
Un delitto maturato in un contesto criminale e rimasto per anni al centro delle indagini torna ora a essere esaminato attraverso una nuova ricostruzione investigativa. L’omicidio era avvenuto in pieno giorno, in un luogo pubblico, lasciando dietro di sé interrogativi sulla sua organizzazione e sui rapporti di forza all’interno della criminalità romana.
A distanza di anni, l’inchiesta ha portato a nuovi provvedimenti cautelari nei confronti di sette persone. Al centro dell’attività degli investigatori c’è l’individuazione di coloro che avrebbero avuto un ruolo nella pianificazione e nella direzione dell’agguato, oltre alla ricostruzione del contesto nel quale sarebbe maturato il delitto.
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Sette arresti per l’omicidio di Fabrizio Piscitelli
Sono sette le persone arrestate con l’accusa di essere i mandanti dell’omicidio di Fabrizio Piscitelli, conosciuto come Diabolik, capo ultras della Lazio e figura inserita, secondo l’accusa, nel narcotraffico.
Piscitelli fu ucciso il 7 agosto 2019 al parco degli Acquedotti. I provvedimenti sono stati eseguiti nelle prime ore della mattina dalla Squadra Mobile di Roma e dai carabinieri del Nucleo Investigativo, sulla base di un’ordinanza del giudice per le indagini preliminari richiesta dalla Direzione Distrettuale Antimafia.
Tra le persone raggiunte dai provvedimenti figurano anche Michele Senese e Leandro Bennato, indicati come esponenti di vertice della criminalità romana e già detenuti al 41bis per altri procedimenti.
L’inchiesta punta dunque a ricostruire non soltanto le responsabilità individuali, ma soprattutto la catena decisionale che avrebbe portato alla preparazione dell’agguato contro Piscitelli.

Le accuse contestate agli indagati
Le contestazioni riguardano, a vario titolo, diversi reati di particolare gravità. Tra questi figurano l’omicidio aggravato dal metodo mafioso, l’estorsione con armi da guerra, il tentato omicidio e l’associazione finalizzata al traffico di droga.
L’attività investigativa si è concentrata in particolare sulla ricostruzione delle fasi precedenti all’uccisione di Piscitelli e sull’individuazione di chi avrebbe organizzato e diretto l’operazione.
Secondo quanto indicato dal giudice, l’omicidio sarebbe stato preparato con cura e portato a termine in pieno giorno attraverso modalità riconducibili al metodo mafioso. L’obiettivo, secondo la ricostruzione, sarebbe stato quello di favorire il clan Senese, ritenuto dominante nell’area nella quale venne compiuto il delitto.
La ricostruzione dell’accusa individua quindi nell’uccisione di Diabolik un’azione inserita in un più ampio quadro di rapporti e interessi della criminalità romana.

Paura e omertà dopo il delitto
Un altro elemento evidenziato nell’inchiesta riguarda le conseguenze che l’omicidio avrebbe prodotto nell’ambiente circostante. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, l’uccisione di Piscitelli avrebbe generato un clima di paura e omertà.
Questo elemento sarebbe emerso anche dal comportamento di alcune persone che si trovavano sul posto e di soggetti vicini alla vittima. La loro reticenza avrebbe rappresentato uno degli aspetti affrontati dagli investigatori nel tentativo di ricostruire quanto accaduto e individuare i responsabili della pianificazione dell’agguato.
L’omicidio del capo ultras della Lazio, avvenuto il 7 agosto 2019, viene dunque riletto alla luce degli elementi raccolti nell’inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia. I sette arresti rappresentano il passaggio attraverso il quale gli investigatori e la magistratura contestano a diversi soggetti un ruolo nella gestione e nella commissione di una vicenda criminale che, secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbe stata caratterizzata da una precisa organizzazione e da modalità mafiose.


