
Nessuna intenzione di staccare anticipatamente la spina al governo. Giorgia Meloni prova a mettere fine alle ipotesi di elezioni anticipate e indica come obiettivo la conclusione naturale della legislatura, nell’autunno del 2027. Ma contemporaneamente alza la posta sulla nuova legge elettorale: quando il testo arriverà alla Camera, il governo porrà la questione di fiducia. Un passaggio che diventerà inevitabilmente anche un test sulla compattezza della maggioranza.
«Vorrei arrivare alla scadenza della legislatura. Finché ho una maggioranza solida per governare intendo governare e mi pare che i miei colleghi siano d’accordo con me», ha dichiarato la presidente del Consiglio durante la conferenza stampa a Palazzo Chigi al termine del Consiglio dei ministri. Meloni ha rivendicato in particolare la stabilità garantita dal suo esecutivo, respingendo le ricostruzioni su una sua presunta tentazione di anticipare il voto.
La fiducia sulla legge elettorale
Il passaggio più delicato riguarda la riforma elettorale, approvata martedì dal Senato con 113 voti favorevoli, 71 contrari e 2 astenuti e ora attesa nuovamente alla Camera per l’ultima lettura. Il testo introduce un sistema proporzionale con premio di maggioranza per le coalizioni che raggiungono almeno il 42% dei voti e prevede l’indicazione preventiva del candidato alla presidenza del Consiglio.
Meloni ha collegato la decisione di ricorrere alla fiducia anche a quanto accaduto nel precedente passaggio parlamentare, quando alla Camera la maggioranza era stata battuta sul tema delle preferenze.
«Quando l’emendamento sulle preferenze non passò alla Camera ho sentito dire che il governo non aveva la fiducia», ha ricordato la premier. Per questo, ha spiegato, «credo sia un fatto di chiarezza mettere la fiducia su una legge che ha le preferenze al suo interno».
La presidente del Consiglio ha poi difeso il contenuto della riforma: «Sono contenta di una legge elettorale che consentirà ai cittadini il diritto di scegliere la coalizione, il candidato premier, il programma e il parlamentare».
La fiducia servirà quindi anche a verificare la compattezza del centrodestra, dopo che proprio il precedente voto sulle preferenze aveva evidenziato defezioni all’interno della maggioranza.
Meloni difende l’incontro di Salvini con gli imprenditori in Russia
Nel corso della conferenza stampa Meloni è intervenuta anche sull’incontro del vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini con gli imprenditori italiani che operano in Russia, definendolo «la cosa più normale del mondo».
«Non c’è mai stato un divieto assoluto di fare qualsiasi cosa in Russia», ha osservato la premier, aggiungendo di non vedere nulla di anomalo neppure nella presenza dell’ambasciatore russo: «C’è un’ambasciata russa regolarmente accreditata in Italia, non abbiamo chiuso i rapporti diplomatici con la Russia».
Una presa di posizione che arriva dopo le dichiarazioni di Salvini ai media russi, nelle quali il leader leghista ha ribadito la propria contrarietà a una rottura definitiva dei rapporti con Mosca e la volontà di tornare, una volta conclusa la guerra, a normali relazioni economiche, commerciali e culturali.
Il nodo Vannacci e l’ipotesi di un’alleanza
Meloni ha affrontato anche uno dei temi destinati a pesare maggiormente sugli equilibri del centrodestra: il rapporto con Roberto Vannacci e con Futuro Nazionale. La crescita della nuova formazione sta infatti sottraendo consensi all’area della maggioranza e rappresenta una delle incognite in vista delle prossime elezioni.
Alla domanda su una possibile futura alleanza, la premier non ha dato un’apertura. Ha invece ricordato il comportamento parlamentare degli esponenti passati al nuovo partito.
«Ho sentito Vannacci dire che le alleanze si fanno sul rispetto degli impegni presi con i cittadini», ha premesso Meloni. Poi l’affondo: «Segnalo che parliamo di un partito composto da parlamentari eletti nel centrodestra che oggi sono in un partito che vota con l’opposizione. Quando questo accade una volta può accadere anche una seconda».
Infine, la presidente del Consiglio ha sintetizzato il criterio con cui intende affrontare il nodo delle future alleanze: «Per me è sempre molto più importante vincere per governare che vincere per non governare. Questo è il tema che a me interessa».
Il messaggio agli alleati è dunque duplice: nessuna corsa verso elezioni anticipate, almeno nelle intenzioni dichiarate dalla premier, ma la tenuta della maggioranza dovrà essere dimostrata in Parlamento. E il prossimo banco di prova sarà proprio la legge elettorale, sulla quale Meloni ha deciso di legare esplicitamente il voto alla fiducia nel suo governo.


