
Lo scontro su Report si allarga e supera i confini della Rai. Il Pd porta il caso davanti alla Commissione europea denunciando una possibile violazione del Media Freedom Act, mentre Sigfrido Ranucci contesta formalmente la sua rimozione dalla trasmissione e chiede all’azienda di revocare il provvedimento. Sullo sfondo resta una redazione profondamente spaccata, con appena cinque giornalisti su sessanta che, secondo quanto emerge, avrebbero sostenuto la scelta dei nuovi conduttori.
La decisione di affidare la conduzione a Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi continua infatti a provocare fortissime tensioni interne. I due giornalisti mantengono per ora il massimo riserbo, mentre la scelta dei vertici di Viale Mazzini viene contestata da larga parte della squadra che ha costruito negli anni il programma d’inchiesta.
Il centrodestra attacca Ranucci, il Pd chiama in causa l’Europa
Sul fronte politico continua invece l’offensiva del centrodestra contro Ranucci. Il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani ha polemizzato con il giornalista, mentre il ministro del Turismo Gianmarco Mazzi ha espresso apertamente il proprio sostegno alla decisione della Rai. Anche Maurizio Gasparri ha attaccato il lavoro svolto dalla trasmissione negli ultimi anni.
La tensione è salita ulteriormente ad Agrigento, dove esponenti di Fratelli d’Italia hanno chiesto di revocare la concessione di un teatro pubblico nel quale era previsto uno spettacolo di Ranucci.
Per il Pd, proprio il quadro complessivo della vicenda potrebbe configurare un problema rispetto alle norme europee sulla libertà dei media. L’eurodeputato Sandro Ruotolo ha quindi presentato un’interrogazione alla vicepresidente esecutiva della Commissione Ue Henna Virkkunen, sostenendo che possa esserci il tentativo di arrivare alle prossime elezioni politiche senza l’attività di controllo esercitata dal giornalismo d’inchiesta.
Ruotolo respinge inoltre le accuse di faziosità rivolte a Report, ricordando che il programma aveva realizzato inchieste anche sulla gestione della pandemia quando al ministero della Salute sedeva Roberto Speranza.
Critico anche il presidente dell’Ordine dei giornalisti Carlo Bartoli, secondo il quale la vicenda rappresenterebbe una grave interferenza rispetto alle garanzie previste dalla normativa europea.
Ranucci contesta la Rai e prepara la battaglia legale
La rimozione di Ranucci non ha comunque riportato tranquillità all’interno della trasmissione. Bernardo Iovene, storico inviato di Report, ha spiegato di aver rifiutato l’incarico di capo autore perché senza il sostegno della squadra sarebbe impossibile lavorare con piena autonomia.
Sul versante opposto, il sindacato Unirai ha duramente criticato Ranucci richiamando i suoi rapporti con Valter Lavitola. Nel frattempo è tornata al centro delle polemiche anche una fotografia di Giulia Presutti scattata nel 2024 durante una cena nel ristorante di Lavitola. Secondo quanto riferito dall’interessata, si sarebbe trattato dell’unica occasione e l’incontro sarebbe avvenuto per motivi professionali.
Ranucci, intanto, ha scelto la strada formale. Nella risposta alla comunicazione con cui il direttore degli Approfondimenti Paolo Corsini gli ha notificato la rimozione, il giornalista ha chiesto alla Rai di annullare il provvedimento e di riconoscere il risarcimento degli eventuali danni subiti.
La contestazione è stata predisposta dai suoi legali, il giuslavorista Stefano Rossi e l’avvocato Roberto De Vita. Secondo la difesa, la Rai non avrebbe indicato fatti concreti capaci di giustificare la decisione e dovrebbe quindi rendere disponibili gli atti e i documenti sui quali avrebbe fondato le proprie valutazioni.
L’obiettivo immediato di Ranucci è ottenere la sospensione e la revoca della rimozione. In assenza di risposte ritenute soddisfacenti, la battaglia su Report potrebbe quindi trasferirsi dalle stanze della Rai alle aule di tribunale.


