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Denise Cosco, la zia mostra il suo volto per la prima volta: “Ecco i tuoi bellissimi occhi”. Brividi

Pubblicato: 12/09/2026 16:19

Per 17 anni Denise Cosco aveva vissuto sotto protezione, con nomi falsi e identità di copertura. Una condizione imposta dalle esigenze di sicurezza che l’aveva costretta a continui spostamenti e a mantenere nascosta la propria identità per sfuggire alla famiglia d’origine. Dopo la sua morte, la zia Marisa ha deciso di mostrare per la prima volta pubblicamente il volto della nipote.

La donna ha pubblicato sui social una fotografia di Denise, accompagnandola con un messaggio rivolto direttamente a lei: «Nessuno potrà più decidere per te, non dovrai più nasconderti». Poi ha aggiunto: «Finalmente posso mostrare il tuo volto e i tuoi occhi bellissimi». Un gesto dal forte significato simbolico, arrivato dopo anni nei quali la giovane aveva dovuto vivere lontano dalla propria identità e sotto tutela per ragioni di sicurezza.

Un’identità nascosta per 17 anni

Denise, figlia della testimone di giustizia Lea Garofalo, aveva trascorso gran parte della sua vita adulta sotto protezione. Le misure di sicurezza erano legate alla necessità di sottrarla alla famiglia d’origine, riconducibile a uno dei clan della ‘ndrangheta di Petilia Policastro. Per questo motivo aveva dovuto utilizzare nomi falsi e cambiare più volte luogo di vita, mantenendo riservati anche molti aspetti della propria esistenza.

La zia Marisa ha ricordato anche gli anni di distanza dalla nipote. Per quattro anni, infatti, non era riuscita a incontrarla. La pubblicazione della fotografia assume quindi anche il significato di una restituzione pubblica dell’identità di Denise, rimasta nascosta per gran parte della sua vita a causa delle esigenze di sicurezza.

L’inchiesta sull’istigazione al suicidio

Sulla morte della 35enne, la Procura di Velletri, guidata dal procuratore capo Carlo Villani, ha aperto un fascicolo per istigazione al suicidio, al momento contro ignoti. L’obiettivo degli investigatori è ricostruire con precisione le ultime ore della donna e verificare se possano esserci state pressioni, minacce o altri elementi capaci di avere influito sulla sua decisione.

L’ipotesi di reato, come chiarito dalla Procura, non significa mettere in discussione la volontarietà del gesto. Gli accertamenti puntano piuttosto a comprendere quali circostanze possano aver contribuito alla decisione di Denise. Le indagini sono state affidate ai carabinieri del Nucleo investigativo di Frascati, che hanno sequestrato il telefono della donna per esaminare chat, chiamate e messaggi delle ore precedenti alla morte.

L’autopsia e il compagno ancora sotto choc

Venerdì 11 settembre è stata eseguita l’autopsia sul corpo di Denise, morta alla stessa età che aveva sua madre Lea quando venne uccisa nel 2009. Secondo quanto emerso dall’esame, non sarebbero state rilevate ferite da difesa né segni riconducibili a un intervento esterno. Restano invece da conoscere i risultati degli accertamenti tossicologici, che potranno fornire ulteriori elementi agli investigatori.

Un passaggio importante dell’inchiesta sarà l’ascolto del compagno di Denise, un uomo di 35 anni che si trovava nell’abitazione insieme al figlio della coppia quando è avvenuto il gesto. Il bambino, di quattro anni, non si trovava nella stanza. L’uomo non è stato ancora ascoltato perché, secondo quanto riferito, è ancora sotto choc. Per gli investigatori potrebbe però rappresentare una fonte importante per ricostruire la vita della donna e soprattutto gli eventuali segnali emersi nei giorni precedenti alla tragedia.

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