
Un incontro con gli imprenditori italiani che continuano a lavorare in Russia, seguito da una serie di dichiarazioni ai media russi sulla guerra in Ucraina, sulle sanzioni e sui futuri rapporti con Mosca. Matteo Salvini torna a marcare la propria posizione sul conflitto e lo fa mentre, all’interno del centrodestra, cresce la concorrenza di Roberto Vannacci e di Futuro Nazionale sul terreno del rapporto con la Russia.
Lunedì 14 settembre il vicepremier, ministro dei Trasporti e leader della Lega ha incontrato a Milano una delegazione di imprenditori di GIM Unimpresa, l’associazione che rappresenta le aziende italiane presenti nella Federazione Russa. L’iniziativa era stata concordata dopo il collegamento di Salvini con l’assemblea dell’associazione a Mosca dello scorso luglio.
Secondo i dati diffusi dalla Lega, sono ancora oltre 300 le imprese italiane che lavorano con la Russia, per un interscambio economico di circa 8 miliardi di euro, contro i 30 miliardi del 2013. L’obiettivo dichiarato dell’incontro era ascoltare «direttamente le esigenze e le difficoltà» delle aziende alle prese con le conseguenze economiche del conflitto e delle sanzioni.
Salvini: «La guerra si risolve con la diplomazia, non inviando armi»
Dopo l’incontro, Salvini ha parlato anche con l’agenzia russa TASS e con la testata Vesti, ribadendo la necessità di arrivare a una soluzione diplomatica della guerra e mostrando una linea più aperta verso una futura normalizzazione dei rapporti con Mosca.
Il leader della Lega ha auspicato una ripresa del dialogo diretto tra Ucraina e Russia e ha sostenuto che il conflitto debba essere risolto attraverso il negoziato e non proseguendo sulla strada dell’invio di armi.
Salvini ha inoltre ipotizzato un possibile ruolo dell’Italia nella ricerca di una soluzione: «L’Italia potrebbe svolgere un ruolo e non escludo nulla nei prossimi mesi». Secondo il vicepremier, più attori saranno coinvolti nella mediazione, maggiori saranno le possibilità di arrivare a un’intesa.
Una posizione che si inserisce in una linea già espressa pubblicamente dalla Lega. A luglio, intervenendo all’assemblea di GIM Unimpresa, Salvini aveva sostenuto che le sanzioni contro Mosca non avessero prodotto la fine della guerra, auspicando che non fossero necessari altri pacchetti di misure europee prima di arrivare a un negoziato.
L’apertura al ritorno del gas russo
Salvini è andato oltre, affrontando anche il tema dei rapporti economici con la Russia una volta concluso il conflitto.
Interpellato sulla possibilità che l’Italia torni ad acquistare gas russo, il vicepremier ha risposto: «Quando il conflitto finirà, assolutamente sì; i numeri parlano da soli. Basta guardare i costi attuali, così come quelli di due, tre, quattro o cinque anni fa».
L’obiettivo, secondo Salvini, dovrebbe essere quello di ricostruire progressivamente i rapporti con Mosca dopo la guerra. «Spero che le due parti in conflitto trovino un terreno comune affinché l’Italia possa finalmente riprendere i legami commerciali, sportivi, accademici e culturali con la Federazione Russa», ha affermato secondo quanto riportato dai media russi.
Per il leader leghista sarebbe «sciocco, inutile e dannoso» sostenere che, anche dopo la fine del conflitto, non debbano più esistere rapporti con la Russia.
Il no al blocco dei visti per i cittadini russi
Durante l’incontro con gli imprenditori è emerso anche il tema dei visti turistici. Salvini si è detto contrario all’ipotesi di bloccare il rilascio dei visti ai cittadini russi per l’ingresso in Italia e in Europa.
Secondo la nota della Lega, un simile provvedimento rappresenterebbe «un’ulteriore scelta punitiva» nei confronti di cittadini che non hanno responsabilità dirette nella guerra e produrrebbe contemporaneamente un altro danno all’economia italiana.


