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Primarie, lo sfogo di Conte: “Serve chiarezza e lealtà, se non le vogliono lo dicano”

Pubblicato: 31/08/2026 23:15

Quando i delicati equilibri all’interno di una coalizione iniziano a incrinarsi, la tensione politica sale alle stelle e trasforma ogni dichiarazione pubblica in una mossa strategica ad altissimo rischio. Tra posizioni che si irrigidiscono, formule organizzative messe in discussione e il timore costante di finire schiacciati dalle forze maggioritarie, il dibattito sulle regole del gioco diventa incandescente. In un momento in cui l’unità rappresenta l’unica vera chiave per competere ad alti livelli, la ricerca di una sintesi condivisa si fa sempre più complessa, lasciando aperti scenari imprevedibili che rischiano di ridisegnare i contorni e il futuro delle alleanze politiche.

«Se l’unica possibilità che ci viene offerta è dire che il partito più forte prende tutto, questa è una cosa che nel momento in cui si sta costruendo un’alleanza con forze politiche che hanno diverse sensibilità non è sostenibile. Tutte le altre forze rispetto al partito più forte sarebbero automaticamente degradate a cespugli e l’elettorato si sentirebbe di recitare una parte non da protagonista». A dirlo è il presidente del Movimento 5 StelleGiuseppe Conte, intervenuto ai microfoni del programma tv. Il leader M5S ha quindi ribadito la sua linea: «e quindi noi abbiamo detto “facciamo una grande partecipazione di popolo e facciamo le primarie, troveremo il candidato più competitivo. Se poi, però, a un certo punto non si vogliono fare ci venga detto e ne prenderemo atto, e ne parleremo chiaramente non sui giornali, occorre chiarezza e lealtà”». Sul fronte interno al centrosinistra, si registra anche la posizione di Concetto Vecchio e le cautele espresse su primarie da Decaro e Giani, con quest’ultimo che frena parlando di ricorrervi «Solo se costretti».

Le regole della coalizione e il confronto con la destra

Alla domanda se la mancata effettuazione delle consultazioni popolari rischiasse di far saltare l’intesa, Giuseppe Conteha replicato sollevando una questione di metodo: «Come facciamo noi altre forze politiche che per la prima volta dobbiamo costruire un programma accettare che il partito più forte decide tutto?».

Proseguendo nel suo ragionamento, il presidente pentastellato ha analizzato il modello avversario: «Se nel centrodestra funziona da 30 anni la regola che il leader del partito più votato è il candidato è perché l’hanno applicata nel tempo, l’hanno sperimentata e a rotazione può succedere a tutti» e perché «ci sono travasi tra i partiti e tutti possono partecipare e sentirsi co-protagonisti. Se noi usassimo questa regola comprometteremo fin dall’origine la possibilità di essere tutti competitivi». Infine, Conte ha voluto chiarire l’obiettivo finale: «Qui non è in gioco la mia ambizione, ma la volontà di essere al servizio di un progetto coerente e solido che mandi a casa Meloni. Per farlo dobbiamo dare la possibilità a tutti di sentirsi rappresentanti e co-protagonisti».

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