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“Quale sarà la sua prossima occupazione!”. Elly Schlein, la voce sempre più insistente

Pubblicato: 01/09/2026 12:50

Dentro il Partito democratico il confronto sul futuro del centrosinistra continua a produrre tensioni. Al centro della discussione ci sono le primarie, diventate nelle ultime settimane uno dei temi più divisivi per l’area progressista. La prospettiva di affidare ai gazebo la scelta della leadership comune viene infatti accompagnata da dubbi sempre più espliciti sulle possibili conseguenze politiche.

La partita non riguarda soltanto le regole con cui individuare il candidato alla guida della coalizione. In gioco ci sono anche i rapporti tra le diverse forze dell’opposizione e, soprattutto, la possibilità che una sfida diretta tra Elly Schlein e Giuseppe Conte finisca per accentuare le distanze tra gli elettorati del Pd e del Movimento 5 Stelle.

È questo lo scenario raccontato da un Dagoreport di Dagospia, secondo cui nelle ultime settimane sarebbe cresciuto il dibattito contrario alle primarie. Il ragionamento attribuito a una parte del centrosinistra parte da un timore preciso: se uno dei due leader dovesse uscire sconfitto, non sarebbe scontato che gli elettori del suo partito accettassero automaticamente la leadership dell’avversario.

La formula riportata nel retroscena è particolarmente netta: «se perde Schlein, l’elettore del Pd non vota Conte, ma se perde Conte, l’elettore del M5s non vota Schlein. E la Meloni ce la teniamo per altri vent’anni…».
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I dubbi sulle primarie

Secondo la ricostruzione, a esprimere perplessità sarebbero state diverse personalità dell’area progressista. Tra i nomi indicati figurano Roberto SperanzaDario FranceschiniMichele de PascaleStefano Bonaccini, oltre ai leader di Alleanza Verdi e Sinistra Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli.

Nel dibattito vengono citati anche esponenti del mondo culturale e intellettuale come Michele SerraFrancesco Piccolo e Corrado Augias. Una pluralità di voci che, secondo il retroscena, avrebbe alimentato le perplessità sulla scelta di affidare alle primarie la definizione della leadership del campo progressista.

Il tema è particolarmente delicato perché l’esito del confronto potrebbe avere ripercussioni sull’intero progetto di alleanza. Il timore è che una competizione tra Schlein e Conte possa trasformarsi in una contrapposizione tra due basi elettorali anziché in uno strumento per costruire una candidatura condivisa.

Tra le voci riportate nel dibattito c’è anche quella di Dario Nardella, esponente del Pd non considerato ostile alla segretaria, secondo cui «le primarie ci indeboliscono e fanno il gioco di Meloni». Una posizione che rafforza l’idea di un confronto ormai aperto all’interno dell’area progressista.

La risposta di Elly Schlein

Di fronte alle numerose prese di posizione, Elly Schlein sembra intenzionata a non farsi condizionare dal dibattito. Alla domanda sulle interviste dedicate alle primarie, la segretaria del Pd avrebbe risposto: «Le interviste sulle primarie? Sono solo esercizi intellettuali, alla festa dell’Unità parlo io…».

Una frase che viene interpretata come la volontà di mantenere il controllo della discussione e di non trasformare le dichiarazioni pubblicate sui giornali in un vincolo per le proprie scelte politiche.

Il problema, secondo lo scenario descritto da Dagospia, è però legato alle conseguenze di un eventuale risultato negativo. Una sconfitta di Schlein alle primarie potrebbe infatti assumere un significato molto più ampio rispetto alla semplice perdita di una consultazione interna.

Il rischio sarebbe quello di un contraccolpo sulla leadership della segretaria e, di riflesso, sull’intero Partito democratico. La conseguenza più temuta riguarda soprattutto il rapporto con l’elettorato del Movimento 5 Stelle e la capacità delle forze progressiste di presentarsi unite alle elezioni.

Il rischio di perdere voti

La questione viene quindi proiettata direttamente sul terreno elettorale. Se una parte degli elettori del Pd non riconoscesse Conte come proprio riferimento dopo una sua eventuale vittoria, oppure se gli elettori del M5S non accettassero Schlein in caso di successo della segretaria dem, la competizione potrebbe lasciare sul campo una quantità significativa di consenso.

Lo scenario evocato è quello di uno spostamento di voti tra Pd e Movimento 5 Stelle, con possibili ripercussioni anche sulla rappresentanza parlamentare. In altre parole, una consultazione pensata per stabilire una leadership comune potrebbe finire per accentuare la distanza tra le due principali componenti del campo progressista.

È su questo punto che si concentra il monito rivolto a Schlein: non sarebbe sufficiente considerare il dibattito sulle primarie come una semplice esercitazione teorica, perché una eventuale sconfitta potrebbe produrre effetti politici molto concreti.

Il retroscena di Dagospia arriva infine a una conclusione dai toni apertamente sarcastici. Dopo aver invitato la segretaria del Pd a una riflessione più approfondita sulla strategia delle primarie, il Dagoreport scrive: «Forse è giunto il ‘tragic moment’ che la Ducetta del Nazareno faccia una riflessione più approfondita. Altrimenti rischia davvero che la sua prossima occupazione sarà di tornare a ballare sui carri del Gay Pride…».

Una battuta polemica che chiude il retroscena, ma che lascia sul tavolo la questione politica centrale: la scelta delle primarie del centrosinistra potrebbe diventare per Elly Schlein un passaggio decisivo della propria leadership e, allo stesso tempo, una partita dagli effetti molto più ampi sugli equilibri dell’opposizione.

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