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Caro carburanti, il governo ha deciso: ecco cosa succede alle accise

Pubblicato: 26/08/2026 08:15

«Bisogna trovare una soluzione e fare presto». Giorgia Meloni oggi accelerava sul caro carburanti e ha riunito da remoto i leader della maggioranza prima del Consiglio dei ministri convocato per oggi, mercoledì 26 agosto. Lo sconto sulle accise del gasolio è arrivato alla scadenza e l’esecutivo deve decidere come evitare un nuovo aumento immediato alla pompa, mentre lavora a una misura più duratura che dovrebbe sostituire la sequenza di proroghe adottata nell’ultimo mese.

Al vertice con la presidente del Consiglio hanno partecipato i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini, il leader di Noi Moderati Maurizio Lupi e il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Ed è proprio il reperimento delle risorse il problema principale: mantenere a lungo un taglio generalizzato delle accise comporta un costo elevato per lo Stato. L’orientamento che emerge da Palazzo Chigi è quindi quello di approvare nell’immediato una nuova proroga e utilizzare il tempo guadagnato per costruire un intervento più selettivo, concentrato sulle fasce di reddito maggiormente in difficoltà.

Oggi il Cdm, prima una nuova proroga

Il Consiglio dei ministri dovrebbe innanzitutto impedire che la scadenza dello sconto si traduca immediatamente in un aumento del prezzo del diesel. L’ipotesi è quella di prorogare ancora per alcuni giorni la riduzione delle accise, probabilmente fino all’inizio di settembre. Non sarebbe però questa la soluzione definitiva: Palazzo Chigi intende sfruttare la breve estensione per mettere a punto un nuovo meccanismo. Fonti della presidenza del Consiglio spiegano che l’obiettivo è predisporre «una misura maggiormente concentrata sulle fasce di reddito che hanno più bisogno del sostegno dello Stato», rendendo così l’intervento più efficace e selettivo rispetto a una riduzione indiscriminata applicata a tutti gli automobilisti.

Matteo Salvini ha già anticipato la linea che porterà al tavolo del governo. «Intanto prorogheremo lo sconto diesel. Poi stiamo ragionando più a lungo termine, occorrono dei soldi ovviamente e i soldi vanno chiesti laddove ci sono», ha spiegato il vicepremier. La nuova estensione dovrebbe durare «alcuni giorni, fino a settembre immagino», ma Salvini punta a superare questa gestione emergenziale: «Io vorrei fare qualcosa di più continuativo, di più sostanzioso». Anche Maurizio Lupi insiste sulla necessità di cambiare metodo: la proroga servirà a concedere alla maggioranza il tempo necessario per individuare «una risposta più strutturale», smettendo di inseguire di volta in volta l’aumento dei prezzi attraverso provvedimenti di breve durata.

«Avrei bisogno di almeno 6 o 7 miliardi solo per compensare l’aumento dei prezzi», lamenta Salvini, altrimenti «a settembre rischio il fermo di diversi grandi cantieri. Non possiamo certamente chiedere questi soldi agli artigiani, alle partite Iva, alle piccole imprese».

La decisione presa

Il governo interviene, come previsto, sui prezzi di benzina e diesel alle stelle, ma senza sorprese. Il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto legge in materia di costo dei carburanti: è stato prorogato fino al 5 settembre il taglio delle accise sul gasolio, spiegano fonti di governo. Il costo della misura si aggirerebbe attorno ai 130 milioni di euro. 

Da fine luglio già tre interventi sul gasolio

Il governo è intervenuto per la prima volta alla fine di luglio. Con il decreto legge numero 133 è stata disposta dal 28 luglio al 6 agosto una riduzione di 14 centesimi al litro dell’accisa sul gasolio. Considerando anche l’Iva, l’effetto complessivo sul prezzo alla pompa è stato di circa 17 centesimi al litro, per un costo quantificato dal ministero dell’Economia in circa 125 milioni di euro. Pochi giorni dopo è arrivato un secondo provvedimento: il 4 agosto il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto legge numero 139, prorogando il taglio dal 7 al 24 agosto. L’aliquota sul gasolio è rimasta fissata a 532,90 euro per mille litri, mantenendo quindi lo stesso sconto di 14 centesimi sull’accisa. Questa seconda fase è costata 190,2 milioni di euro, ai quali sono stati aggiunti 42,1 milioni per prorogare ad agosto il credito d’imposta destinato all’autotrasporto.

Arrivati alla scadenza del 24 agosto, Giancarlo Giorgetti e il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin hanno firmato un decreto interministeriale che ha attivato il meccanismo delle cosiddette accise mobili, mantenendo la riduzione anche il 25 e 26 agosto. Per finanziare questi due giorni sono stati utilizzati 20,8 milioni di euro derivanti dal maggiore gettito Iva registrato a luglio. Il meccanismo consente infatti, in presenza di determinate condizioni, di utilizzare le maggiori entrate fiscali generate dall’aumento dei prezzi dei carburanti per ridurre temporaneamente il peso delle accise. Oggi, però, anche questa finestra arriva alla scadenza e da qui nasce l’urgenza del nuovo intervento.

