
Il mondo della musica è in lutto per la morte di Joey Mazzone, chitarrista e cantante dei True Grit, scomparso venerdì 7 agosto a soli 27 anni. Dietro le esibizioni dal vivo e i progetti costruiti con tenacia negli ultimi anni, il giovane artista combatteva da tempo contro gravi e rare patologie croniche.
La sua storia è quella di un talento coltivato nonostante il dolore. Joey aveva mostrato fin da giovanissimo la passione per il palco: a 13 anni aveva sostenuto un provino per X Factor e, negli anni successivi, non aveva mai smesso di inseguire la musica. Nel 2020 aveva contribuito a fondare i True Grit, diventandone chitarrista e cantante.
Musica in lutto, l’addio a Joey Mazzone
Per Mazzone la musica era molto più di una carriera o di un sogno: era un appiglio quotidiano mentre le conseguenze della malattia diventavano sempre più pesanti. Nel necrologio dedicato al 27enne viene ricordato il suo ultimo desiderio: “che tutti ascoltassero la sua musica, specialmente su Spotify”.
Amici e collaboratori hanno scelto di raccogliere quel messaggio e trasformarlo in un gesto concreto. Le copie di Bitten By A Snake, il nuovo album dei True Grit in uscita a ottobre, saranno infatti distribuite gratuitamente “fino ad esaurimento scorte”, per mantenere viva l’eredità artistica del musicista.

Dieci anni di dolore e diagnosi complesse
Joey Mazzone è morto dopo una battaglia durata circa dieci anni contro malattie croniche rare e invalidanti. Il suo calvario era iniziato il 24 luglio 2016, quando aveva appena 17 anni. Come si legge nel memoriale: “Il 24 luglio 2016, a soli 17 anni, Joey ha sviluppato l’improvvisa insorgenza di un mal di testa continuo e incessante che non sarebbe mai andato via. Alla fine gli è stato diagnosticato un nuovo mal di testa persistente giornaliero (NDPH), un disturbo neurologico da mal di testa caratterizzato da un’insorgenza distintamente ricordata e da un mal di testa quotidiano e persistente fin dal suo inizio. Al momento non ci sono farmaci specificamente approvati dagli Stati Uniti. Food and Drug Administration per il trattamento della NDPH, lasciando pazienti e medici a fare affidamento in gran parte su trattamenti sviluppati per altri disturbi del mal di testa e su tentativi ed errori nel tentativo di trovare sollievo”.
Il dolore, secondo il racconto contenuto nel necrologio, non gli avrebbe mai dato tregua: “‘Il mal di testa’ difficilmente sembra abbastanza forte da descrivere il dolore implacabile e la pressione che Joey ha sperimentato 24 ore al giorno, sette giorni alla settimana. Ha segnato l’inizio di quasi un decennio di malattie complesse e dolore implacabile”. Poi il dato che restituisce la drammaticità della sua sofferenza: “Al momento della morte di Joey, aveva sopportato circa 87.972 ore consecutive senza libertà da quel dolore. 87.972 ore di dolore neurologico continuo. 87.972 ore senza un singolo periodo prolungato di sollievo. 87.972 ore di mal di testa infernale”.

Le malattie rare e il sogno mai abbandonato
Nel corso del tempo il quadro clinico del cantante si era ulteriormente aggravato. Il memoriale elenca diagnosi molto complesse: “Nel corso degli anni, Joey ha affrontato diagnosi tra cui gastroparesi, sindrome di Ehlers-Danlos (EDS), sindrome da attivazione dei mastociti (MCAS), sindrome da tachicardia ortostatica posturale (POTS)/disautonomia, insufficienza autonomica, encefalite autoimmune, encefalomielite mialgica/sindrome da stanchezza cronica (ME/CFS), cordone tethered, instabilità cranica, aumento della pressione intracranica e diverse compressioni vascolari, comprese entrambe le vene giugulari, nonché le vene di compressione renale e iliaca, compresa la sindrome dello schiaccianoci, insieme a condizioni complesse aggiuntive”.
Nonostante l’incubo della malattia, Joey non aveva rinunciato a immaginare un futuro fatto di palchi, progetti e affetti. “La storia di Joey non è solo una storia di straordinaria resistenza. È anche un promemoria di ciò che si perde quando la medicina non ha ancora risposte adeguate per le persone che vivono con malattie complesse e rare. Joey era ferocemente ambizioso. Voleva creare, esibirsi, sostenere, costruire una carriera, avere una famiglia e lasciare il segno nel mondo. Non gli è mai mancato il desiderio di vivere una vita piena. Le sue malattie gli hanno continuamente tolto la capacità di vivere la vita che voleva… immagina cos’altro avrebbe potuto fare se la medicina fosse stata in grado di restituirgli la salute”.

Il ricordo dei True Grit: “La musica era la sua medicina”
Tra i messaggi più dolorosi quello pubblicato dai True Grit per salutare il loro compagno di band: “Oggi, la sofferenza di Joey Mazzone si è conclusa dopo una battaglia di 10 anni con la malattia cronica”. Il gruppo ha ricordato anche l’impatto che la malattia aveva avuto sulla sua vita: “Chiunque abbia incontrato Joey sapeva che cercava sempre di aiutare gli altri… Dover abbandonare il liceo e finire online ha cambiato immediatamente la traiettoria di dove stava andando la sua vita. Il college era fuori portata e l’unica cosa su cui poteva appoggiarsi era la sua chitarra. La musica era la sua medicina; non si trattava mai di fama, fortuna o successo”.
I True Grit hanno infine spiegato da dove arrivasse la forza che gli consentiva di salire sul palco anche nei momenti più difficili: “Dopo aver seguito un programma di riabilitazione del dolore, ha imparato a ‘spingere’ attraverso il dolore perché aveva così tante malattie rare che non hanno cura. L’unica cosa con cui doveva lavorare era la forza mentale. Questo era il motivo per cui era in grado di fare tutte le cose che lo hai visto fare sul palco mentre era ancora malato cronico”. Oggi restano le sue canzoni, la chitarra e quella musica che Joey Mazzone aveva scelto come medicina contro il dolore.


