
Un’ennesima svolta climatica è pronta a sconvolgere gli equilibri di questo periodo, tagliando in due la penisola e tenendo con il fiato sospeso milioni di cittadini. La stabilità che ha caratterizzato le ultime giornate sta per cedere il passo a un imponente stravolgimento atmosferico, capace di scatenare contrasti termici violenti e improvvisi. Mentre in alcune zone ci si appresta ad affrontare la furia di fenomeni estremi che rischiano di creare non pochi problemi, in altre aree il clima sembra intenzionato a spingere ancora di più sull’acceleratore, imponendo condizioni al limite della vivibilità e mettendo a dura prova la tenuta di tutti.
L’Italia si prepara a un nuovo cambio di scenario meteorologico. Dopo giorni di caldo intenso e afa, tra la serata di mercoledì 19 agosto e la giornata di giovedì 20 agosto una perturbazione atlantica in discesa dall’Europa centrale porterà instabilità e fenomeni temporaleschi anche di forte intensità sul Nord Italia, con effetti che nelle ore successive potrebbero estendersi a parte del Centro. Gli scenari peggiori parlano di grandinate di grandi dimensioni, fino a 5-6 centimetri di diametro, raffiche di vento che potrebbero raggiungere i 90-100 km/h, nubifragi localizzati con possibili criticità di tipo idraulico e frequente attività elettrica. Le previsioni indicano condizioni favorevoli allo sviluppo di temporali forti, localmente organizzati in strutture a supercella, soprattutto tra Piemonte, Lombardia e Trentino-Alto Adige, ma coinvolte saranno anche Liguria, Veneto e Friuli-Venezia Giulia, per un totale di sei regioni del Nord sotto osservazione.
Parametri estremi e il caldo persistente al Centro-Sud
A rendere la situazione particolarmente delicata sono alcuni parametri atmosferici individuati dai modelli previsionali specialistici. Il cosiddetto deep-layer shear — la variazione di intensità del vento tra il suolo e i 6 km di quota — potrebbe localmente superare i 20 metri al secondo, un valore che favorisce l’organizzazione delle celle temporalesche più intense. A questo si aggiunge un directional shear nei bassi strati, alimentato da correnti meridionali di origine marina, e profili atmosferici di tipo “inverted-V”, associati al rischio di violente raffiche discendenti (i cosiddetti downburst). Il peggioramento più marcato è atteso a partire dalla mattinata di giovedì 20, quando la perturbazione entrerà nel vivo interessando prima Liguria e Piemonte e poi il resto del Nord, con la comparsa delle prime nevicate fresche sulle cime alpine più elevate.
Se al Nord si guarda con attenzione ai temporali, altrove il tema resta l’opposto: il caldo non sembra affatto archiviato. Nelle zone non toccate dalle perturbazioni, e in particolare al Centro-Sud, l’anticiclone africano potrebbe tornare a farsi sentire già nei prossimi giorni, riportando le temperature intorno ai 34-35°C nelle principali città. A complicare il quadro sarà soprattutto l’umidità: con l’aumento del tasso di umidità nei bassi strati, la sensazione di afa rischia di diventare particolarmente pesante, specie nelle aree pianeggianti e nei grandi centri urbani. Gli esperti non escludono anzi una quinta ondata di calore della stagione, a conferma di un’estate 2026 che alterna, con ritmo sempre più serrato, fasi di maltempo intenso a nuove impennate del termometro.