Il problema resta trovare le coperture

È il ministro dell’Economia Giorgetti a dover affrontare la parte più difficile dell’operazione. Una riduzione delle accise ha un effetto immediato e facilmente percepibile dagli automobilisti, ma sottrae contemporaneamente entrate significative allo Stato. Le misure adottate finora mostrano quanto rapidamente possa crescere il conto: oltre 300 milioni di euro soltanto per le prime due fasi dello sconto, senza considerare gli interventi per l’autotrasporto e l’ultima estensione finanziata attraverso il maggiore gettito Iva. Più l’intervento diventa lungo e generalizzato, maggiori sono quindi le coperture necessarie.

È anche per questo che Palazzo Chigi sta valutando di passare da uno sconto destinato indistintamente a tutti a un sostegno maggiormente concentrato sulle famiglie economicamente più esposte. Resta da stabilire attraverso quale meccanismo possa essere realizzata questa selettività senza rendere troppo complessa o lenta l’erogazione degli aiuti. Lupi assicura comunque che le risorse saranno individuate: «Siccome si tratta di un intervento strutturale e importante, si troveranno le coperture necessarie. Troveremo come sempre una sintesi».

Sul tavolo tornano gli extraprofitti

Sul problema delle coperture si inserisce la questione degli extraprofitti delle società energetiche. La Lega chiede un contributo da parte dei grandi gruppi petroliferi e delle banche, mentre il governo italiano ha già promosso insieme ad altri cinque Paesi un’iniziativa per aprire il dossier a livello europeo. Italia, Austria, Germania, Spagna, Portogallo e Polonia hanno inviato il 22 agosto una lettera alla presidenza irlandese del Consiglio dell’Unione europea chiedendo di discutere un nuovo contributo sugli utili eccezionali accumulati dal settore energetico durante la crisi. La Commissione europea ha ricordato che la tassazione degli extraprofitti resta una competenza degli Stati membri, che possono quindi intervenire attraverso la propria legislazione nazionale.

Il governo italiano ha però voluto precisare che la posizione della Commissione non rappresenta una bocciatura dell’iniziativa. Secondo Palazzo Chigi, la lettera non era indirizzata a Bruxelles per ottenere un’autorizzazione, ma alla presidenza di turno irlandese nell’ambito dell’Ecofin, con l’obiettivo di aprire un confronto politico tra i ministri delle Finanze. «L’Italia continua a portare avanti con determinazione la propria iniziativa sul tema del contributo sugli extraprofitti del settore energetico, promuovendone la discussione a livello europeo», spiegano fonti della presidenza del Consiglio.

Perché il governo vuole una soluzione europea

Roma riconosce che ciascuno Stato possa autonomamente introdurre una tassa sugli extraprofitti, ma ritiene preferibile una soluzione comune. Il motivo riguarda soprattutto la concorrenza all’interno del mercato unico: una tassa introdotta soltanto dall’Italia potrebbe sottoporre le imprese che operano nel Paese a condizioni differenti rispetto ai concorrenti presenti negli altri Stati europei. Per Palazzo Chigi, «un’azione limitata al solo perimetro di un singolo Paese rischia di produrre evidenti asimmetrie di mercato».

Da qui la richiesta di un intervento coordinato che faccia contribuire in maniera analoga le compagnie petrolifere ed energetiche operanti nell’Unione. Secondo il governo, una misura europea sarebbe «l’unico strumento in grado di garantire equità e neutralità competitiva», facendo partecipare allo sforzo tutte le aziende interessate all’interno del mercato unico. Il dossier dovrebbe entrare nel confronto tra i ministri finanziari europei nelle prossime settimane, ma i tempi comunitari sono inevitabilmente più lunghi rispetto all’emergenza che l’esecutivo deve affrontare adesso.

Meloni vuole chiudere rapidamente

È proprio la distanza tra l’urgenza dei prezzi alla pompa e i tempi necessari per costruire una soluzione strutturale a spiegare l’accelerazione impressa da Meloni. Il caro carburanti è diventato un problema non soltanto per gli automobilisti: l’aumento di diesel e benzina può trasferirsi sui costi del trasporto delle merci e quindi sui prezzi di molti beni, alimentando ulteriormente l’inflazione e riducendo il potere d’acquisto delle famiglie. Dopo settimane di interventi temporanei, Palazzo Chigi vuole quindi arrivare a una formula che possa durare più a lungo senza produrre un costo insostenibile per i conti pubblici.

Per questo la premier ha indicato alla maggioranza una priorità molto semplice: «Bisogna trovare una soluzione e fare presto». Il Cdm di oggi dovrebbe mettere una prima toppa prorogando ancora lo sconto sul diesel. La decisione realmente importante arriverà subito dopo: stabilire chi dovrà beneficiare del nuovo sostegno, quanto dovrà durare e soprattutto chi dovrà finanziarlo. È su questi tre punti che si giocherà il vero piano del governo contro il caro carburanti.

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Ultimo Aggiornamento: 26/08/2026 19:00

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