
Un drammatico evento di cronaca, segnato dal dolore e da risvolti ancora da chiarire del tutto, continua a scuotere le coscienze mentre la magistratura muove i suoi passi decisivi. Quando una vita viene spezzata nell’intimità delle mura domestiche, le risposte dell’autopsia diventano l’unico strumento per restituire verità e dignità a chi non può più parlare. Attorno alla vicenda si stringe il cordoglio di una comunità ferita, mentre la famiglia chiede massima chiarezza e gli investigatori lavorano senza sosta sulle evidenze medico-legali, in attesa di poter dare l’ultimo straziante saluto.
Tania Terrin non è riuscita a difendersi quando il suo ex compagno Dino Keber l’ha strangolata a morte. Sul corpo del 43enne, che lo scorso 15 agosto ha ucciso la 39enne e poi si è tolto la vita, non sono infatti emersi segni di colluttazione: è quanto emerge dall’esame autoptico sul cadavere di Keber, trovato impiccato in casa a Dolo. Compatibilmente con i primi esiti sul corpo di Tania, sembrerebbe che la donna non abbia tentato alcuna reazione. Su entrambi sono stati eseguiti gli esami tossicologici per capire se la 39enne fosse stata sedata o se l’uomo fosse sotto l’effetto di sostanze.
Gli esami della Procura e l’attesa per i funerali
«Tania Terrin si poteva salvare»: la famiglia vuole nuove verifiche, mentre resta il mistero dei due bicchieri trovati all’interno dell’abitazione. Intanto la Procura di Venezia ha dato il nulla osta per la restituzione della salma di Tania: l’autopsia disposta dal pm Stefano Strino, che coordina il fascicolo insieme al procuratore aggiunto Barbara Sargenti, era stata eseguita dal professor Claudio Terranova dell’Università di Padova.
La relazione finale dovrà essere depositata entro 30 giorni, ma stando ai primi esiti non vi sarebbero dubbi sul fatto che la donna sia stata strangolata. Ora i familiari, assistiti dal legale Massimo Pavan, possono organizzare i funerali della 39enne, che si celebreranno nei prossimi giorni.


