
L’Aula del Senato ha dato il via libera definitivo alla nuova riforma della legge elettorale promossa dal centrodestra, incassando 113 voti favorevoli, 71 contrari e 2 astenuti. Il testo si appresta ora a tornare alla Camera per la terza e conclusiva lettura, con l’approdo nell’emiciclo già programmato per il prossimo 28 settembre.
Al termine delle infuocate dichiarazioni di voto finali, i gruppi parlamentari di opposizione hanno inscenato una protesta visibile esponendo cartelli con la scritta “no alla legge truffa”. I partiti di maggioranza hanno confermato compatte il proprio sostegno, mentre le forze di minoranza hanno votato in maniera nettamente contraria.
Il modello prescelto configura un classico sistema misto, basato su un impianto proporzionale corretto da un premio di maggioranza. Tra i punti cardine figurano l’obbligo di indicazione preventiva del premier, la presenza di capilista bloccati e l’espressione delle preferenze mediante le classiche crocette sulla scheda.

Tra le principali modifiche apportate durante il passaggio al Senato emerge l’introduzione del meccanismo delle tre preferenze, affiancato alla conferma dei capilista bloccati. È stata invece bocciata la proposta alternativa avanzata dal Partito Democratico, che puntava a introdurre esclusivamente il sistema delle preferenze pure.
Un altro snodo cruciale riguarda la riscrittura della cosiddetta norma anti-cespugli, cancellando la soglia del 3% precedentemente necessaria affinché i voti di una lista minore contribuissero al premio di maggioranza. Parallelamente è stato alzato il numero di firme richieste per la presentazione delle candidature delle forze extraparlamentari.
Sul fronte delle tutele sociali, la riforma introduce un’importante estensione del voto fuorisede destinata ai caregiver familiari, garantendo la possibilità di esprimere la preferenza a chi assiste un parente o un figlio ricoverato in una struttura posizionata fuori dai confini della propria Regione di residenza.
È tramontata definitivamente dopo accesi confronti interni alla coalizione di governo l’ipotesi di inserire un eventuale ballottaggio. L’emendamento inizialmente presentato dall’ex presidente del Senato Marcello Pera è stato infatti ufficialmente ritirato prima del voto finale in Aula.
Il provvedimento si avvia così a completare il suo iter legislativo a Montecitorio a fine mese, dove la maggioranza punta a blindare il testo uscito da Palazzo Madama per ottenere l’approvazione definitiva della nuova normativa prima dell’avvio della sessione di bilancio.
Resta profondamente spaccato il quadro politico, con la maggioranza che rivendica la stabilità garantita dal nuovo impianto e l’opposizione pronta a proseguire la sua battaglia dentro e fuori il Parlamento contro una riforma ritenuta lesiva della rappresentanza democratica.


