
Angelo Bonelli attacca duramente il governo Meloni sul caro carburanti e accusa l’esecutivo di avere speso miliardi senza riuscire a incidere in modo strutturale sui prezzi di benzina e gasolio. Il deputato di Alleanza Verdi e Sinistra e co-portavoce di Europa Verde parla di un vero e proprio “fallimento” della politica energetica del governo e sostiene che gli italiani siano diventati “il bancomat dei petrolieri”.
L’affondo arriva mentre i prezzi alla pompa restano molto elevati. Secondo i dati del ministero delle Imprese e del Made in Italy aggiornati al 13 settembre, sulla rete stradale nazionale il prezzo medio self della benzina è di 2,105 euro al litro, mentre quello del gasolio ha raggiunto 2,214 euro. In autostrada si sale rispettivamente a 2,198 e 2,292 euro al litro. Dati che alimentano nuovamente lo scontro politico sulle misure adottate per contenere il costo dei carburanti.
Bonelli: “Quindici decreti e oltre 2,8 miliardi, ma i prezzi restano alle stelle”
“Quindici decreti e oltre 2,8 miliardi di euro sottratti alle finanze pubbliche per continuare a regalare soldi ai petrolieri, mentre benzina e carburanti restano alle stelle”, afferma Bonelli, tracciando un bilancio durissimo dell’azione del governo.
Secondo il leader ecologista, dopo quattro anni l’esecutivo non sarebbe riuscito a intervenire sulle cause del caro energia e avrebbe privilegiato misure temporanee invece di affrontare il problema alla radice. Bonelli accusa inoltre il governo di non colpire adeguatamente la speculazione e gli extraprofitti delle società energetiche, lasciando il peso degli aumenti soprattutto sulle famiglie e sulle imprese.
Le cifre relative ai “15 decreti” e ai 2,8 miliardi fanno parte della ricostruzione politica proposta da Bonelli e dovranno essere lette nel contesto dell’insieme delle misure adottate dal governo sul fronte energetico e dei carburanti.
Prezzi sopra i due euro al litro
Il dato che rende particolarmente forte la polemica è quello dei prezzi attuali. Il Mimit indica una media nazionale self di 2,105 euro per la benzina e 2,214 euro per il gasolio sulla rete ordinaria. In autostrada il costo medio è ancora più elevato.
Il confronto con pochi mesi fa mostra inoltre quanto il quadro sia peggiorato. A marzo, dopo il taglio delle accise deciso dal governo, il prezzo medio self era sceso a circa 1,71 euro al litro per la benzina e 1,96 per il gasolio. Il ministero aveva allora comunicato che oltre l’87% degli impianti aveva adeguato i listini al ribasso.
L’aumento successivo ha quindi riportato il tema del caro carburanti al centro del dibattito politico, soprattutto per l’impatto che benzina e gasolio hanno non solo sugli automobilisti ma anche sui costi di trasporto e, indirettamente, sui prezzi di molti beni.
“Il governo non affronta le cause del caro energia”
Per Bonelli il problema non riguarda soltanto i carburanti. L’accusa al governo è quella di continuare a difendere un modello energetico basato prevalentemente sui combustibili fossili, rinviando quella transizione che, secondo Alleanza Verdi e Sinistra, sarebbe necessaria per ridurre progressivamente la dipendenza da petrolio e gas.
“Il governo non colpisce la speculazione, non tassa adeguatamente gli extraprofitti delle società energetiche e continua a spendere miliardi senza affrontare le cause del caro energia”, sostiene il deputato.
La critica riguarda quindi sia la gestione dell’emergenza sia la strategia di lungo periodo. Secondo Bonelli, intervenire sui prezzi attraverso bonus o riduzioni temporanee non sarebbe sufficiente se contemporaneamente non aumenta la quota di energia prodotta da fonti rinnovabili.
L’attacco sulla transizione ecologica
Il secondo fronte aperto da Bonelli riguarda proprio la politica climatica dell’esecutivo. “La destra blocca la transizione ecologica ed energetica e le rinnovabili, che consentirebbero di ridurre il costo dell’energia per famiglie e imprese”, afferma.
Secondo il co-portavoce di Europa Verde, il governo starebbe rallentando lo sviluppo delle fonti pulite e continuerebbe a difendere un sistema fortemente dipendente dai combustibili fossili, nonostante l’aumento dei costi energetici e gli effetti sempre più evidenti della crisi climatica.
Il governo, dal canto suo, ha più volte rivendicato l’aumento della capacità rinnovabile installata e una strategia basata su un mix di fonti, comprese le nuove tecnologie nucleari. È proprio su questo terreno che lo scontro politico tra maggioranza e opposizione resta particolarmente acceso.
Bonelli paragona Meloni a Trump
Nel suo intervento Bonelli alza ulteriormente i toni e paragona la linea di Giorgia Meloni a quella del presidente americano Donald Trump.
“Meloni segue la stessa strada di Trump: ostacola le politiche contro il cambiamento climatico, tutela gli interessi delle compagnie fossili e rende gli italiani più poveri”, sostiene.
Il riferimento è alla politica energetica americana fortemente orientata verso petrolio, gas e deregolamentazione ambientale. Per Bonelli, l’Italia starebbe seguendo una traiettoria simile, rinunciando a utilizzare la transizione verde come strumento per ridurre nel tempo la dipendenza energetica dall’estero.
Il precedente del taglio delle accise
Il governo aveva già affrontato un forte aumento dei carburanti nella primavera del 2026 attraverso un taglio delle accise. Il provvedimento aveva prodotto una riduzione immediata dei prezzi alla pompa: il Mimit aveva comunicato che la grande maggioranza degli impianti aveva trasferito lo sconto sui listini.
Proprio quella misura viene però oggi utilizzata dalle opposizioni per sostenere che gli interventi emergenziali abbiano avuto soltanto effetti temporanei. Con la nuova crescita delle quotazioni internazionali e delle tensioni energetiche, i prezzi sono tornati rapidamente a salire.
Il nodo politico diventa quindi capire se continuare a intervenire attraverso tagli fiscali e sostegni diretti oppure accelerare sulla trasformazione strutturale del sistema energetico.
“Dopo quattro anni il fallimento è evidente”
La conclusione di Bonelli è apertamente politica. “Dopo quattro anni il fallimento è evidente: Meloni si dimetta e si torni rapidamente al voto”, afferma, accusando il governo di aver prodotto danni economici e ambientali.
Una richiesta destinata naturalmente a essere respinta dalla maggioranza, ma che mostra come il tema dei carburanti stia diventando ancora una volta uno dei terreni principali dello scontro politico.
Con benzina e gasolio stabilmente sopra quota due euro al litro, la pressione su famiglie, pendolari e imprese resta infatti elevata. E mentre il governo continua a difendere le misure adottate per contrastare gli aumenti, l’opposizione prova a trasformare il caro energia in uno dei principali argomenti contro l’esecutivo.
Per Bonelli, il giudizio è già scritto: “Gli italiani sono diventati il bancomat dei petrolieri”.


