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Luca Esposito, l’assassino ha confessato: “L’ho ucciso perché…”. Agghiacciante

Pubblicato: 27/07/2026 08:59

L’inchiesta sulla tragica scomparsa di Luigi Esposito, il giornalista cinquantatreenne conosciuto da tutti come Luca, ha raggiunto uno snodo cruciale con l’imminente interrogatorio di garanzia dell’unico indagato, il ventiseienne di origine tunisina Ridha Rahmouni. L’uomo deve rispondere delle pesanti accuse di omicidio aggravato e distruzione di cadavere, formulati nell’ambito del decreto di fermo coordinato dal sostituto procuratore Alessandro Di Vico. La mattina del 27 luglio, il presunto aggressore si presenta davanti al giudice per le indagini preliminari Giandomenico D’Agostino per chiarire la propria posizione e motivare un gesto di inaudita violenza. Secondo quanto dichiarato nei primi contatti con le forze dell’ordine, Rahmouni avrebbe giustificato la sua condotta sostenendo di voler bloccare un giro di incontri intimi a pagamento che, a suo dire, distoglievano lui e altri connazionali dalla pratica religiosa dell’Islam. La vittima avrebbe attirato il giovane in un casolare e in zone isolate per consumare rapporti sessuali a pagamento, una situazione che avrebbe generato nel ventiseienne una forte insofferenza e un senso di rimorso religioso, culminati nella violenta lite e nel successivo tentativo di cancellare ogni traccia appiccando il fuoco al corpo dell’uomo.

Quadrante investigativo e prove materiali a carico

Il quadro probatorio delineato dagli inquirenti appare solido e poggia su una serie di riscontri tecnici e testimonianze dirette. I dati raccolti attraverso le celle telefoniche confermano che i cellulari della vittima e dell’indagato si trovavano esattamente nella stessa area geografica nelle ore in cui si è consumato il delitto, tracciando uno spostamento sovrapponibile verso il luogo del ritrovamento dell’auto e del cadavere semi-carbonizzato. A consolidare queste evidenze si aggiungono le immagini registrate dai sistemi di videosorveglianza della zona e la testimonianza di una guardia giurata, che ha notato la Lancia Y del giornalista affiancata da un uomo in bicicletta. Gli elementi decisivi risiedono tuttavia nei reperti rilevati dalla polizia scientifica: sul portabagagli della vettura di Esposito sono state rinvenute impronte digitali nitide appartenenti a Rahmouni, a testimonianza irrefutabile del loro incontro. Successivamente, la perquisizione effettuata nell’alloggio di fortuna occupato dal tunisino ha permesso di recuperare effetti personali appartenenti al giornalista, tra cui il suo telefono cellulare e la carta di credito, con la quale fortunatamente non erano state ancora effettuate transazioni finanziarie.

Sfera privata della vittima e ricostruzione del movente

Gli accertamenti condotti dai carabinieri hanno scavato a fondo nella vita privata di Luca Esposito, portando alla luce aspetti finora riservati e mai condivisi al di fuori di una strettissima cerchia. Le dichiarazioni rese agli inquirenti da un amico intimo della vittima hanno delineato una omosessualità mai dichiarata pubblicamente, con un matrimonio formale che avrebbe svolto la funzione di copertura sociale per proteggere la propria riservatezza. I rilievi effettuati sulla scena del crimine e all’interno del veicolo hanno confermato la natura dell’incontro: la presenza di numerosi preservativi e confezioni di olio per massaggi ha spinto gli investigatori a ritenere certo che il viaggio verso le campagne di Eboli fosse finalizzato a un appuntamento a sfondo sessuale. L’indagato ha asserito che Esposito formulava proposte analoghe anche ad altri giovani nordafricani che versavano in condizioni di grave necessità economica, alimentando così in lui un profondo risentimento ideologico e personale, un aspetto su cui gli inquirenti stanno effettuando ulteriori verifiche per rintracciare eventuali altri testimoni.

Profilo dell’indagato e precedente ordine di espulsione

La figura di Ridha Rahmouni rivela una storia di profonda irregolarità sul territorio nazionale e continui tentativi di sfuggire ai controlli delle autorità. Nato nel maggio del 2000, il giovane è sbarcato sulle coste di Lampedusa tre anni fa, accumulando nel tempo una serie di fotosegnalamenti ufficiali registrati prima nell’agosto del 2023 e successivamente nel mese di ottobre presso la Questura di Savona. Dopo aver presentato una richiesta di visto di soggiorno a Salerno, separatosi dalle pratiche burocratiche per via del parere negativo emesso dalla Questura nel dicembre del 2024, il ventiseienne è diventato a tutti gli effetti un irregolare introvabile, colpita da un formale decreto di espulsione mai eseguito. Per evitare il rimpatrio forzato, Rahmouni aveva adottato l’identità fittizia di Amed Jamal e si era rifugiato in un casolare abbandonato ad Altavilla Silentina, a circa venti chilometri da Eboli, condividendo la struttura con altri soggetti sprovvisti di documenti fino al momento del blitz dei carabinieri, di fronte ai quali ha tentato un’estrema resistenza barricandosi all’interno prima di arrendersi definitamente.

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