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El Nino spaventa il mondo, allarme Onu: “Siamo in pericolo, il pianeta in acque inesplorate”

Pubblicato: 04/09/2026 13:28

Il pianeta si avvicina a una «zona di pericolo» climatica mai esplorata prima, mentre nel Pacifico equatoriale centro-orientale le temperature continuano a salire. A lanciare l’allarme è l’Organizzazione meteorologica mondiale (Wmo), che dopo gli avvertimenti dell’Unep richiama l’attenzione sul rapido rafforzamento di El Niño e sulle possibili conseguenze a livello globale.

Secondo le previsioni dei centri di osservazione della Wmo, la probabilità che il fenomeno si sviluppi avrebbe raggiunto livelli «eccezionalmente alti, prossimi al 100%». L’impatto potrebbe raggiungere il suo massimo verso la fine del 2026, con effetti destinati a persistere fino a febbraio 2027.

A descrivere la portata della situazione è anche il segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres: «El Niño sta assumendo proporzioni gigantesche. Il pianeta si trova in acque inesplorate e quelle acque si stanno riscaldando».

Cos’è El Niño e perché può cambiare il clima

El Niño è un fenomeno climatico naturale caratterizzato da un anomalo riscaldamento delle acque superficiali del Pacifico tropicale. Si presenta periodicamente, generalmente a intervalli compresi tra due e sette anni, ed è in grado di modificare la circolazione atmosferica su vasta scala.

Il suo sviluppo può avere conseguenze molto diverse a seconda delle aree del pianeta. In alcune regioni può favorire precipitazioni particolarmente intense e inondazioni, mentre altrove può contribuire a condizioni di siccità e temperature eccezionalmente elevate.

Non significa quindi che El Niño produca ovunque gli stessi effetti. Le conseguenze dipendono dalla stagione, dalla posizione geografica e dall’interazione con numerosi altri fattori climatici, comprese le condizioni degli oceani Indiano e Atlantico.

Perché preoccupa il nuovo El Niño

Secondo la Wmo, il fenomeno si sarebbe ormai consolidato e sarebbe destinato a raggiungere livelli molto elevati nei prossimi mesi, sostenuto dalle temperature eccezionalmente calde registrate nelle acque del Pacifico tropicale.

È proprio l’intensità del riscaldamento a preoccupare gli esperti. Un El Niño particolarmente forte può infatti alterare i regimi delle precipitazioni e delle temperature in numerose regioni del mondo, aumentando il rischio di eventi meteorologici estremi.

Tra gli scenari da tenere sotto osservazione figurano alluvioni, periodi prolungati di siccità e ondate di caldo, con possibili conseguenze anche sulla produzione agricola, sulle risorse idriche e sugli ecosistemi.

Cosa può succedere in Europa e in Italia

Il rapporto tra El Niño ed Europa è più complesso. A differenza di quanto accade nelle aree tropicali e in alcune regioni affacciate direttamente sul Pacifico, l’influenza del fenomeno sul clima europeo è meno diretta. Per questo non è possibile attribuire automaticamente una determinata ondata di caldo, un’alluvione o una fase di siccità europea alla presenza di El Niño.

Sul continente, intanto, le temperature elevate continuano a farsi sentire. Anche l’Italia resta alle prese con il caldo, con valori che in diverse zone raggiungono i 37 gradi e una situazione che non dovrebbe mostrare variazioni sostanziali almeno fino al 9 settembre.

Agricoltura, danni oltre i 2 miliardi

Tra i settori maggiormente esposti agli effetti delle temperature elevate c’è l’agricoltura. Secondo la Cia-Agricoltori Italiani, il conto avrebbe già superato i 2 miliardi di euro, considerando le perdite nei campi e le ore di lavoro compromesse dal caldo, alle quali si aggiungono gli effetti sulle rese delle coltivazioni.

«Non è più sufficiente intervenire ogni volta sull’emergenza o limitarsi a misure in gran parte nazionali o regionali – sottolinea la Confederazione –. Serve una strategia europea vera e propria, più lungimirante».

Il rafforzamento di El Niño si inserisce così in un quadro climatico già caratterizzato da temperature particolarmente elevate. Un fenomeno naturale ciclico che, sovrapponendosi al riscaldamento globale, rappresenta un ulteriore elemento da monitorare nei prossimi mesi.

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