
Non ce l’ha fatta Yahya Mohammadi, il bambino di appena tre anni investito mercoledì sera a Crocetta del Montello, in provincia di Treviso. Dopo tre giorni trascorsi in condizioni disperate nel reparto di terapia intensiva del Policlinico pediatrico di Padova, il suo cuore ha smesso di battere. Il decesso è stato dichiarato intorno alle 22, dopo circa 72 ore durante le quali medici e familiari avevano continuato a sperare in un miglioramento che purtroppo non è mai arrivato.
Il piccolo era stato travolto da un’automobile poco dopo le 21 in via Boschieri, mentre si trovava insieme alla famiglia. L’impatto era stato violentissimo e le sue condizioni erano apparse immediatamente critiche. Dopo i primi soccorsi e il trasferimento d’urgenza a Padova, Yahya era stato ricoverato in terapia intensiva. Nonostante tutti i tentativi dei sanitari, i parametri del bambino non hanno mostrato nelle ore successive il miglioramento necessario per poter sperare in una ripresa.
L’incidente dopo la serata al parco giochi
Yahya era nato a Piacenza da una coppia di genitori marocchini residenti a Cortemaggiore e si trovava in provincia di Treviso insieme alla famiglia per fare visita ad alcuni parenti. Mercoledì sera aveva trascorso del tempo in un parco giochi di Crocetta del Montello. Al momento dell’incidente con lui c’erano la madre, la nonna e la sorella, rimaste tutte illese.
Secondo la ricostruzione dell’accaduto, il bambino avrebbe attraversato la strada quando è sopraggiunta una Volkswagen Golf. Il conducente non sarebbe riuscito a evitare l’impatto e il piccolo è stato investito. La dinamica esatta resta comunque oggetto degli accertamenti necessari a ricostruire ogni fase dell’incidente e a stabilire eventuali responsabilità.
L’automobilista, residente nella provincia di Treviso, è stato sottoposto agli accertamenti previsti dopo l’incidente ed è risultato negativo ai test per alcol e sostanze stupefacenti. Dopo la morte del bambino, la sua posizione sarà formalmente valutata nell’ambito dell’ipotesi di omicidio stradale.
La disperata rianimazione dopo l’investimento
I momenti immediatamente successivi all’incidente sono stati drammatici. Dopo essere stato travolto, Yahya non respirava più e ogni secondo è diventato fondamentale per tentare di mantenerlo in vita in attesa dell’arrivo dei mezzi di emergenza.
A intervenire immediatamente è stata Monica Bronca, caposala del pronto soccorso di Montebelluna, che si trovava sul posto e ha iniziato a praticare al bambino le manovre di rianimazione cardiopolmonare. Il massaggio cardiaco sarebbe proseguito per circa dieci minuti, fino all’arrivo dei soccorritori.
Il piccolo è stato quindi stabilizzato e trasferito d’urgenza all’ospedale di Padova, dove è stato affidato agli specialisti della terapia intensiva pediatrica. Le condizioni erano però gravissime fin dal momento del ricovero. Per tre giorni i sanitari hanno continuato a monitorarlo e a tentare di salvarlo, ma il quadro clinico non ha registrato una ripresa.
Tre giorni di speranza, poi la morte
La famiglia è rimasta accanto a Yahya durante le lunghissime ore trascorse in ospedale. I parametri del bambino non sono mai migliorati, fino alla constatazione del decesso arrivata nella serata di sabato. Tre giorni di attesa e speranza che hanno almeno consentito ai genitori e ai familiari di rimanere accanto al piccolo e di potergli dire addio.
La notizia della morte ha profondamente colpito anche la comunità di Crocetta del Montello. La sindaca Marianella Tormena ha espresso la vicinanza dell’amministrazione e della cittadinanza alla famiglia: “Non esistono parole che possano far trovare consolazione a una mamma e un papà di fronte alla perdita di un figlio, è una tragedia che non sarebbe mai dovuta accadere”.
“Ciò che possiamo fare – ha aggiunto la sindaca – è stringerci tutti in un affettuoso abbraccio ai familiari in questo difficilissimo momento”. Resta ora il lavoro degli investigatori per completare la ricostruzione dell’incidente e accertare ogni circostanza della tragedia costata la vita a Yahya, morto ad appena tre anni dopo aver lottato per 72 ore.


