
Una violenta alluvione lampo ha colpito le aree montuose al confine tra Nepal e Tibet, provocando almeno nove vittime e lasciando dietro di sé una scia di distruzione. Acqua e fango hanno travolto abitazioni, strade e infrastrutture, mentre diverse persone risultano disperse. Le autorità nepalesi e cinesi sono impegnate nelle operazioni di emergenza e temono che il bilancio possa aggravarsi.
Il fiume esonda, villaggi spazzati via
Tra le zone più colpite c’è il distretto nepalese di Rasuwa, dove vivono circa 50mila persone. Il fiume Bhote Koshi è esondato oltre il proprio corso, proseguendo verso sud e confluendo nel Trishuli. La violenza della piena ha distrutto gli insediamenti lungo il corso d’acqua, trascinando via case, automobili e infrastrutture.
La situazione è resa ancora più difficile dalle condizioni meteorologiche. Il portavoce dell’esercito nepalese, Raja Ram Basnet, ha spiegato che gli elicotteri non possono atterrare nelle aree di Syapru Besi e Timure finché il livello delle acque non sarà sceso.
Cinque dispersi nella stessa famiglia
Sul posto il quadro è particolarmente drammatico. Tula Bahadur BK, operatore sanitario della zona, ha raccontato di una devastazione senza precedenti e ha riferito che cinque suoi parenti risultano dispersi.
Le autorità hanno mobilitato polizia ed esercito per le operazioni di soccorso e hanno ordinato l’evacuazione delle persone che vivono nelle aree maggiormente esposte al rischio.
La frana colpisce anche il Tibet
L’emergenza non riguarda soltanto il Nepal. Oltre il confine, in territorio cinese, una gigantesca frana ha colpito il valico di Gyirong, nella regione di Shigatse.
Lo smottamento ha interrotto le strade di collegamento con il porto, provocando inoltre problemi alle comunicazioni e alla fornitura di energia elettrica. Le autorità cinesi hanno avviato le operazioni di ricerca dei dispersi e rafforzato le misure di prevenzione per evitare ulteriori conseguenze.
Compromessa la fornitura di 430 megawatt
L’alluvione ha avuto pesanti ripercussioni anche sul sistema energetico del Nepal. Il ministero dell’Energia ha comunicato che è stata compromessa la fornitura di 430 megawatt di elettricità, prodotta in gran parte da impianti idroelettrici.
Si tratta di oltre il 12% della capacità idroelettrica complessiva del Paese, stimata in circa 3,2 gigawatt. Il premier Balendra Shah ha assicurato che polizia ed esercito stanno lavorando insieme per gestire l’emergenza.
Il precedente dello scorso anno
Le cause esatte della nuova alluvione non sono ancora state chiarite. Nella stessa area, però, si era verificato un episodio analogo lo scorso anno, sempre lungo il fiume Bhote Koshi: nove persone erano morte, 24 risultavano disperse e il Ponte dell’Amicizia, infrastruttura fondamentale per gli scambi commerciali, era stato distrutto.
Quell’evento era stato ricondotto all’improvviso svuotamento di un lago glaciale in Tibet.
Himalaya sempre più esposto alle emergenze
La nuova tragedia si inserisce in una lunga serie di eventi estremi che negli ultimi anni hanno colpito l’area himalayana. Nel settembre 2024 precipitazioni eccezionali avevano provocato 66 vittime in Nepal. Nell’ottobre 2023 lo straripamento di un lago glaciale nel Sikkim, nel Nord-Est dell’India, aveva causato 179 morti.
Nel febbraio 2021 un’enorme colata di fango e rocce aveva distrutto due centrali idroelettriche sul fiume Dhauliganga, provocando oltre 200 vittime. Ancora prima, nel settembre 2014, le peggiori alluvioni registrate in mezzo secolo nella regione del Kashmir avevano causato circa 200 morti in India e 264 in Pakistan.
Le autorità stanno verificando la posizione dei viaggiatori nelle aree colpite. La Farnesina: circa 90 italiani tra Nepal e Tibet
Sono 348 i turisti e viaggiatori dichiarati dispersi in Nepal, tra cui 291 stranieri, dopo l’alluvione provocata dalla frana che ha colpito il fiume Bhote Koshi. A comunicare il dato è stato l’Ente del Turismo del Nepal, mentre la polizia nepalese ha confermato otto vittime.
Le verifiche sui dispersi
Le autorità nepalesi sono impegnate nelle verifiche per stabilire dove si trovino le persone che erano presenti o stavano transitando nelle zone interessate dall’alluvione e accertarne le condizioni di sicurezza.
Tra i dispersi figurano 12 cittadini britannici, 105 indiani, 37 indiani non residenti, 17 malesi, quattro sudafricani, tre statunitensi, un australiano e un olandese. Per altre 111 persone la nazionalità deve ancora essere confermata.
Circa 90 italiani tra Nepal e Tibet
Sul fronte italiano, la Farnesina ha fatto sapere che, sulla base delle registrazioni effettuate attraverso il portale “Dove siamo nel mondo”, sono circa 90 i connazionali presenti tra Nepal e Tibet.
Sono in corso le verifiche per accertare le loro condizioni e garantire, qualora necessario, l’assistenza ai cittadini italiani presenti nelle aree interessate dall’emergenza.


