
Una richiesta semplice, legata alla cottura delle uova, si è trasformata in un episodio destinato a far discutere. A rendere pubblico il caso è stata una comanda lasciata in vista dei clienti, sulla quale sarebbe comparsa una frase offensiva nei confronti di una persona seduta al tavolo. La vicenda è avvenuta durante una vacanza in Romagna e nel giro di poche ore è arrivata sui social attraverso una recensione corredata dalla fotografia dello scontrino.
La frase sulla comanda
I fatti risalgono alla mattina di mercoledì 19 agosto, quando un gruppo di turisti si è fermato per fare colazione a Riccione. Una delle persone presenti al tavolo aveva chiesto che le uova strapazzate ordinate venissero preparate con una cottura più prolungata. Una richiesta apparentemente normale, che avrebbe però provocato una reazione decisamente fuori luogo da parte di un membro del personale.
Quando i clienti hanno avuto modo di vedere la comanda destinata alla cucina, si sono trovati davanti a un commento offensivo riferito proprio alla richiesta sulla cottura. Sul documento sarebbe stata infatti riportata la frase: «Questa mi ha rotto il cao, brucia le uova e sputaci dentro»**. Di fronte a quelle parole, i clienti avrebbero deciso di rifiutare il piatto e di chiedere spiegazioni al personale del locale.
La vicenda è stata successivamente raccontata attraverso una recensione pubblicata su Google, accompagnata dalla fotografia della comanda. Uno dei turisti ha contestato l’accaduto, criticando il comportamento del personale e il servizio ricevuto durante la colazione.
Le scuse del locale e la versione della famiglia
La gestione del locale ha risposto pubblicamente alla recensione in tempi rapidi, manifestando il proprio dispiacere per quanto accaduto. Nella risposta, la proprietà ha preso le distanze dal comportamento contestato, definendolo estraneo ai valori e agli standard del locale. La gestione ha inoltre fornito una propria ricostruzione sull’identità della persona che avrebbe scritto la frase.
Secondo quanto riferito dal locale, si sarebbe trattato di un cameriere di 17 anni, assunto da poche settimane. Per il dipendente sarebbe stato previsto un percorso di richiamo e formazione dopo l’episodio. La direzione avrebbe inoltre incontrato personalmente i clienti, presentando le proprie scuse e proponendo l’annullamento del conto e alcuni omaggi.
La famiglia, tuttavia, avrebbe fornito una ricostruzione in parte diversa. I turisti sostengono infatti di aver pagato regolarmente il caffè e una bevanda già consumata, rifiutando qualsiasi compensazione proposta dal locale. Restano inoltre i dubbi espressi dalla famiglia sull’età del dipendente indicata nella risposta pubblica, ritenendo poco credibile che si trattasse di un minorenne e ipotizzando che il dettaglio possa aver contribuito a ridimensionare la gravità dell’accaduto.


