
La vittoria dell’Afd in Sassonia-Anhalt apre una nuova crepa nel centrodestra italiano e costringe Giorgia Meloni a fare i conti con un dossier che rischia di avere conseguenze anche molto concrete per l’Italia. Mentre Matteo Salvini e Antonio Tajani si dividono sul significato politico dell’avanzata della destra tedesca, a Palazzo Chigi cresce soprattutto una preoccupazione: che la reazione di Berlino sul fronte dell’immigrazione possa tradursi in una nuova pressione sull’Italia attraverso i trasferimenti dei cosiddetti dublinanti.
La linea della premier resta prudente. L’obiettivo è evitare che il risultato tedesco venga automaticamente sovrapposto alla crescita di Roberto Vannacci e di Futuro nazionale, ma allo stesso tempo dentro Fratelli d’Italia si ragiona sugli errori commessi dalla Cdu nei confronti dell’Afd. Il punto, secondo diversi esponenti meloniani, è non trasformare l’ex generale in un avversario da isolare per ragioni ideologiche, alimentandone così il consenso. Piuttosto, la sfida dovrebbe essere politica: contrastarlo perché si colloca all’opposizione del governo e sottrae voti al centrodestra.

Fratelli d’Italia guarda agli errori della Cdu
È una lettura che emerge anche dalle parole del capogruppo di FdI alla Camera Galeazzo Bignami, che evita giudizi tranchant sul voto tedesco e richiama il rispetto della volontà degli elettori. Ancora più esplicito Carlo Fidanza, capo delegazione di Fratelli d’Italia-Ecr al Parlamento europeo, secondo il quale la strategia di demonizzazione dell’Afd non avrebbe prodotto gli effetti sperati, finendo anzi per rafforzare il partito.
Per Meloni, tuttavia, la questione tedesca non è soltanto elettorale. Un indebolimento del cancelliere Friedrich Merz potrebbe ridurne il peso nei rapporti europei e privare Palazzo Chigi di una sponda utile su alcuni dossier. Ma soprattutto una svolta più rigida della Germania sui migranti potrebbe avere un effetto diretto sull’Italia. Berlino potrebbe infatti intensificare le richieste di riammissione dei richiedenti asilo entrati nell’Unione europea attraverso il territorio italiano, in applicazione delle regole di Dublino.
È questo uno degli scenari che preoccupa maggiormente il governo, soprattutto con l’avvicinarsi della stagione elettorale. Meloni continua a sostenere che la tenuta di Schengen dipenda dal rafforzamento delle frontiere esterne e dal contrasto ai trafficanti, ma un aumento dei trasferimenti verso l’Italia rischierebbe di trasformarsi in un problema politico interno.
Salvini attacca Tajani: «Le elezioni non sono mai un problema»
Sul piano politico, intanto, la distanza tra Lega e Forza Italia diventa sempre più evidente. Tajani ha definito il successo dell’Afd un elemento problematico per l’Europa, mentre Salvini ha scelto una linea opposta. Interpellato sulle parole del ministro degli Esteri, il leader leghista ha rivendicato il principio della sovranità popolare: per lui il risultato delle urne non può essere considerato di per sé un problema.
Salvini ha richiamato anche altri esempi europei, sostenendo che un eventuale successo di Marine Le Pen in Francia dovrebbe essere letto semplicemente come l’esito di una scelta democratica. Una posizione che avvicina ulteriormente il segretario della Lega alla linea di Vannacci e rende più complessa la competizione interna alla destra italiana.
Meloni, invece, prova a mantenere una posizione distinta. Sul piano europeo continua a ribadire il sostegno all’Ucraina e alla ricerca di una pace «giusta e duratura», segnando una distanza netta sia dall’Afd sia dalle posizioni più critiche verso Kiev presenti nell’area vannacciana. Ma il risultato tedesco ha ormai aperto un nuovo fronte politico: il centrodestra italiano dovrà decidere come confrontarsi con l’avanzata delle destre radicali senza trasformare il confronto europeo in una nuova resa dei conti dentro la maggioranza.


