
Una lunga controversia di lavoro tra Pier Silvio Berlusconi e il suo ex cuoco, Giacomo Canale, approda alla Corte di Cassazione. Al centro della vicenda ci sono oltre 500mila euro che il lavoratore di Viareggio ritiene gli spettino per straordinari, turni notturni, giornate festive e riposi compensativi maturati nel corso di undici anni di servizio.
Il caso arriva davanti alla Cassazione
L’udienza è fissata per il 29 settembre 2026 e rappresenta il nuovo capitolo di una causa già esaminata dal Tribunale del lavoro e dalla Corte d’Appello di Genova. Resta da chiarire se la sentenza impugnata abbia valutato correttamente gli elementi relativi alle ore di lavoro rivendicate da Canale.
La vicenda non riguarda soltanto l’entità della richiesta economica, inizialmente indicata anche in circa 700mila euro, ma inevitabilmente anche un verbale di conciliazione firmato nel 2019. Quell’accordo, da 11.700 euro, è stato prima ritenuto valido e poi giudicato privo di effetto, senza tuttavia cambiare l’esito economico della causa nei precedenti gradi di giudizio.
Chi è Giacomo Canale, l’ex cuoco di Pier Silvio Berlusconi
Il rapporto professionale tra Giacomo Canale e la famiglia Berlusconi, secondo quanto raccontato dallo stesso lavoratore, sarebbe iniziato quando aveva appena 17 anni. Nel 1994, Canale sarebbe stato chiamato a sostituire un componente dell’equipaggio sul Principessa Vai Via, l’imbarcazione di Silvio Berlusconi.
La collaborazione diretta con Pier Silvio Berlusconi sarebbe invece cominciata nel 2007. Canale lavorò prima sullo yacht Suegno e poi anche nella residenza di Paraggi, in Liguria, dove l’amministratore delegato di Mfe vive con Silvia Toffanin e i figli. Il rapporto si sarebbe concluso nel 2018, dopo circa undici anni.
Dallo yacht Suegno alla residenza di Paraggi
Uno dei punti centrali della controversia riguarda proprio le mansioni svolte durante quel lungo periodo. Canale sostiene di avere lavorato come cuoco per ampie fasi del rapporto, pur risultando inquadrato nel tempo anche con qualifiche differenti, tra cui marinaio, operaio addetto agli allestimenti e falegname di cantiere.
Su questo scenario si innesta la richiesta dell’ex dipendente, che afferma di aver affrontato ritmi particolarmente intensi sia a bordo dello yacht sia nella villa ligure. Si tratta, al momento, della ricostruzione del lavoratore, contestata dalla difesa di Berlusconi nel corso del procedimento e sottoposta agli accertamenti dei giudici.
La richiesta per straordinari, notturni e festivi
Dopo la fine del rapporto, Canale ha iniziato a reclamare compensi che, secondo la sua tesi, non avrebbe ricevuto negli anni di lavoro. La domanda riguarda straordinari, lavoro festivo, lavoro notturno e riposi compensativi, per una cifra che nel giudizio arrivato in Cassazione supera il mezzo milione di euro.
Il punto non è dunque soltanto la somma finale, ma la prova delle ore effettivamente svolte e della loro eventuale mancata retribuzione. È su questo aspetto che le decisioni giudiziarie precedenti hanno segnato il passaggio più delicato della vicenda, con una conclusione sfavorevole a Canale pur sulla base di motivazioni diverse.
L’accordo del 2019 e i 11.700 euro
Nel 2019 Canale ha sottoscritto un verbale di conciliazione con il precedente datore di lavoro. In base alle ricostruzioni emerse negli anni, l’ex cuoco avrebbe ricevuto 11.700 euro, rinunciando contestualmente a ulteriori richieste connesse al rapporto professionale appena terminato.
In un secondo momento, assistito dall’avvocato Claudio Lalli, Canale ha contestato la validità di quell’intesa. La sua difesa ha sostenuto che l’accordo sarebbe stato firmato in una condizione di necessità e senza un’assistenza sindacale effettiva e adeguata, circostanza che ha inevitabilmente aperto un ulteriore fronte giudiziario.
Il nodo della firma nello studio legale
Secondo la linea difensiva dell’ex lavoratore, la conciliazione non sarebbe stata firmata in una sede sindacale, ma nello studio del precedente avvocato di Canale. Inoltre, sempre secondo questa ricostruzione, il rappresentante sindacale presente non avrebbe avuto una conoscenza sufficiente dei contenuti e della portata dell’accordo.
Il Tribunale del lavoro di Genova, in primo grado, ha però considerato valido il verbale del 2019. La decisione, favorevole a Pier Silvio Berlusconi, difeso dall’avvocato Fabrizio Daverio dello studio Daverio e Florio di Milano, ha quindi respinto la domanda economica avanzata da Canale: per il giudice, la conciliazione precludeva nuove rivendicazioni.
La svolta in Appello non cambia il risultato
Canale ha impugnato la sentenza e la causa è arrivata davanti alla Corte d’Appello di Genova. Qui è maturata una valutazione differente sul documento firmato nel 2019: l’accordo è stato considerato privo di effetto, facendo venire meno l’ostacolo che aveva bloccato la richiesta nel primo grado di giudizio.
Tuttavia, questa svolta non è bastata a riconoscere le somme richieste. La Corte d’Appello ha esaminato il merito della domanda sugli straordinari e ha ritenuto insufficienti gli elementi disponibili per provare le ore di lavoro reclamate. Il risultato è rimasto dunque lo stesso: nessun importo attribuito al lavoratore.
Perché l’ex cuoco ha presentato ricorso
La differenza tra le due sentenze è rilevante. In primo grado, la domanda era stata respinta perché l’accordo del 2019 impediva ulteriori pretese; in Appello, invece, l’intesa è stata superata, ma gli straordinari non sono stati ritenuti adeguatamente dimostrati. È proprio su questa seconda motivazione che si concentra ora il ricorso in Cassazione.
L’avvocato Claudio Lalli contesta, in particolare, il modo in cui sarebbero state interpretate alcune dichiarazioni rese dal suo assistito. Secondo la difesa di Canale, tali dichiarazioni non riguarderebbero l’intero arco temporale, pari a undici anni, per il quale viene richiesto il pagamento dei compensi aggiuntivi.
L’udienza del 29 settembre e la decisione attesa
La Suprema Corte non dovrà svolgere un nuovo processo sui fatti, come accade nei primi due gradi di giudizio. I giudici dovranno verificare la correttezza giuridica della decisione impugnata e stabilire se confermarla oppure intervenire sulla sentenza della Corte d’Appello.
Da una parte resta la richiesta di Giacomo Canale per oltre 500mila euro, riferita agli anni trascorsi tra lo yacht Suegno e la residenza di Paraggi. Dall’altra, Pier Silvio Berlusconi ha già ottenuto il rigetto della domanda economica in entrambi i precedenti gradi, seppure con valutazioni differenti. I legali di Berlusconi, interpellati sulla nuova udienza, non hanno rilasciato dichiarazioni. Dopo anni di ricorsi e sentenze, sarà la Cassazione a definire il prossimo, e potenzialmente decisivo, passaggio della vicenda.


