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Trump annuncia una “tregua energetica” tra Russia e Ucraina. Mosca: “Se Polonia ci attacca la annientiamo”

Pubblicato: 15/09/2026 11:39

Donald Trump annuncia un’intesa tra Russia e Ucraina per fermare gli attacchi contro le rispettive infrastrutture energetiche. Ma quello che il presidente americano presenta come un accordo già raggiunto appare, almeno per il momento, molto meno definito. Kiev ha dato una disponibilità condizionata, chiedendo garanzie concrete sul comportamento di Mosca. Dal Cremlino, invece, non è ancora arrivata una conferma dell’accordo nei termini annunciati da Trump.

«L’Ucraina ha accettato di non colpire gli obiettivi energetici russi. La Russia ha accettato di fare altrettanto», ha annunciato Trump. Una dichiarazione che arriva dopo le pressioni esercitate dal presidente americano su Kiev affinché interrompa gli attacchi contro le raffinerie russe, che negli ultimi mesi hanno inflitto danni rilevanti alla capacità di raffinazione di Mosca.

Zelensky: «Pronti, ma servono garanzie»

La risposta di Volodymyr Zelensky è stata più prudente rispetto all’annuncio arrivato da Washington. Il presidente ucraino ha confermato la disponibilità di Kiev a una de-escalation, ma soltanto in presenza di un impegno russo effettivo e verificabile.

«Se i nostri partner sono pronti a garantire che la Russia si astenga realmente» dal colpire il sistema elettrico, le infrastrutture energetiche e critiche e le rotte di approvvigionamento alimentare, ha spiegato Zelensky, allora l’Ucraina è pronta a garantire una corrispondente sospensione dei propri attacchi.

Kiev, dunque, non considera ancora formalmente acquisita la tregua annunciata da Trump. Zelensky ha chiesto che qualsiasi eventuale intesa sia «affidabile» e «di lungo periodo», producendo conseguenze concrete sulla vita della popolazione e non trasformandosi in una pausa temporanea.

Il presidente ucraino continua infatti a manifestare forti dubbi sulle intenzioni del Cremlino: «Finora nessuno ha visto una reale volontà da parte della Russia di porre fine alla guerra». Una sospensione reciproca degli attacchi alle infrastrutture critiche potrebbe però rappresentare, secondo Zelensky, un primo passo verso la de-escalation.

Il nodo delle raffinerie russe

Dietro l’iniziativa americana c’è anche la questione energetica. Negli ultimi mesi l’Ucraina ha intensificato gli attacchi a lungo raggio contro le raffinerie e gli impianti petroliferi russi, con effetti significativi sulla produzione di carburanti di Mosca.

Secondo i dati dell’Agenzia internazionale dell’energia riportati da Reuters, nei primi otto mesi del 2026 una raffineria russa è stata colpita con successo, in media, ogni tre giorni. La lavorazione del greggio nelle raffinerie russe è scesa a giugno a 8,7 milioni di barili al giorno, circa il 30% in meno rispetto all’anno precedente.

Trump nei giorni scorsi ha chiesto esplicitamente a Zelensky di interrompere questi attacchi, sostenendo che stiano contribuendo alla carenza globale di diesel e all’aumento dei prezzi. Ma attribuire l’impennata dei carburanti esclusivamente agli attacchi ucraini contro la Russia non restituisce l’intero quadro: sul mercato pesano anche la guerra con l’Iran, le difficoltà delle raffinerie mediorientali e le forti tensioni sulle rotte energetiche del Golfo.

Putin sarebbe riluttante alla tregua

Il vero interrogativo riguarda però Vladimir Putin. Secondo il Financial Times, che cita funzionari coinvolti nei negoziati e persone a conoscenza della posizione del Cremlino, il presidente russo sarebbe riluttante ad accettare una tregua energetica nei termini auspicati da Kiev.

Mosca potrebbe infatti considerare gli attacchi alla rete elettrica ucraina durante i mesi più freddi uno strumento di pressione per ottenere concessioni da Kiev. L’ipotesi di una sospensione reciproca degli attacchi alle infrastrutture energetiche sarebbe stata discussa per mesi, prima nei colloqui trilaterali con gli Stati Uniti e successivamente attraverso incontri separati e contatti riservati.

L’Ucraina avrebbe spinto per estendere l’eventuale stop anche a porti e altre infrastrutture strategiche, mentre Mosca, secondo le fonti citate dal quotidiano britannico, avrebbe finora mostrato scarso interesse per una sospensione stabile degli attacchi.

