
ROMA – Dopo la fragorosa crisi diplomatica con Madrid, Giorgia Meloni vorrebbe evitare strappi anche con la Germania di Friedrich Merz, che in teoria è considerato un leader «amico», persino in sintonia con Roma sulle politiche migratorie. Merz è infatti entrato nel gruppo capeggiato da Italia e Danimarca che si riunisce prima dei summit brussellesi per discutere d’immigrazione. Per questo motivo l’ultima sortita dell’esecutivo tedesco ha spiazzato la premier: la Germania non intende fare sconti al nostro Paese e vuole rispedire in Italia i migranti «secondari», quelli cioè giunti nei land tedeschi dopo il primo approdo nello Stivale.
A confermare la linea rigida è il portavoce del ministero dell’Interno di Berlino, dicastero a guida Csu: «I rientri devono essere operativi, è una condizione imprescindibile, ci aspettiamo che vengano effettuati verso l’Italia e la Grecia». La Commissione europea non commenta la disputa, ma già lo scorso 15 luglio aveva inviato all’Eurocamera un duro report, evidenziando che dall’entrata in vigore del nuovo patto migranti, il 12 giugno, 8 paesi ci hanno chiesto di riaccogliere 12 migranti, senza che nessuno sia effettivamente rientrato. Bruxelles avverte che «uno Stato ricevente non può rifiutare un trasferimento e deve proporre una data alternativa», sollecitando l’esecutivo «a rimuovere gli ostacoli, interrompendo le pratiche che finora hanno impedito i trasferimenti».
Le manovre di Palazzo Chigi tra condoni e compensazioni
Meloni si trova così in una stretta complessa. Ai piani alti di FdI se la prendono sottovoce con Merz, ritenuto mosso «da ragioni elettorali», uno «sfoggio di muscoli» per arginare l’avanzata dell’Afd in Sassonia. Tuttavia, la sponda di Berlino resta cruciale per l’Italia. Dopo contatti informali tra Palazzo Chigi e la cancelleria tedesca, il governo ha deciso di tenere il punto.
Fonti del Viminale considerano «azzerati» tutti i presunti “dublinanti” arrivati in Europa prima del 12 giugno 2026. Se sul “condono” per il passato c’è intesa, il nodo resta sui tempi e sulle modalità. Per il Viminale, prima «dovrà necessariamente operarsi una “compensazione” che prenda in considerazione i migranti sbarcati sul nostro territorio ad opera di imbarcazioni di Ong che battono bandiera di paesi europei. E la maggior parte sono proprio tedesche».
La posizione italiana è chiara: nessun rientro senza il meccanismo di «solidarietà» europeo. Inoltre, permane un vuoto di sei mesi sull’inizio del conteggio dei pregressi, che coinvolge anche il caso di una cittadina somala arrivata in Assia il 31 marzo e destinata al rientro il 19 agosto, per la quale Roma ritiene insussistenti le condizioni per l’espulsione.


