
Un tranquillo pomeriggio dedicato alla passione per lo sport si è trasformato all’improvviso in una sequenza ad altissima tensione, trasformando una normale strada di provincia nel teatro di un’aggressione brutale e inaspettata. Quando la follia e la violenza ingiustificata irrompono sulla carreggiata, l’incolumità fisica e la serenità psicologica di chi sta semplicemente praticando la propria attività finiscono pesantemente a rischio. Tra attimi di panico puro, minacce sconsiderate e la disperata ricerca di un punto d’appoggio per ritrovare la calma, la vicenda ha immediatamente fatto scattare l’allarme, spingendo le forze dell’ordine a setacciare la zona per far luce su un episodio dai contorni davvero inquietanti.
Una sessione di allenamento in bici come tante che però si è trasformata in un incubo per tre ragazzi. Erik Magagnotti, classe 2007, fresco campione d’Italia di ciclismo su pista categoria Allievi, e altri due atleti stavano viaggiando su una strada sui Colli Euganei, quando sono stati affiancati da un’auto guidata da un uomo che, dopo aver ripetutamente suonato il clacson, si è lasciato andare a minacce pesanti estraendo anche una pistola. Sulla strada provinciale 25 che porta da Galzignano Terme a Torreglia, nei pressi di un tornante, la vettura ha affiancato i giovani e l’automobilista ha urlato: «Vi ammazzo tutti», mostrando l’arma.
Lo shock dei ragazzi e le indagini delle forze dell’ordine
L’uomo si è poi dato alla fuga, mentre i tre atleti si sono fermati poco dopo per prendere fiato dopo uno spavento che fortunatamente non ha avuto conseguenze fisiche. Giorgio Magagnotti, padre di Erik, ha confermato la ricostruzione: «Si sono spaventati a morte, non hanno neanche saputo dirmi il colore dell’auto o qualche numero di targa. Dicono che forse era un uomo sulla sessantina, ma nulla di preciso. Non sono state immediatamente allertate le autorità sia per lo shock che ha colpito i tre giovani ciclisti, sia per la natura impervia del tracciato; stavano infatti procedendo in salita prima di un tornante, era quindi difficile fermarsi per telefonare».
La mamma di uno dei ragazzi avrebbe già sporto denuncia e un ruolo fondamentale nella ricostruzione dell’accaduto potrebbe arrivare dai dati GPS degli atleti. Grazie a questi strumenti si potrà capire con precisione l’orario dell’aggressione, incrociando le informazioni con le immagini delle telecamere della zona. Nel frattempo è arrivata la solidarietà totale alle vittime di questa intimidazione da parte del Comitato Trentino della Federciclismo, con la speranza che ci sia una rapida individuazione del responsabile di questo folle gesto.


