
La Lega del Nord alza la testa contro Matteo Salvini e la frattura interna ormai non viene più nascosta. Ad Alzano Lombardo, nel Bergamasco, oltre trecento persone hanno partecipato all’iniziativa con il presidente della Lombardia Attilio Fontana e il capogruppo al Senato Massimiliano Romeo, trasformando quella che formalmente era la presentazione di un libro in una prova di forza della componente più critica nei confronti del segretario.
Bandiere della Lega Lombarda, cori in dialetto, striscioni a sostegno di Fontana e Romeo e, all’esterno, gli esponenti di Patto per il Nord con il richiamo a Umberto Bossi. Il messaggio politico è netto: una parte importante del Carroccio vuole riportare al centro autonomia, federalismo e territori settentrionali, contestando una strategia nazionale considerata sempre più distante dall’identità originaria del movimento.

Il fronte dei governatori contro la gestione Salvini
Il passaggio decisivo arriverà mercoledì, quando Fontana dovrebbe incontrare Salvini insieme agli altri governatori del Nord per chiedere una gestione più collegiale della Lega. Il presidente lombardo ha indicato sulla stessa linea Luca Zaia, Massimiliano Fedriga e Maurizio Fugatti. Non una semplice richiesta di maggiore ascolto, dunque, ma la costruzione di un fronte territoriale capace di condizionare le scelte del segretario.
Sul fondo resta anche Giancarlo Giorgetti. Il ministro dell’Economia non dovrebbe partecipare direttamente al confronto, ma la fotografia pubblicata nei giorni scorsi da Fontana dopo un pranzo insieme ha inevitabilmente assunto un peso politico. In una Lega attraversata da sospetti e tensioni, anche un incontro apparentemente informale diventa un messaggio.
A rendere ancora più evidente lo scontro c’è l’ipotesi di sostituire Romeo alla guida dei senatori leghisti con Claudio Borghi. Romeo ha detto di non sapere nulla, rivendicando però di aver sollevato questioni politiche senza mai attaccare personalmente nessuno. Fontana lo ha difeso apertamente, definendo sbagliata un’eventuale rimozione. Una scelta del genere verrebbe inevitabilmente letta dal fronte nordista come una rappresaglia politica.
La tensione è esplosa anche durante l’iniziativa bergamasca. Il segretario provinciale Fabrizio Sala ha ironizzato sulla presenza del deputato Eugenio Zoffili, esponente considerato vicino a Salvini. La risposta è stata durissima: Zoffili ha accusato Fontana e Romeo di essere irresponsabili e di danneggiare la Lega. Ormai lo scontro non passa più soltanto attraverso riunioni riservate e messaggi indiretti.
La resa dei conti verso Pontida
Il vero spartiacque sarà Pontida. Fontana e Romeo vogliono arrivare sul pratone dopo aver ottenuto risposte precise da Salvini sulla linea politica e sulla gestione del partito. Romeo ha posto la questione senza troppi giri di parole, chiedendosi dal palco come Salvini possa pensare di tornare al ministero dell’Interno con una Lega ridotta, nelle sue parole, al 3 per cento.
A pesare c’è anche l’esclusione dello stesso Romeo dalla due giorni economica organizzata dalla Lega a Roma, “A tua difesa – Verso la Finanziaria 2027”, appuntamento che riunisce politici, categorie economiche e dirigenti delle partecipate per preparare le proposte sulla prossima manovra. Un segnale che rafforza l’immagine di due anime ormai contrapposte: da una parte il gruppo dirigente fedele a Salvini, dall’altra il blocco settentrionale che reclama un cambio di rotta.
Intanto si apre un ulteriore fronte con la nascita di comitatofederale.org, il sito promosso per chiedere la convocazione del congresso della vecchia Lega Nord per l’Indipendenza della Padania. I promotori parlano di circa trecento adesioni già raccolte tra militanti e simpatizzanti e chiedono l’accesso al libro dei soci per verificare la consistenza degli iscritti e valutare la richiesta formale di convocazione dell’assemblea.
La partita, quindi, non riguarda più soltanto autonomia e territori. In discussione ci sono la leadership di Salvini, il peso dei governatori, il controllo dei gruppi parlamentari e l’identità stessa della Lega. E Pontida, questa volta, potrebbe diventare il luogo in cui la rivolta del Nord smette definitivamente di essere una corrente interna e si trasforma in una sfida aperta al segretario.


