabatte che non siano “infradito” e di un accappatoio “meno pesante“. La valigia preparata in fretta, racconta la moglie, ha inevitabilmente risentito dell’inesperienza di chi non aveva mai dovuto affrontare una situazione simile.
La strategia della difesa
Parallelamente prosegue il lavoro del collegio difensivo.
Il professor Sergio Novani, insieme all’avvocato e professore Marcolini, sta valutando tutte le possibilità previste dall’ordinamento per consentire a Roggero di lasciare il carcere nel minor tempo possibile.
La moglie racconta anche un episodio avvenuto subito dopo l’ingresso nell’istituto penitenziario. Il professore avrebbe chiesto scusa al proprio assistito per non essere riuscito a evitare il carcere.
La risposta del gioielliere sarebbe stata semplice: “Dovete essere forti“.
Secondo il racconto della donna, la cella assegnata al marito è “molto piccola” e durante la telefonata Roggero ha chiesto notizie delle figlie e delle nipoti.
Le conseguenze sulla famiglia
La condanna rappresenta soltanto l’ultimo capitolo di una vicenda che, secondo la moglie, ha cambiato profondamente la vita dell’intera famiglia.
Mariangela Sandrone ricorda come tutto sia iniziato con le rapine subite nella gioielleria.
“Dopo il primo borseggio, arrivato dopo 39 anni dall’apertura, pensavo che non sarebbe più successo. Invece, cinque anni dopo, è arrivata un’altra rapina“.
Nel giorno in cui Roggero sparò ai rapinatori, all’interno del negozio era presente anche la figlia Laura.
“Si è licenziata e ha dovuto reinventarsi un’altra attività da zero. Nessuno considera quanto quella vicenda abbia cambiato pure la sua vita“, sottolinea la madre.
In carcere, racconta ancora, il marito trascorre il tempo leggendo.
“Si è portato molti libri di crescita personale, di yoga. È una passione in comune che abbiamo da quando ci siamo sposati“.

Il precedente con l’ex fidanzato della figlia
Nel corso dell’intervista viene affrontata anche la vicenda che in passato aveva coinvolto Roggero e l’ex fidanzato di una delle figlie.
La moglie replica con decisione alle ricostruzioni che, a suo giudizio, hanno contribuito a delineare un’immagine negativa del marito.
“Vorrei vedere quale padre non correrebbe dalla figlia che ti chiama all’una di notte dicendo di essere stata picchiata dal fidanzato, lo stesso che aveva cercato di investirla con la macchina e che frequentava casa nostra da due o tre anni“.
Secondo Mariangela Sandrone, si starebbe tentando di rappresentare Roggero come un uomo violento.
“Hanno travisato tutto perché non sanno più dove aggrapparsi per dare questa immagine di uomo violento. Ma è una cosa senza senso. Se leggessero le carte capirebbero davvero come sono andate le cose“.
Il peso della condanna
Per la famiglia, la pena inflitta al gioielliere resta eccessiva.
“Potevano essere concessi i domiciliari o comunque una pena molto più bassa“, sostiene la moglie.
Sul tema è intervenuta anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha dichiarato: “Non si possono dare 8 anni a dei pedofili e meno di 10 anni a casi di stupri di gruppo e poi condannare a morire in carcere questo gioielliere, c’è un problema di proporzionalità delle pene“.
Intanto la vita della famiglia prosegue tra nuove responsabilità e difficoltà quotidiane. La gioielleria da mandare avanti, la gestione della casa, le visite da organizzare e quei pochi minuti di telefonata che, come racconta Mariangela Sandrone, sembrano terminare ancora prima di poter dire tutto ciò che si vorrebbe.
Alla domanda se oggi abbia ancora paura di subire una rapina, la risposta arriva senza esitazioni.
“Devo dirle la verità, sì“.


