
Il delitto di Garlasco al centro della prima puntata di Ore 11, il nuovo programma condotto da Milo Infante su Mediaset. Il giornalista, che aveva anticipato l’arrivo di novità sul caso, è tornato sulle primissime fasi dell’inchiesta per l’omicidio di Chiara Poggi, soffermandosi in particolare sulle modalità con cui furono ascoltati Alberto Stasi e Andrea Sempio.
Secondo Infante, proprio la differenza tra gli accertamenti compiuti sui due rappresenterebbe uno degli aspetti da rileggere alla luce della nuova indagine. Sempio, oggi nuovamente al centro dell’inchiesta, sarebbe stato ascoltato all’epoca attraverso quella che il conduttore ha definito la «Sit più breve della storia», riferendosi alle sommarie informazioni testimoniali raccolte dagli investigatori.
Infante e il confronto tra Stasi e Sempio
Durante la trasmissione Infante ha ricostruito le ore successive al ritrovamento del corpo di Chiara Poggi e l’attenzione immediatamente concentrata sul fidanzato della vittima.
«Mentre i carabinieri interrogavano tre volte nel corso di una giornata con modalità anche un po’ diverse Alberto Stasi, con la consapevolezza, anzi la certezza granitica che fosse colpevole, visto che era lui l’unico sospettato – ha spiegato Infante – a loro stessi, il giorno dopo, gli venne il dubbio e quindi, guardando i tabulati telefonici di casa Poggi, scoprirono che c’era uno che aveva chiamato tre volte ad agosto quando non avrebbe dovuto chiamare».
Quel ragazzo era Andrea Sempio, amico di Marco Poggi. «Quindi lo chiamarono a Sit», ha concluso Infante, ponendo l’accento sulla brevità dell’audizione.
Le dichiarazioni del conduttore rappresentano la sua lettura delle attività investigative dell’epoca e non modificano, naturalmente, gli esiti giudiziari già definiti nei confronti di Stasi né costituiscono elementi di responsabilità a carico di Sempio.
Le quattro consulenze attese su Andrea Sempio
Il nuovo fascicolo si avvicina intanto a una fase particolarmente delicata. Prima della prevista chiusura delle indagini il 28 settembre 2026 sono attesi quattro elaborati relativi ad Andrea Sempio, che dovrebbero essere depositati entro la fine di agosto.
Gli accertamenti riguarderebbero alcuni dei punti centrali della nuova inchiesta: il Dna rinvenuto sulle unghie di Chiara Poggi, le impronte di scarpe rilevate nella villetta di via Pascoli, gli approfondimenti sulla compatibilità con il piede di Sempio e la valutazione del suo profilo psichiatrico.
Solo dopo aver acquisito e valutato il complesso degli accertamenti la Procura potrà decidere quali iniziative assumere. Tra gli scenari viene indicata anche una possibile richiesta di rinvio a giudizio per Sempio, ma allo stato si tratta di una prospettiva e non di un passaggio già deciso. Sempio resta da considerarsi innocente fino a un’eventuale sentenza definitiva.
Sempio verso la perdita del lavoro
Parallelamente all’inchiesta, per il 38enne si prospetta un cambiamento anche sul fronte professionale. Il 31 agosto dovrebbe infatti terminare il suo attuale rapporto di lavoro in un negozio di telefonia, insieme a quello di altri tre colleghi, in seguito a un cambio di gestione.
Sempio spererebbe in una nuova assunzione, mentre continua a vivere a Garlasco, in via Canova, insieme ai genitori. La madre Daniela Ferrari è tornata a casa dopo il ricovero in ospedale delle scorse settimane.
Un’estate trascorsa senza vacanze e con una quotidianità inevitabilmente condizionata dalla grande esposizione mediatica legata alla riapertura del caso.
L’esposto di Stefania Cappa
Nel corso della prima puntata di Ore 11 è emerso anche un altro elemento: l’esposto presentato da Stefania Cappa, cugina di Chiara Poggi. Infante ne ha mostrato in trasmissione alcuni contenuti.
Nel documento viene denunciata quella che viene descritta come una presunta regia mediatica ai danni della famiglia Cappa. Secondo quanto riportato nell’esposto, la famiglia sarebbe stata «destinataria di una sistematica coordinata e preordinata esposizione mediatica che appare come l’esito di una condotta consapevolmente orchestrata».
Un ulteriore fronte che si aggiunge alla complessa vicenda giudiziaria e mediatica che, a quasi vent’anni dall’omicidio di Chiara Poggi, continua a ruotare attorno a quanto accadde nella villetta di via Pascoli a Garlasco.