Patrushev: “Se la Polonia ci attacca la annientiamo in tre giorni”

Una durissima minaccia alla Polonia arriva da Mosca mentre continuano le tensioni tra Russia e Paesi Nato sullo sfondo della guerra in Ucraina. Nikolay Patrushev, consigliere del presidente russo Vladimir Putin, ha affermato che, in caso di un conflitto militare tra Varsavia e Mosca, la Russia impiegherebbe «l’intero arsenale di forze e risorse disponibili» e lo Stato polacco «cesserebbe di esistere in due o tre giorni».

Le dichiarazioni sono state rilasciate da Patrushev al settimanale russo Argumenty i Fakty e riprese dalla Tass. Il consigliere di Putin rispondeva alle recenti parole del ministro degli Esteri polacco Radoslaw Sikorski, che ha sostenuto la netta superiorità militare della Nato rispetto alla Russia in caso di uno scontro diretto.

Patrushev contro Sikorski: «Valutazione dilettantistica»

Patrushev ha definito «dilettantistica» la valutazione attribuita a Sikorski sulla capacità della Polonia e degli alleati di prevalere militarmente sulla Russia. Da qui l’avvertimento sui tempi, appena «due o tre giorni», entro i quali, secondo l’esponente russo, la Polonia potrebbe essere distrutta in caso di guerra.

Le parole arrivano in una fase di forte tensione sul fronte orientale della Nato. Nei giorni scorsi Sikorski aveva invitato gli alleati ad assumere una posizione più dura nei confronti di Mosca, mentre il premier polacco Donald Tusk ha messo in guardia dalla possibilità di nuove provocazioni russe lungo i confini tra l’Ucraina e i Paesi europei.

La Polonia è membro della Nato dal 1999: un eventuale attacco contro il Paese coinvolgerebbe quindi la questione della difesa collettiva prevista dall’Articolo 5 dell’Alleanza. Le dichiarazioni di Patrushev devono essere lette come una minaccia formulata da un alto esponente russo e non come una previsione verificabile sull’esito o sulla durata di un eventuale conflitto.

Lavrov annuncia un incontro con Rubio

Parallelamente, Mosca mantiene aperto il canale diplomatico con gli Stati Uniti. Il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov ha annunciato che incontrerà il segretario di Stato americano Marco Rubio a margine dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York.

Al centro del colloquio ci sarà ancora una volta la guerra in Ucraina. «Vorrei anche capire un po’ cosa pensa il Dipartimento di Stato in merito», ha spiegato Lavrov, secondo quanto riportato da Interfax.

La Russia sarà rappresentata proprio da Lavrov alla 81esima sessione dell’Assemblea generale dell’Onu, in programma a New York. La delegazione russa comprenderà anche il rappresentante permanente di Mosca alle Nazioni Unite, Vasily Nebenzya.

Il ministro russo aveva già affermato nei giorni scorsi che la posizione dell’amministrazione americana sulla guerra rende Mosca disponibile a proseguire il dialogo con Washington, pur rimanendo profonde le distanze sulle condizioni necessarie per arrivare a un accordo.

Lavrov sui beni russi congelati: «Li riavremo»

Lavrov è intervenuto anche sulla delicata questione delle riserve russe congelate in Occidente dopo l’invasione dell’Ucraina. Mosca, ha assicurato il ministro degli Esteri, è convinta che riuscirà a recuperarle.

«La Commissione europea intende confiscare i beni russi fino al pagamento delle riparazioni all’Ucraina, ma Mosca otterrà la restituzione delle proprie riserve auree e valutarie», ha dichiarato Lavrov durante una tavola rotonda con gli ambasciatori dedicata al conflitto. Il ministro ha aggiunto di non avere «alcun dubbio a riguardo».

La questione resta al centro di un complesso confronto politico e giuridico in Europa. Nell’Ue sono immobilizzati circa 210 miliardi di euro di attività della Banca centrale russa, gran parte dei quali si trova in Belgio. La Commissione sta valutando nuove soluzioni per utilizzare queste risorse a sostegno dell’Ucraina, ma tra gli Stati membri rimangono divergenze sulle modalità e sulle possibili conseguenze legali.

Tra minacce rivolte alla Polonia e contemporanea apertura di un nuovo confronto con Washington, Mosca procede quindi su due piani: da una parte alza i toni nei confronti di Varsavia e della Nato, dall’altra mantiene aperto il dialogo con gli Stati Uniti nel tentativo di incidere sui negoziati per il futuro dell’Ucraina.

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Ultimo Aggiornamento: 15/09/2026 12:56

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