
La vittoria in Sassonia-Anhalt ha portato AfD davanti a una prospettiva finora rimasta soprattutto teorica: passare dall’opposizione al governo e trasformare le promesse elettorali in provvedimenti concreti. Ed è proprio qui, secondo Giovanni Di Lorenzo, direttore di Die Zeit, che potrebbe emergere la principale debolezza dell’estrema destra tedesca. Molte delle misure annunciate sarebbero infatti difficilmente realizzabili e l’esercizio del potere potrebbe finire per «smascherare il bluff».
Di tutt’altro avviso è Beatrix von Storch, esponente nazionale di Alternative für Deutschland, che dopo il risultato elettorale rilancia uno dei punti centrali del programma del partito: una drastica stretta sull’immigrazione e sulle espulsioni. AfD punta innanzitutto ad allontanare circa 250mila persone che, secondo von Storch, avrebbero già un obbligo esecutivo di lasciare la Germania. Ma il progetto del partito va molto oltre e coinvolgerebbe anche circa un milione e mezzo di siriani e afghani attualmente titolari di un permesso di soggiorno.
Su come un’operazione di queste dimensioni potrebbe essere concretamente realizzata, però, la stessa von Storch ammette che rimangono questioni ancora da risolvere.
Von Storch: «Vogliamo espellere chi deve lasciare il Paese»
Intervistata dal Corriere della Sera e da Repubblica, von Storch attribuisce il successo elettorale di AfD soprattutto all’insoddisfazione nei confronti dell’esecutivo guidato da Friedrich Merz.
«La gente vuole una politica diversa. Tre quarti dei cittadini sono insoddisfatti del governo Merz e della coalizione Cdu-Spd, compresi coloro che hanno votato per la Cdu», sostiene.
Uno dei primi terreni sui quali un eventuale governo regionale guidato da AfD potrebbe intervenire sarebbe quello dell’immigrazione. Secondo von Storch, se Ulrich Siegmund diventasse primo ministro della Sassonia-Anhalt potrebbe «espellere sistematicamente coloro che hanno il foglio di via ma continuano a vivere nel Land».
AfD vorrebbe inoltre sostituire parte delle erogazioni in denaro ai richiedenti asilo con una carta prepagata, limitando così, nelle intenzioni del partito, la possibilità di inviare denaro all’estero. L’obiettivo politico dichiarato è «ridurre massicciamente gli incentivi» all’immigrazione verso la Germania.
Il piano per siriani e afghani
È soprattutto sui rimpatri che von Storch delinea una strategia molto più ampia.
«Per prima cosa vogliamo espellere tutti coloro che hanno un obbligo esecutivo di lasciare il Paese. Sono circa 250.000, probabilmente ormai anche di più», afferma.
Il secondo passaggio riguarderebbe siriani e afghani titolari di un permesso di soggiorno. «Abbiamo ancora circa un milione e mezzo di siriani e afghani che hanno ancora un permesso di soggiorno. Questi permessi devono essere riesaminati», sostiene l’esponente di AfD.
Secondo la posizione espressa da von Storch, attraverso procedure conformi allo Stato di diritto dovrebbe essere rivalutata la sussistenza delle condizioni che avevano determinato il riconoscimento del diritto a rimanere in Germania. Qualora tali condizioni venissero meno e i permessi fossero revocati, le persone interessate dovrebbero lasciare il Paese.
Si tratta, tuttavia, di un obiettivo politico la cui applicazione dovrebbe confrontarsi con valutazioni individuali, norme tedesche ed europee e competenze amministrative dei Länder.
«Come attuarlo concretamente è un’altra questione»
Alla domanda su come sarebbe possibile gestire materialmente un numero così elevato di espulsioni, von Storch riconosce che il piano presenta ancora aspetti da definire.
«Come poi concretamente tutto questo verrà attuato è un’altra questione», afferma. Uno dei problemi sarebbe la capacità amministrativa dei Länder, ai quali compete l’esecuzione dei rimpatri.
«Bisognerà chiarire se i funzionari dei Länder dispongano di personale sufficiente. Ma non siamo ancora a quel punto. Però alla fine non sarà questo a far fallire il progetto», aggiunge.
Secondo von Storch, chi ricevesse un ordine definitivo di lasciare la Germania dovrebbe innanzitutto partire volontariamente. In caso contrario, sostiene, sarebbe lo Stato a doverne assicurare l’esecuzione.
AfD apre al Bsw e non chiude alla Cdu
Il risultato elettorale apre anche il capitolo delle possibili alleanze. Von Storch non esclude interlocuzioni né con la Cdu né con il Bsw, la formazione fondata da Sahra Wagenknecht.
«Parliamo con tutti. Il Bsw è una possibilità, la Cdu è una possibilità», afferma, precisando di non poter indicare chi stia conducendo le singole interlocuzioni ma confermando che «i colloqui sono in corso».
Un altro terreno di scontro riguarda le Chiese. AfD vuole rivedere i contributi statali alle istituzioni religiose perché, sostiene von Storch, «vogliamo che le Chiese servano la fede e non la politica».
La dirigente di AfD critica in particolare le parole del vescovo regionale della Sassonia-Anhalt, che dopo il voto aveva espresso dispiacere per il risultato: «Un intervento politico del genere, da parte di un vescovo, è uno scandalo».
Di Lorenzo: «Il risultato non poteva essere peggiore per centro e sinistra»
A leggere il successo di AfD da una prospettiva opposta è Giovanni Di Lorenzo, direttore del settimanale Die Zeit.
«La sorpresa è che un partito non solo considerato di estrema destra dai servizi civili, ma che si esprime come tale e ha condotto una campagna elettorale aggressiva, mai vista in Germania, sfiori la maggioranza assoluta», osserva in un’intervista a Repubblica.
Per Di Lorenzo «il risultato non poteva essere peggiore per i partiti del centro e della sinistra».
Il problema, a suo giudizio, va però ben oltre il risultato di un singolo Land. Il direttore di Die Zeit richiama il crollo della fiducia nei confronti dell’attuale governo: soltanto il 17% dell’elettorato tedesco, sostiene, considererebbe la coalizione di Berlino efficace e in grado di risolvere i problemi.
«L’assenza di fiducia mina l’idea stessa del sistema parlamentare democratico. Il pericolo è proprio il cortocircuito tra sfiducia nel governo e sfiducia nel sistema», spiega.
A livello nazionale AfD non raggiungerebbe i risultati ottenuti in Sassonia-Anhalt, ma secondo i dati citati da Di Lorenzo sarebbe comunque in testa nei sondaggi con il 28%.
«Al governo AfD avrebbe gli stessi limiti degli altri»
È proprio l’eventualità che AfD conquisti responsabilità di governo, tuttavia, a poter cambiare lo scenario secondo Di Lorenzo.
Il partito, sostiene, «ha promesso tante cose, ma nessuna o quasi è realizzabile». Il direttore di Die Zeit porta l’esempio dei conti della Sassonia-Anhalt: un bilancio da circa 15 miliardi di euro, tre dei quali provenienti dagli altri Länder e dal governo federale, oltre a un debito di circa un miliardo.
Una situazione che, secondo la sua analisi, lascerebbe pochissimo spazio per mettere in pratica molte delle promesse avanzate durante la campagna elettorale.
«Se AfD andasse al governo regionale avrebbe gli stessi limiti dei partiti che lo governano oggi», afferma Di Lorenzo. E proprio questo potrebbe rappresentare il rischio politico maggiore per il partito: «Io penso che in realtà non lo voglia perché questo smaschererebbe il bluff e l’incanto finirebbe subito».


